Guido Reni, San Sebastiano L’altro giorno è toccata a Aldo Busi la predica quotidiana contro la Chiesa.
La solita storia dell’ossessione per il sesso… e poi giù storielle di vescovi romani che frequentano saune gay e preti che rimorchiano fanciulli in piazza S. Pietro. Insomma nulla di nuovo sotto il sole dell’anticlericalismo. Ai tempi di D’Annunzio e Marinetti i racconti attorno a frati e a suore avevano più sana gaiezza, quasi una simpatica blasfemia perché non si prendevano sul serio; ma Busi non è D’Annunzio… è solo un 60enne sculettante e decadente che la televisione innalza ad una macchietta del pensiero.
Ora, questa idea assillante dell’ossessione della Chiesa per il sesso sembra un po’ datata. E se fosse vero il contrario? Se fosse l’uomo moderno ad essere ossessionato dalla sessualità?… In fondo da quando il signor Freud ha preso fallo e utero e, da lì dove dovrebbero stare, li ha ficcati nel cervello degli uomini e delle donne, qualche problemino si è creato. Insomma, se questa ossessione per il sesso fosse una prerogativa tutta moderna?
Pensandoci bene non c’è alcuna religione al mondo più corporea e carnale del Cristianesimo; più legata così intimamente alla materialità dell’essere umano e alla sua condizione. Il Dio che si fa corpo, carne ed entra nella storia è ciò che scandalizzava gli antichi pagani chiusi nei loro dèi cerebrali; l’aristocratico Celso, sentinella di un mondo che scompariva, ammoniva i cristiani: “Dio non ha né bocca, né voce (…) se scende davvero sulla terra, in mezzo agli uomini, deve subire un mutamento dal bene al male”.
Eppoi questa storia della “resurrezione del corpo” che fece incazzare gli intellettuali ateniesi sull’Areopago quando Paolo la raccontò… e la crocifissione, con quella sofferenza del corpo così puntuale negli Atti degli apostoli, ed il corpo “tempio dello Spirito” (sempre Paolo).

In fin dei conti elementi di sano erotismo il cristianesimo li ha coltivati eccome: nella letteratura antica non esiste nulla di più erotico del Cantico dei Cantici, gioiello della tradizione giudaico-cristiana.
Eppoi l’arte cristiana, così intimamente inserita nei canoni della bellezza fisica, in quella ricerca del piacere visivo che, con il Rinascimento e poi con Caravaggio, raggiunse l’apice. Mishima, che era un omosessuale serio mica come Busi e non era cattolico, racconta che la sua prima eiaculazione la ebbe davanti al bellissimo ed erotico San Sebastiano di Guido Reni: “nell’attimo in cui scorsi il dipinto, tutto il mio essere fremette di una gioia pagana”. Insomma lo shintoista Mishima, dal paese delle geishe, dovette ricercare nella repressiva cultura cristiana il culto della bellezza che nella sua non trovava.
Niente male per una cultura che avrebbe rimosso il piacere, violentato i desideri, ucciso la passione nell’ipocrisia del vietato.
Certo anche i cristiani hanno avuto i loro problemini… Tertulliano, le eresie spiritualiste, i protestanti di vario genere con il loro moralismo sfacciato… ma la Chiesa di Roma ha mantenuto, con alti e bassi, una percezione gradita di un rapporto tra eros e redenzione. Forse ascoltarla ogni tanto servirebbe a recuperare limite e misura di ciò che per noi è divenuta nevrosi.
Jean Bastaire, teologo cattolico, ha scritto: “il godimento non è più consumazione ma giubilo, non si tratta più di un ristagno ma di un’estasi”. Insomma, il sesso cristiano è erotismo allo stato puro. Nel VII secolo, Giovanni Climaco, monaco del Sinai, scriveva cose che neanche i libertini del ‘700 si sarebbero sognati: “Beato chi ha per Dio una passione non meno violenta di quella dell’amante per l’amata”… Aldo Busi è servito.