Si può sopportare di tutto, o quasi; si può sopportare che Giovanni Sartori ci parli di ogm, che Celentano balli con Benigni, che Santoro rivoglia il suo microfono, che Enzo Biagi continui a scrivere scemenze…ma che adesso, quel nobile giornale che è l’Unità, accusi il mio Presidente del Consiglio di fare le capriole… questo no, non lo posso proprio sopportare.
Nel marzo del 2003, Paolo Mieli, che ancora non era tornato a dirigere il Corrierone ma si limitava a smistarne la posta, rispondeva ad un lettore che evidenziava la contraddizione di una sinistra che quando sta al governo fa le guerre umanitarie senza l’Onu e quando sta all’opposizione si scopre pacifista, con queste parole: “Attenzione dunque agli argomenti che si usano per muovere obiezione alla guerra in Iraq. E attenzione soprattutto alle capriole. O quantomeno all’eccesso di capriole” . Tana per i caprioloni! La bacchettata a D’Alema e compagni e alla loro ipocrisia era data.
Ora, dopo che Fausto Carioti con la sua solita puntualità svizzera, ha ampiamente sputtanato i grilli parlanti del giornalismo nostrano, a noi non resta che aggiungere alcune semplici considerazioni: Berlusconi ed il governo italiano sono sempre stati contrari alla guerra in Iraq, tant’è che (particolare di non poco conto) noi la guerra non l’abbiamo fatta. Non è un mistero che la diplomazia italiana abbia tentato fino all’ultimo lo spiraglio della risoluzione Onu per legittimare l’intervento appoggiando gli sforzi britannici in tal senso; e che nei mesi precedenti allo scoppio delle ostilità si sia impegnata in un ruolo di mediazione all’interno dell’Unione Europea per cercare di riportare il conflitto perlomeno all’interno di un’operazione Nato. Ma fin dal novembre 2002, Berlusconi dichiarò la propria contrarietà all’invio dei soldati italiani in Iraq e nei giorni convulsi precedenti alla scadenza dell’ultimatum, i giornali italiani erano pieni di titoli sul rifiuto italiano di mandare truppe in Iraq.
Tant’è che il 19 marzo del 2003 il Parlamento italiano votò, NON per la partecipazione o meno dell’Italia alla guerra in Iraq (questione che non era mai stata presa in considerazione dal governo), ma per la concessione all’uso della basi americane in Italia e per il diritto di sorvolo degli aerei della coalizione. Autorizzazione del resto già concessa in Europa anche da quei paesi come Francia, Belgio e Germania che si erano opposti con più veemenza alle scelte dell’amministrazione Bush.

Ora va ricordato che in quella seduta il centorsinistra italiano votò compatto contro. In altre parole, non solo la componente paleocomunista, ma anche la parte riformista e moderata della sinistra, accettò di confondere la legittima opposizione politica alla guerra con una posizione assolutamente antioccidentale in termini strategici che rimetteva in discussione la stessa collocazione atlantica dell’Italia. Furono non pochi gli osservatori che intravidero in questa operazione un pericoloso ritorno di quel fattore K che per decenni aveva condizionato la vita politica italiana, quando le posizioni antioccidentali del PCI impedivano di fatto un’alternanza democratica nel nostro paese. In fondo quest’ambiguità oggi continua: parlare come al Zarqawi e definire i nostri soldati “truppe di occupazione” (dimenticando che sono lì su mandato Onu e su esplicita richiesta di un governo democratico riconosciuto dalla comunità internazionale), chiamare resistenti quelli che mettono bombe nei mercati di Baghdad, decidere di non sfilare per affermare il diritto di Israele ad esistere, sembrano tutti elementi che fanno riflettere sulla possibilità che questo fattore K sia tornato davvero nella sinistra italiana.
Giusto per la cronaca, per i corti di memoria e per i caprioloni estremi e moderati, vale la pena ricordare che dal 1945 ad oggi il nostro Paese ha partecipato attivamente ad un solo conflitto militare… quello contro la Serbia, condotto al di fuori dell’egida Onu. La guerra in Kosovo si realizzò sotto il governo D’Alema ma fu progettata durante il governo Prodi che firmò l’Act Order di impegno iscrivendo il nostro paese tra quelli belligeranti.
Per usare una terminologia cara ai pacifisti come Prodi e D’Alema (quelli del “no alla guerra senza se e senza ma”), potremmo dire che solo una volta l’articolo 11 della Costituzione è stato violato: quando al governo c’erano proprio Prodi e D’Alema…. e questo a proposito di capriole…