Ho incontrato monsieur Pouget alcuni anni fa dentro un libro di Jean Guitton. Il vecchio padre lazzarista, cieco, parlava la lingua antica di una sapienza che l’Europa sta ormai perdendo: quella della verità dentro il limite delle cose… “nella dimensione del tempo, tutto è ancora oscuro. Sarà la fine a fare da arbitro”. Nell’epoca in cui il fuoco è stato rubato e i Titani occupano l’orizzonte, questo senso del limite riconduce una misura dove fede e ragione s’incontrano, si scontrano ma non s’ignorano, perché “la fede non avrebbe nulla da dire laddove la ragione non chiedesse nulla”.
Ho incontrato invece il prof. Veronesi qualche tempo fa, nella sala d’aspetto del mio dentista… dentro le pagine patinate di una rivista per signore. Lo scienziato, sorridente e abbronzato, parlava la lingua fluida del nuovo pensiero talebano; il pensiero del “senza limite”; il pensiero di una tecnica che si fa ethos. E ci spiegava che la legge italiana sulla fecondazione assistita “lede i diritti della persona: il diritto dei genitori di avere un figlio senza malattie e il diritto del futuro bambino ad avere una vita il più possibile sana”.
Veronesi scrive nella sua rubrica patinata, per signore patinate della buona borghesia laica e patinata … pensieri assolutamente patinati.
Pouget invece non ha mai scritto nulla… ci ha parlato solo per mezzo di grandi voci profetiche del ‘900: Guitton, Henri Bergson, Mounier, Simone Weil, perché il pensiero, quando c’è, abbraccia la profondità dell’uomo e lo tiene sospeso dall’abisso del nulla.
Mentre la mia dentiera attendeva trepidante trapani e anestesie mi leggevo Veronesi, ma pensavo a Pouget. E a scapito delle certezze patinate che la mia dentiera rifiutava, concludevo “laicamente” che non esiste alcun diritto ad avere figli. Semmai esistono dei doveri verso i figli; perché il diritto ad un figlio è un diritto astratto… e ancora di più lo è il diritto a un figlio sano. Un figlio può essere un desiderio, un sogno, un progetto d’amore, una casualità… ma un diritto no. In questa follia del diritto astratto la cultura laica nasconde la sua ipocrisia schiantandosi contro il muro del nichilismo. L’idea di un figlio sano ad ogni costo sta producendo un mercato che sfrutta il corpo delle donne e degli uomini, con lo sfondo morale di un buonismo ipocrita e patinato… come le rubriche di Veronesi, come le signore di Veronesi, come i bambini da laboratorio che vorrebbe Veronesi. E credo anche che, inevitabilmente, l’eugenetica non sia un semplice incidente di percorso ma il vero “core business” di questa industria straordinariamente redditizia.
Non solo, ma anche “il diritto del futuro bambino ad una vita sana”… è un diritto astratto, soprattutto se lede il diritto alla vita (questo si, reale e concreto) di un altro futuro bambino … come la selezione genetica degli embrioni impone. Perché non si difende un astratto “diritto alla salute” soffocando il diritto alla vita degli altri.
I nuovi talebani del pensiero moderno avanzano, l’antica sapienza retrocede nella soffitta dello spirito europeo… e così tra bigiotteria etica e cianfrusaglie laiche uno rincorre il senso della libertà ed il suo limite nell’Occidente di oggi….intuendo che la libertà non è poter fare tutto ciò che la tecnica consente di fare.
Monsieur Pouget torna in mio aiuto e mi dice che “la libertà è poter diventare tutto ciò che dobbiamo essere”… insomma la libertà è una carezza del destino e questo dovrebbe valere anche per un embrione.

immagine: Gustav Klimt, Speranza I, part., 1903