Giorgio De Chirico, il figliol prodigo, 1929“Il genio è un promotorio che si protende verso il futuro”, diceva Victor Hugo. Per questo il genio non è preso mai sul serio… neanche quando dice che chi vota un imbecille… in fondo in fondo un po’ “coglione” lo è.

In queste ore l’imbecille si è giocato il tutto per tutto con volgarità, pesantezza, violenza verbale, arroganza, cattiveria, mancanza di stile e di dignità. Ha accorciato i tempi del buon senso perché ha avuto paura che qualcuno ci ripensasse e riflettesse seriamente su questo risultato elettorale. Si è autoincoronato imperatore delle Indie in una piazza fredda dentro una notte triste, fingendo di non morire di rabbia per una vittoria quasi sfumata. Doveva vincere con 4 gol di scarto, si è ritrovato a segnare un gol al 90° con un fallo di mano… ma la politica non è una partita di calcio e alla lunga si rischia di non prendere neanche i tre punti. Doveva diventare il liberatore del paese… è finito dentro la prigione delle sue contraddizioni. Doveva sconfiggere il drago del berlusconismo declinante, è rimasto col sedere scottato da una fiammata imprevista. L’imbecille sa di aver perso le elezioni che aveva ormai vinto; sa che la sua leadership già scricchiola; sa che in realtà l’altro, il genio che tutti davano per finito, ha vinto perdendo e lo ha fregato; sa che mugugnano diessini e margheritini; sa che i poteri forti ora sono molto arrabbiati con lui; sa che “organizzare la felicità” con due senatori in più sarà praticamente impossibile.

Il genio invece, ha aspettato un giorno e mezzo per parlare e ha spiazzato tutti. Ha dettato le regole ai suoi avversari pure da sconfitto, offrendo al Paese un proposta responsabile che l’imbecille è stato costretto a rifiutare per non perdere ruolo, alleanze e quel simulacro di potere che crede di avere. Non aveva altra scelta perché il genio, con una mossa a sorpresa, gli ha buttato addosso il peso e la responsabilità del fallimento futuro di un governo nato già morto.
Il genio è Berlusconi, l’imbecille è il suo rivale.
L’imbecille sa che Berlusconi può permettersi di non fare il Presidente del Consiglio perché rimarrebbe comunque al centro dei processi politici, come leader rafforzato di una coalizione che in realtà è uscita vincente e come capo del primo partito. Sa che sarà sempre lui a determinare scelte, indirizzi e a definire la sua successione e gli sviluppi verso il partito unico del centro-destra.
Al contrario l’imbecille sa di non contare nulla se non fa il Presidente del Consiglio, perché ha una coalizione indebolita e un progetto centrista praticamente defunto; perché non ha un partito; perché la vittoria perdente del centro sinistra è colpa sua e della sua impresentabilità; perché chi lo ha votato non ha votato a favore suo ma contro Berlusconi; sa che se non dovesse fare il Presidente del Consiglio o torna a fare le sedute spiritiche o scappa in bicicletta ma comunque è finito, perché nessuno dei suoi compagni di merende se lo terrebbe vicino un minuto di più.
In cuor suo sa che Berlusconi è un genio… e per questo lo odia. In cuor suo non sa di essere un imbecille e per questo si prende sul serio.

Al Cavaliere servirà solo mantenere la calma. La sua offerta di collaborazione non è caduta del tutto nel vuoto; ci sono ambienti più scaltri dall’altra parte, che conoscono le dinamiche della politica e sanno che governare ostaggi di un’opposizione è peggio che non governare, perché rischiano che loro ci mettono la faccia e l’agenda la continuino a dettare gli altri. L’occasione di riunire veramente il Paese è tramontata solo perché l’imbecille ha bruciato i tempi con dichiarazioni affrettate e irrazionali e il centrosinistra ha dovuto rifiutare prendendosi la responsabilità dell’ingovernabilità quando si arriverà a fare sul serio. Quelli che dall’altra parte pensano la politica sanno che, se le cose dovessero andare male, rischieranno di ri-trasformare gli sconfitti nei salvatori della Patria; e a quel punto non sarà neanche più importante che il genio giochi in prima persona la partita perché potrà aver già deciso il suo successore. Al Cavaliere basterà restare alla finestra e aspettare che il primo ritardo di aereo dal sudamerica o dall’oceania trascini il cadavere della nuova “primavera ulivista”.

Per l’imbecille questa vittoria è una sconfitta. Per il genio, se saprà avere calma e sangue freddo, questa sconfitta potrà diventare più di una vittoria…