Wayne Thiebaud, 24th Street Intersection, 1977, olio, collezione privataSuccede che tu 5 mesi fa litighi sul blog con un tizio che nei commenti pretende di essere la tua coscienza.
Succede che tu gli dedichi persino un post di risposta alle sue infamanti osservazioni… ma in fondo in fondo pertinenti.
Succede che nei giorni successivi il botta e risposta tra te e l’oscura tua coscienza, che ha preso a chiamarsi Emanuelo Venator, si trasforma in una stimolante discussione.
Succede che, siccome l’intelligenza è una bella cosa ed è rara trovarla… alla fine la tua coscienza ti diventa simpatica, anche se rompe un po’ i coglioni, perché comunque capisci che ha del pensiero da vendere.
Succede che a un certo punto la tua coscienza scompare… e tu, che in fondo non ce l’hai mai avuta una, te ne dispiaci un po’ ma sopravvivi.
Succede che un giorno di maggio te ne vai a pranzo con un tuo vecchio amico siciliano che passa a Roma. Anzi, ancora peggio: hai invitato a pranzo un tuo amico romano che ha invitato (senza che tu lo sapessi) il tuo vecchio amico siciliano (abitudine centro-meridionale all’improvvisazione).
E succede che il tuo amico siciliano si porta un altro suo amico di Genova (abitudine ligure allo scrocco)… amico che ovviamente tu non conosci.

Succede che il pranzo è piacevole, si parla di cultura, di politica e di donne.
Succede che l’amico genovese del tuo amico siciliano di passaggio a Roma è simpatico, colto ed intelligente.
Succede che, a fine pranzo, mentre esci dal ristorante e ti sei appena dissanguato con il conto, il discorso cade su questo cazzo di blog dell’Anarca e l’amico genovese dell’amico siciliano…dice: ” io lo leggo il blog dell’Anarca“. E tu dici: “ohibo’! (o qualcosa del genere)… sono io l’Anarca”. E lui ribatte: “Cavolo, Anarca… io e te abbiamo litigato molto tempo fa!”.
Succede che allora capisci che questa stupida blogosfera è più piccola di quanto si pensi, che internet, in fondo, è un paesotto e che i teorici della rete e gli studiosi di fenomeni sociali non capiscono niente.

Sucede che la vita è fatta di intersezioni, di incroci, di strade che s’incontrano e percorsi che si separano… e tu non puoi farci proprio nulla. Non a tutto c’è una spiegazione e tu speri che le cose avvengano dentro un senso che tu non cogli ma che ci dev’essere, porco demonio! Senno’ che cazzo lo hai pagato a fare il pranzo alla tua coscienza?
Di fronte all’imperscrutabilità del destino, l’idea che tutto abbia un senso, anche quello che apparentemente non ce l’ha, ti aiuta ad andare avanti e ti consola di molte cose… per esempio dell’incubo di ritrovare dopo 6 anni, quella bieca zitella di Rosy Bindi ministro… per di più della famiglia.

update: … succede che Emanuelo alla fine apre un blog dal nome imbarazzante, Breviario pagano e, nonostante viva con l’incubo dei teo-con, tu già speri che s’iscriva presto a Tocque-ville e intanto lo linki tra i tuoi preferiti.


immagine: Wayne Thiebaud, 24th Street Intersection, 1977, private collection