La notizia non passa inosservata: Veltroni fa il tacchino. Lo so, adesso direte che è la solita battuta demagogica, uno slogan qualunquista da campagna elettorale di quinta categoria… quel tanto che basta a tenermi fuori dai salottini intellettuali che contano. Ci sono abituato: puzzo troppo di destra perché un Gianni Borgna mi faccia accomodare anche solo su uno sgabello.
Ma non lo dico io che Veltroni fa il tacchino; lo scrive Repubblica. Capisco le vostre perplessità, considerando le stronzate che scrivono da quelle parti (vedi Niger-gate). Però, fatemelo dire, voi di Tocque-ville siete un po’ troppo prevenuti verso i repubbli-cani di piazza Indipendenza. Quelli quando parlano “der padrone de Roma” stanno molto, molto, molto attenti a non dire cose sbagliate… ne va della loro testa.
E quindi se Repubblica scrive che Veltroni fa il tacchino vuol dire che è vero. Infatti oggi la notizia è addirittura in prima pagina: Veltroni doppierà il sindaco tacchino nel nuovo cartone animato della Disney. In Chiken Little, Walter il buono farà Tino il Tacchino, il sindaco dei polli. Ora per favore smettetela con i ridolini sarcastici, le gomitate al vicino di blog… vi vedo eh… cosa credete! Battute banali e scontate. Guardate che se oggi si va a votare, il tacchino prende il 135% dei voti di quei polli dei romani. E li prenderebbe pure se il centrodestra candidasse Totti e Ilary insieme.
Il problema non è tanto che Repubblica dice che Veltroni fa il sindaco dei polli… che in epoca di epidemia aviaria potremmo pure preoccuparci se non ci fosse Storace alla Sanità.
Il problema è leggermente più complicato.
Pochi giorni fa il Corriere della Sera metteva in prima pagina la notizia esclusiva, straordinaria, incredibile, da non crederci…che Veltroni avrebbe dedicato una via a Renzo De Felice, il grande storico che la sinistra comunista e resistenziale oltraggiò, offese, emarginò per anni a causa della sua libertà intellettuale. Ora, al di là di questo e al di là del fatto che l’articolo era ottimo (scritto da un giornalista libero come Paolo Fallai), mi domando: è possibile che il maggiore quotidiano nazionale debba mettere in prima pagina la notizia che un sindaco dedica la via ad uno storico? Si è possibile se il sindaco si chiama Veltroni. E l’amarezza di vedere Paolo Mieli prendere ordini dall’ufficio stampa del Campidoglio non risolve il problema.
Albertini dovette mettersi in mutande e firmate Armani, per avere un po’ di spazio sui media.
Un povero anarca come me, che vive tra Roma e Tocque-ville e che crede che la libertà d’informazione, di giudizio, di critica sia essenziale per la democrazia, impallidisce di fronte a questo spettacolo imbarazzante di appiattimento, di omologazione, di conformismo su tutto ciò che Veltroni fa, pensa, desidera, sogna e crede.
In questa città si vive come sospesi tra ciò che è la realtà e ciò che cortigiani, intellettuali e saltimbanchi di redazione descrivono e raccontano. Una frattura tra quello che è, e quello che viene percepito. E quel poco di dissenso che prova ad emergere viene immediatamente rimosso dagli organi d’informazione: il traffico impazzito, i servizi sociali che non ci sono, l’orrore della burocrazia capitolina, un mercato del lavoro schiavizzato dalle logiche sindacali e di potere, il degrado delle periferie (da noi le macchine le hanno iniziate a bruciare tre mesi prima che a Parigi, ma è solo colpa di qualche piromane…), gli orrori urbanistici cancellati dalla memoria collettiva e quelli che si stanno per realizzare, l’inquinamento, la sporcizia da Roma papalina descritta da Goethe , il finanziamento osceno ad una cultura salottiera, autoreferenziale, improduttiva per la crescita della città; tutto questo rimane ai margini di una percezione altra, filtrata da giornali e intellettuali. Veltroni è una sorta di Chavez de noantri capace di plasmare questa città a sua immagine; insomma è un leader.
Tant’è che ormai il nostro Walter può permettersi di fare tutto meno che il sindaco: pubblicare libri, realizzare cd musicali, fare il dj alla radio, costituirsi parte civile per continuare a rompere i coglioni al povero Pasolini, organizzare notti bianche che costano più di 50 finanziarie, guarire gli infermi, camminare sul Tevere…
La mia amica Marianna, comunista ed intelligente (due caratteristiche che raramente si trovano insieme…), una che di politica e di comunicazione se ne intende sul serio, mi ha risolto il problema; quando le ho chiesto “ma secondo te Veltroni ce fa’ o c’è?” Mi ha risposto secca “Veltroni ce sa fa’!”