Indiretto elogio di un prete e dell’utero spirituale

Uno dice “Marco Lodoli”… e pensa alla cultura impegnata, al pensiero illuminato un po’ decadente certo ma che sa interpretare la modernità, la post-modernità…insomma questo cavolo di tempo che stiamo vivendo. Perchè Marco Lodoli è uno scrittore famoso, di quelli ascoltati che quando parla si fa silenzio in sala. Perché Marco Lodoli ha scritto Snack Bar Budapest… e Tinto Brass ci ha fatto l’unico film non porno tra quelli che ha girato. Perché Marco Lodoli ha vinto due volte il Grizane Cavour che sta alla letteratura come la Parigi-Roubaix sta al ciclismo. Perché Marco Lodoli scrive su Repubblica, mica su Libero o su Il Giornale. Perché Marco Lodoli è uno di quelli che s’intervistano quando c’è da parlare dei giovani, del disagio sociale, delle periferie, delle mode, delle nevrosi, dei jeans bassi, delle crisi generazionali, delle mutande griffate. Perché Marco Lodoli insegna in un istituto superiore…non so se mi spiego: uno scrittore che insegna, cioè scrive e sta coi giovani insomma… chi meglio di lui può capire il tempo che batte alla porta della crisi dell’occidente? Perché Marco Lodoli racconta underground ma odia l’on the road, eppure se tu pensi a lui ti viene in mente lo spot della Vodafone con Muccino e la colonna sonora di Ligabue. E tu che, quando hai letto “La Notte” l’hai trovato una boiata pazzesca, ma non l’hai detto per non farti prendere per il culo dagli amici di sinistra come il solito “ignorantone di destra…degno amico dei tassinari in rivolta”.
Poi ti capita in mano un libello finanziato dalla Regione Lazio sugli incontri di intellettuali famosi in Biblioteca, e lì dentro Marco Lodoli, a proposito della famiglia, dice delle idiozie così idiote, ma così idiote… che quasi quasi non ti vergogni più di puzzare di destra.
“Non mi piacciono le famiglie. Non ho grande interesse per la famiglia. E’ qualcosa che non sento mia. (…) non mi piace identificare la famiglia come un’istituzione essenziale per la vita dell’uomo. Non siamo riusciti ad inventarci nulla di meglio in questi anni se non la famiglia che poi si chiude in casa, con i suoi antifurti, le sue parabole. Tutto quello che mi chiude mi preoccupa. Bisognerebbe ritrovare un rapporto diverso con la società altrimenti si finirà col vivere come gli americani, nelle loro villette a schiera con il barbecue e le macchinette tagliaerba”.
Ora premesso che è meglio vivere in una villetta a schiera con il barbecue che nei loculi di Corviale e nelle celle calorifere dello Zen di Palermo costruiti dagli architetti di sinistra e benedetti dagli intellettuali come Lodoli; perché è in questi posti delle nostre metropoli che il pensiero progressista ha prodotto emarginazione sociale e danni irreparabili disintegrando il tessuto sociale.

Ma il problema e che queste banalità ti fanno vomitare. Che non lo puoi chiamare neanche nichilismo… perché quello era una cosa seria quando lassù sull’Engandina l’amico di Zarathustra aveva provato a incontrare l’uomo nella sua solitudine mascherandola da volontà di potenza. Qui non c’è neanche questo. C’è la banalità venduta a basso costo al supermercato dell’idiozia progressista. Questo qui, il Lodolipensiero (che è poi il pensiero dell’intellighenzia laica occidentale) è semplicemente il niente, il sottovuoto spinto, la resa incondizionata ai modelli dominanti imposti dai media e dai padroni del vapore dei nuovi stili esistenziali sanciti per decreto nelle società pogressiste.
Per fortuna il giorno dopo incontri un po’ di pensiero…pensiero profondo, così difficile da trovare tra gli intellettuali di oggi; è il pensiero di un prete… cioè di un teologo, Livio Melina, uno degli sgherri di papa Ratzinger che parla con la lucidità e la ragionevolezza che oggi la cultura laica si sogna. Intervistato su Il Foglio, denuncia il processo di “liquidazione della famiglia” fatta dai media a dai nuovi strumenti del potere, in una società “che non tollera le entità basate sulla stabilità” perché si privilegia “l’atemporaneo che giova al mercato” ; e il paradosso di tutto questo è che è un prete a spiegarci che la famiglia è il centro del sistema relazionale che consente agli uomini di essere protetti, perché “(…) l’individuo privo di consistenza relazionale diventa fragile e potenziale vittima del potere”; che ci ricorda che l’art.29 della Costituzione Italiana, quello che definisce la famiglia “società naturale fondata sul matrimonio” fu voluto da Palmiro Togliatti, per affermare “la precedenza della famiglia come società naturale, rispetto allo Stato”. Che se la Conferenza di Pechino delle Nazioni Unite in duecento pagine non parla mai di madre e se Zapatero ha eliminato pure il termine padre…è il segno di un nuovo potere che per imporsi deve cambiare persino il vocabolario. E’ un prete a dirci che
“ciascuno di noi è se stesso, si ritrova e sa chi è, se pensa alle relazioni costitutive con il padre, la madre, i fratelli, relazioni che segnano la consapevolezza del proprio io”; perché “senza famiglia non può esserci società, è il retroterra umano che ricostruisce l’uomo”. Ciò che S.Tommaso definiva “utero spirituale”.
E tu, povero e stupido reazionario, che pensi che certo la famiglia è in crisi, è cambiata
ma che in fondo “padre” e “madre” sono realtà che è meglio non buttar via come ha fatto Zapatero, alla fine tiri un sospiro di sollievo perché in questo occidente in balìa del “niente-pensiero” di Lodoli e dei suoi amici, ci sono ancora i preti con tutto il loro armamentario di sagrestani, parrocchiani, campanari, perpetue… così poco chic e poco radical… ma che difendono ragionevolmente valori che danno ancora un senso a quell’incontro tra persona e comunità dentro le forme di solidarietà naturale e fuori da ogni fuga individualista.
Di Marco Lodoli ci rimane una puntata di Rai Educational in cui parla con i giovani e dice: “Il nostro on the road insensato nella vita occidentale, in cui mettiamo nello zaino o nel carrello del supermercato cose che, alla fine, non ci servono”… come i suoi libri e il suo pensiero, aggiungiamo noi.

Immagine: Mario Sironi, la Famiglia, 1933