In Confindustria erano tutti lì a sistemare i pezzi sulla scacchiera… l’alfiere di qua, le torri all’esterno, i pedoni avanti. Pronti con le regole fissate, le mosse ordinate da tempo immemorabile, sempre quelle… guai a chi sgarra! Poi sono arrivati insieme… il Cav. e la sua lombosciatalgia… e il tavolo è saltato; una sana e goliardica gomitata e giù…i pedoni sono rotolati per terra.
Berlusconi ha fatto capire che c’è una differenza abissale tra un imprenditore e un padrone; che gli imprenditori sono quelli che hanno contribuito a rendere libero questo paese, che hanno costruito la ricchezza, che l’hanno diffusa, che hanno rischiato e raccolto per loro e per gli altri.
I padroni sono quelli che dietro l’imbroglio della concertazione questo paese lo hanno reso schiavo delle logiche sindacali, dei corporativismi, dei boiardi da seduta spiritica, dei partiti.
Berlusconi ha parlato agli imprenditori… Prodi ai padroni.
Da una parte il cuore, il dolore e la passione; dall’altra l’evocazione spiritica del grigiore dentro cui rischia di tornare la politica italiana.
Non è importante sapere se il Cav. ha sbagliato e dove ha sbagliato; è importante cogliere il senso di quel gesto… il senso del rifiuto di un gioco sporco che altera da 10 anni le regole della democrazia.
Bertinotti e Visco hanno detto che “Bevlusconi è stato vovgare” con la evve che in genere si usa nei salottini rivoluzionavi.
Io dico che Berlusconi è stato dannunziano. Quello scatto e quel “mi piace di parlarvi guardandovi negli occhi”… è vitalismo allo stato puro, da inserire dentro la Carta del Carnaro quando si parla de “l’uomo rifatto intiero dalla libertà”.

Oggi il potere si è rimesso in moto…non quello virtuale ma quello reale, immenso e trasversale che lega insieme i potentati economici e finanziari, l’informazione manipolata, il terrore giudiziario, il parassitismo sindacale e politico; quel potere che mette dalla stessa parte i gessati blu di Confindusttria e le Nike ai piedi degli sfasciavetrine dei centri sociali.
Oggi che i giornali sono partiti al contrattacco, oggi che l’ipocrisia del politically correct ha ripreso con le sue insopportabili prediche…oggi, quel gesto, ci piace ancora di più.
Perché la politica non è solo metodo, logica, geometria, addizione e sottrazione di consensi e alleanze. La politica è passione, amore, irrazionalità… briciolo di follia: ed in questi anni è stato il sogno di una rivoluzione incompiuta che Berlusconi ha incarnato nelle sue grandezze e nelle sue miserie.
Fassino ha detto che quello di Berlusconi è stato “il gesto di un uomo disperato”. Sbaglia: è stato il gesto di un “grande” uomo disperato. Perché la disperazione fuori dalla grandezza è solo dolore e sconfitta. La disperazione dentro la grandezza è poesia.
C’è un bisogno di verità in questo paese che il Cav. continua a tirare fuori dalla melma di ciò che non si dice, dell’odio elargito a piene mani, dell’ipocrisia di questo potere e dei suoi lacchè che sottoscrivono inutili appelli a una libertà che loro sono i primi a violare.
Come il destino incompreso e perseguitato del dottor Semmelweis raccontato da Céline“egli fuggiva e temeva il pressappoco, voleva la verità tutta intera”.

E ora se volete, rimettete pure sul tavolo i vostri scacchi; per quel che mi riguarda la partita non è ancora chiusa… e non lo sarà anche se, il 9 Aprile, riuscirete a darci scacco matto.