Lei parla con i suoi libri che leggono milioni di persone, con i suoi articoli che scuotono coscienze addormentate… e con i suoi silenzi immensi e aristocratici.
Lui prova a dire qualcosa con libri che non legge nessuno, con articoli già dimenticati,
con il chiacchiericcio cortigiano di piazze virtuali e plebee.
Lei difende la sua identità di donna occidentale, libera, impaurita, orgogliosa; limiti e paure che attraversano una storia …la conquista del corpo e il suo linguaggio, la perdita di quel corpo dentro il male che avanza.
Lui s’inventa identità meticcie perché della sua ha paura… o forse perché essere bastardi oggi fa più chic; anticonformismo di maniera…egoismo e livore…il narcisismo dei mediocri, la superbia dei cattivi.
Lei si scaglia lancia in resta contro il vero potere che alberga in Europa: il conformismo del politically correct, di una cultura impaludata nelle redazioni dei giornali, nelle Università per bene, nei “10-100-1000 Nassirya” che si fa finta di non ascoltare, nei pacifisti che confondono l’eroismo di un soldato con la viltà di un despota.
Lui di questo unico potere, che supera politica ed economia, ne è figlio e servo…lo alimenta con i luoghi comuni, con le viltà intellettuali, con le piccole bassezze imparate in anni anni anni di salotti rivoluzionari.
Ah dimenticavo: Lei è Oriana Fallaci. Lui è Gad Lerner.
Chi ha visto “l’Infedele” l’altra sera non può non avere avuto un moto di disgusto.
Il talebano laico era lì a provare a spiegarci Oriana Fallaci, infilandola in una gogna sprezzante e livorosa, sezionandola come fosse un embrione su cui sperimentare la propria vanità intellettuale. Niente da fare, perché i suoi libri non sono trattati di geopolitica o noiose analisi sociologiche; sono urla disperate contro un’Europa che sta rinnegando se stessa. Sono la maschera di Munch sullo sfondo di un cielo in fiamme. Perché Oriana non è un intellettuale ma è una voce… visionaria come Céline, profetica come Zarathustra, poetica come un Canto pisano.
Ogni volta che sfoglio una pagina di Oriana Fallaci leggo due scritture: una, quella visibile, stampata, urlata, che leggiamo noi che la amiamo e loro che la odiano. E poi l’altra, invisibile che affiora qualche volta; la scrittura che si fa sentimento, malinconia, amore…che riesce a leggere solo chi ha imparato ad intuire la sua libertà e la sa ascoltare: “Perché ho la morte addosso (…) non ho molto tempo da vivere. Però ho ancora tante cose da dire…”
Non importa che venga compresa o accettata perché spesso non si pensa ciò che è vietato pensare; importa che questa libertà arrivi dritta al
cuore senza cercare in una singola frase, in una virgola, verità che non ci sono.
Diceva Voltaire: “datemi una frase e c’impiccherò un uomo” . L’altra sera all’Infedele, il “meticcio giacobino” ha provato ad impiccarci anche una donna… troppo grande e troppo vera per il suo nodo scorsoio.