“Un brindisi a voi uomini e fiere e uccelli, per questa notte solitaria nella foresta! Un brindisi per l’oscurità e il mormorio di Dio tra gli alberi, per la dolce e semplice melodia del silenzio nelle mie orecchie, per le foglie verdi e per le foglie gialle! Un brindisi per il suono della vita che ascolto, un muso che soffia contro l’erba, un cane che fiuta la terra! (…) Un grazie per la notte solitaria, per i monti, per il rumore del buio e del mare che mormora dentro il mio cuore! Un grazie per la mia vita, per il mio respiro, per la grazia di vivere questa notte, un ringraziamento con tutto il mio cuore. Ascolta ad oriente e ascolta ad occidente, oh ascolta. E’ Dio l’eterno! La quiete che sento nelle mie orecchie è il sangue che ribolle, Dio che tesse la trama del mondo e di me stesso”.
(Knut Hamsun)

Un brindisi a Paolo… volato via un anno fa nel primo vento di primavera. Un grazie a Paolo… che leggeva Dio nella natura e non amava le idee ma le persone. Un brindisi e un grazie a Paolo Colli, perché il tempo non ci rubi l’ultimo conforto di immaginarlo ancora qui, tra le nostre rincorse e i nostri affanni.
Quando la carezza della morte lo ha conquistato, noi siamo rimasti un po’ sorpresi e gelosi… sapendo che stavolta non sarebbe tornato dal viaggio.
Con Paolo abbiamo camminato lungo quelle strade che uniscono spesso le vite e le passioni; ci siamo divisi e ritrovati tante volte ai margini di un legame che superava le incomprensioni e le affogava dentro una risata o una battuta. Per Paolo abbiamo visto il pianto e il dolore scolpiti sui volti di chi non immaginavamo. Da Paolo abbiamo conosciuto il dono che si fa carne, riflesso nel mare blu dei suoi occhi e in quel sorriso beffardo.
Paolo rimane in ciò che ha costruito: nei ragazzi di Fare Verde e nel loro impegno, nei bambini bosniaci, nell’ospedale in Nigeria che porta il suo nome, nei diritti difesi per coloro che diritti non ne avevano, nelle battaglie condotte con l’ostinazione, l’ironia… la rabbia e l’amore… di chi sa che la vita è un dono troppo prezioso per sprecarlo dietro tante parole.
Ci resta il dubbio che il male che se lo è portato via sia stato un veleno raccolto in terra di Bosnia. Ma forse neppure questo è ormai importante…

Ora Paolo lo conserviamo nei ricordi senza fine che spesso svuotano i boccali di birra, come veterani di antiche battaglie, un po’ patetici nelle stagioni che passano; ricordi che muovono confusi tra i cortei, gli scontri di piazza, le guardie e i compagni, le vetrate in frantumi dell’università dove abbiamo imparato a conoscere il suo coraggio… in un tempo che sembra lontano anni luce; o laddove la nostra storia comincia, quando lui e Fabio riaprirono quella porta al mondo.
Io, Paolo me lo conservo anche nei pomeriggi passati a via Iside, tra un motorino scalcinato, una saracinesca rumorosa e quel “cialtroni!” che arrivava puntuale alle spalle, fragoroso e dirompente come la sua vita.

Paolo e Alessandro…Poldo e Macedone… in pochi mesi hanno cambiato la nostra storia, lasciandoci il dono della morte… della loro morte… accolta con dolore e grazia tra una solitudine necessaria e la pietà dei fratelli. E sui loro volti addormentati per sempre, noi abbiamo giurato che mai e poi mai potere, denaro, bassezze, egoismi avrebbero violato la nostra storia. Questo giuramento sta qui davanti a me, lo metto sotto ogni giacca e cravatta che sono costretto a indossare… davanti ad ogni palude che devo attraversare.
Noi continuiamo a camminare tra mille difficoltà… tra l’impazienza del fare e il dolore di non essere all’altezza.
Continuo a scorrere la pagina di Hamsun e ritrovo quella frase che con Mak e Federico stampammo sulle magliette e dentro i nostri cuori: “Io amo tre cose. Amo un sogno d’amore che ebbi una volta, amo te ed amo questo pezzo di terra”. Oggi la dedico a Poldo, con un groppo in gola: “Noi amiamo tre cose. Amiamo un sogno d’amore che continuiamo a inseguire, amiamo i fratelli che ci hanno lasciato e amiamo questo pezzo di terra che ostinatamente chiamiamo Patria”.

Questa sera la passiamo con Poldo, tra risate e chitarre, ingordi e mai sazi di ciò che vogliamo; e come sempre… alzeremo lo sguardo per vedere l’aquila e tenderemo l’orecchio per ascoltare il suono del suo flauto…

a…rivederci Poldo…
In alto i cuori.

Update: anche il Barone Nero ricorda Poldo