In un post molto lungo proviamo a trattenere l’indignazione.

Quando l’abbiamo sentito a Omnibus dire che il referendum sulla legge 40 non valeva…che era nullo perché non aveva raggiunto il quorum con oltre il 70% degli italiani astenuti, non gli abbiamo dato molto peso; sembrava una delle tante ca(pe)zzate cui siamo abituati in questi tempi di cattiva politica e di pessime idee. Sarà che aveva ragione l’amico di Zarathustra…che a forza di corrompere il senso della parola, alla fine si corrompe anche il pensiero. E allora, in questa crisi profonda dell’Occidente, diventano un genere letterario persino le ca(pe)zzate di Ca(pe)zzone. Anzi ormai sono un’abitudine irrinunciabile: come il caffè dopo pranzo, come la tutina blu di Prodi che il Corriere pubblica ogni giorno, come le battute sul Cavaliere anche ora che al potere ci stanno gli altri e che non fanno ridere di meno.
E così la mattina ti svegli, corri ad accendere il tuo computer, entri in Telpress e scorri le agenzie fremendo in attesa della ca(pe)zzata del giorno. Perché in fondo Ca(pe)zzone non è cattivo…è semplicemente così; come l’ultimo erede di una nobile e decaduta casata che passa il suo tempo a mirare i ritratti degli avi gloriosi, il condottiero eroico, l’ammiraglio della flotta imperiale, il cardinale, il poeta, dolendosi della sfiga che ora incombe su di lui: e tu non capisci se il patrimonio l’ha dilapidato quel puttaniere del padre, quella santa donna della madre, o è stato proprio il figlio coglione che ha investito tutto in un allevamento di castorini in Angola per poi domandarsi dove ha sbagliato. A volte ti fa tenerezza perché fuori dal guscio ovattato del bambinello viziato e presuntuoso sente il peso del passato e lo guarda dritto dentro la telecamera per provare a bucarlo… rimpiangendo l’estate a Ventotene. Ma non c’è speranza, bisogna rassegnarsi al corso del destino; una volta c’erano Spinelli, Pannunzio, Leo Valiani, Enzo Tortora. Oggi c’è Ca(pe)zzone.
Nella sequela di stronzate che il principino radicale ama dire, senza quel minimo di pudore che in genere accompagna gli uomini di buona volontà, alcune rimangono impresse, memorabili intuizioni di un genio della politica che se solo ne avesse azzeccata una… una sola, non staremmo qui a dedicargli un post. Come quando ha cercato di spiegare l’agenda Giavazzi a Paolo Cento… che non capiva bene di cosa parlasse perché quello, l’unica agenda che conosce, è Smemoranda.
O quelle frasi che, per quanto tu non sei un giacobino, non puoi esimerti dal non impiccarci l’imbecille di turno…tipo: “siamo entrati nel governo Prodi per fare le riforme liberali di cui il paese ha bisogno” … roba che Diliberto e Sansonetti ancora ridono; oppure: “L’unica buona notizia per il paese è che eleggiamo un ottimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Tutto il resto appare negativo”… che è più o meno quello che disse Pannella dopo l’elezione di Scalfaro.
Ecco chi mi manca… lo dico con malinconia ! Mi manca il grande vecchio; almeno una volta, nella politica italiana c’erano le “pannellate”… che coloravano il grigiore di un sistema politico ingessato… altra stoffa però, altro carisma, altra diabolica intelligenza politica.
E così tra una ca(pe)zzata e l’altra, l’annuncio che la Legge 40 si può modificare perché il referendum sarebbe nullo (causa l’alta astensione), sembrava un’aggiunta tra le tante. Certo, una digressione violenta da quella cultura radicale che in passato aveva fatto dell’astensionismo un principio di partecipazione attiva alla politica; come quando i radicali invitavano ad astenersi dal voto contro la partitocrazia per poi, dopo le elezioni, attribuirsi i voti di lista, le schede bianche, quelle nulle e quelli che non erano andati a votare… come espressione di una volontà precisa che dava però senso alla complessità delle regole democratiche. Altri tempi.
Eppure stavolta, con la sua ca(pe)zzata qualcosa è successo; bisogna dargliene atto. Un tam tam inquietante dal cuore della foresta…tamtamtamtamtamtam (il referendum è nullonullonullonullo)… una chiamata a raccolta di tutte le tribù del laicismo italico… dietro l’urlo lancinante e selvaggio di Mussi attaccato ad una liana…così goffo nel suo primo atto politico da ricordare un po’ l’americano a Roma dentro la marana… “Amerika’… facce Tarzan!”
E prima che lo stregone magro magro scendesse in campo con l’intervista al Corriere , anche i ca(pe)zzini di Tocqueville hanno raccolto la chiamata con dei post talmente bislacchi e imbarazzanti (come questo e questo) da oscurare le ca(pe)zzate del capo. Perché quando si scrivono castronerie come: “il referendum è stato annullato, nessuno ha vinto, e quindi il governo (che ci piaccia o meno) ha pieno diritto a fare quello che vuole”… uno alza le mani e si arrende, sperando che non lo mettano dentro il pentolone. Ti chiedi dove è finito uno straccio di ragionamento riformista e liberale…quando ci si dimentica che, se nessuno ha vinto, sicuramente qualcuno ha perso… quelli che volevano abrogare la legge; quando si confonde Governo con Parlamento e si trascura che la legge 40 (così come dovrebbe avvenire in un Paese civile di fronte a temi di forte coinvolgimento etico) è stata approvata da una larghissima maggioranza trasversale…e non dal colpo di mano di un Governo. E se i criteri di condotta auspicati sono quelli di zio Paperone, perché lamentarsi se questi eleggono il Presidente della Repubblica come se nominassero un segretario di sezione del Mugello.
In questa rincorsa all’alienazione, rimangono le parole di un serio ed onesto intellettuale laico che stato in prima fila nella battaglia referendaria per il Si e che oggi è in prima fila nella difesa di quel referendum in cui lui ha perso, Antonio Polito: “mi inchino a quello che i cittadini hanno voluto”… che è anche troppo… perché qui non si chiedono inchini ma solo il rispetto della volontà popolare.

Non è questo il post per parlare della legge 40, ma ci torneremo sopra vista l’aria che tira. Proveremo a ricordare, nel vuoto di memoria generale, la storia degli avvoltoi indecenti che per mesi hanno raccontato alla gente la stronzata che con le staminali embrionali si potevano curare Parkinson ed Alzheimer, ben sapendo che non si curava nulla… e che le linee di ricerca più avanzate sono quelle sulle staminali adulte (dove l’Italia peraltro è all’avanguardia)…e che dietro la retorica della libertà di ricerca ci sono interessi economici impressionanti… e che la legge sta funzionando… e che non è vero che è una legge oscurantista… e che non è vero che le nascite diminuiscono… e che questa legge (perfettibile come tutte le leggi) tutela il desiderio di maternità e paternità di chi non può avere bambini garantendo la salute della donna e difendendo principi etici che, ca(pe)zzate a parte, sono importanti…e che questa legge chiude fuori dalla porta ogni possibile deriva eugenetica… e che e che e che…. tante altre cose.
Nel frattempo ci rimane la sensazione che qualcuno non abbia ancora capito nulla su come sta cambiando la società italiana e di come quel referendum ne abbia dato segno. Ne avevamo parlato in questo vecchio post rivolto alle nostre amiche femministe (quelle colte, quelle che scrivono su Il Foglio, o che pubblicano libri di teologia, insomma quelle che riflettono oltre il fatto che l’utero è mio) ma che alla fine ci hanno disdegnato e criticato preferendo il più comodo e sempreverde anticlericalismo al pensiero complesso.
Ma queste considerazioni valgono anche per i nostri amici radicali… quelli che ragionano, non i ca(pe)zzini; quelli che, come molti altri laici, sono leggermente inquieti di come l’Occidente sta affrontando la deriva tecnocratica e che capiscono che i problemi etici non sono solo roba da preti e che i preti oggi usano argomenti piu “ragionevoli” dei talebani della scienza.
Perché forse è tempo di chiudere dentro un cassetto Ca(pe)zzone e i ca(pe)zzini e tornare a parlarsi sul serio.