Giuseppe Veneziano, pittore.
Lo stesso mestiere di Gaugain, Monet, Picasso, Munch, Sironi, De Chirico, Klimt, Kandinsky…
Giuseppe Veneziano pittore dalla Sicilia. La terra di Antonello da Messina e di Renato Guttuso.
Giuseppe Veneziano…eccolo qui il suo capolavoro. La testa mozzata di Oriana Fallaci. E’ esposta fino al 18 Marzo a Milano in una sua personale dal titolo “American Beauty”.
Sul comunicato stampa dei curatori si legge: “La pittura di Veneziano, diretta, limpida e sfacciata, indaga la realtà dei fatti e le modalità di trasmissione mediale per portarne alla luce gli aspetti di finzione e di ambiguità che si nascondono al di sotto della superficialità della comunicazione mediatica”….. 41 parole e 226 caratteri per dire che la sua pittura è una stronzata micidiale.
Ma il meglio viene dopo: “l’attenzione all’aspetto umano di cui è necessariamente pregna ogni vicenda esistenziale e la vena ironica che sdrammatizza le debolezze e le perversità dell’american way of life”. Per il maestro, la perversità è l’american way of life… la perversità è Oriana Fallaci, non questa qui.
La cultura occidentale moderna tende spesso a rovesciare il senso delle cose quando smette di pensare partendo dalla realtà. La testa decapitata di Bin Laden forse sarebbe stata più dissacrante ma meno politically correct… e la differenza è che la povera Oriana non spedirebbe certo una fatwa a mezzo Corriere della Sera.
Quando Caravaggio dipingeva le sue decapitazioni dava realismo a ciò che reale non era. Rappresentava l’orrore nello sguardo di Oloferne o l’atto compiuto nel gesto di Davide… ma stabiliva un controllo tra ciò che la pittura doveva dire e il dramma rappresentato. E lo poteva fare perché Caravaggio non aveva sentito le urla strazianti di Nick Berg, né visto su internet l’orrore di un corpo che si dimena di fronte alla follia.
E quindi quella pittura, (il colore, l’incarnato straordinariamente vivo, il chiaroscuro), al di la’ del suo significato simbolico, diventava l’orrore e non giocava sull’orrore… non lo banalizzava ma lo restituiva al suo dramma.
Qui, al contrario, si rende illusione ciò che invece è drammaticamente reale. Si trasfigura l’incubo vero come fosse un gioco policromo. Non si esorcizza il male… lo si ridicolizza. Quando l’orrore diventa banalità e la vita si trasforma in un intellettualismo nulla ha più valore. E’ un’arte senza trasgressione perché la trasgressione della realtà, della ragione è fuori… è nel mondo.
Questo quadro è un’operazione culturalmente indecente.
Vorrei che qualcuno fermasse questi idioti: quelli con il pennello e quelli con la penna… vorrei provare a scendere da questa cultura occidentale cje rotola su se stessa come una testa mozzata…