Nella gara al taroccamento migliore raccogliamo dalla blogosfera questa foto del bombardamento israeliano a Tiro del 27 luglio scorso, pubblicata dal New York Times; foto che, inutile dirlo ha fatto il giro del mondo.
Qualche blogger aveva giustamente nutrito il sospetto che questo cadavere, estratto dalle macerie dopo il bombardamento, fosse un po’ troppo pulito e lindo per essere vero… e a guardarlo bene anche un po’ troppo sudato

 D’altro canto, a rifletterci, un morto cui è appena crollata in testa una casa per un bombardamento, in genere non si tiene stretto il cappello sotto il braccio.
Gateway Pundit ha chiarito brillantemente l’imbroglio: l’immagine è parte di un servizio fotografico pubblicato dal New York Times dal titolo Turmoil in the Mideast: Reports from Israel and Lebanon del fotografo Tyler Hicks.
La cosa divertente è che il morto sudato della foto è lo stesso che nella sequenza fotografica è vivo e vegeto e zampetta come uno stambecco tra le macerie.

 Qui il morto indica al fotografo qualcosa da fotografare

Qui il morto è di schiene e si arrampica sulle macerie per spegnere un incendio

Qui il morto è in primo piano e sembra sufficientemente vivo.

 Insomma l’uomo che compare ripetutamente nel servizio ed aiuta il fotografo del NYT nel suo lavoro… improvvisamente esce fuori dalle macerie del bombardamento. Il NYT colleziona una bufala clamorosa neanche fosse il Corrierino.

In aggiunta segnaliamo questo esilerante articolo in cui il fotografo imbroglione racconta agli studenti di Comunicazione dell’Università di Boston il suo lavoro e l’impegno civile della sua professione. E sulla necessaria imparzialità che il suo lavoro obbliga ammette che le sue foto non aiutano la guerra ma aggiunge “it’s just human nature. You are always going to form opinions” …ora abbiamo visto come…

 update delle 19.25: quando si dice la forza dei blogger. Solo pochi minuti fa, il New York Times ha corretto la didascalia della foto ed il commento audio del servizio, dopo le polemiche transitate in rete. Il morto è diventato un ferito, non più estratto dalle macerie a causa del bombardamento ma fattosi male mentre soccorreva. Quindi ora la didascalia ufficiale è: “one man helped another who had fallen and was hurt” (qui la patetica rettifica ufficiale del giornale). Il NYT ci ha messo quindi più di 10 giorni per accorgersi dell’errore. La cosa più divertente è che l’ufficio stampa del NYT, nella persona di Catherine Mathis, si è visto costretto a scrivere a Gateway Pundit, il blogger che aveva scoperto la truffa, per comunicare la rettifica, come si puo’ leggere tra i commenti delle ore 11.50 am. Insomma un vero caso di contro-informazione riuscita.

 update delle 23.12: anche la bellissima Michelle Malkin evidenzia la figuraccia fatta dal NYT. Tra i blogger di Tocqueville segnaliamo Wellington sullo stesso argomento. Inoltre The Right Nation e Mario Sechi ci aggiornano con puntualità sulle bufale mediatiche e sulla contro-informazione della blogosfera