Due recenti sondaggi, pubblicati da IMRA, raccontano come Israele sta affrontando la guerra al terrore.
Nel primo sondaggio, realizzato nell’ambito del Peace Index Project dell’Università di Tel Aviv e relativo al mese di Luglio, il 93% dgli Israeliani giustifica l’attacco al Libano per colpire Hezbollah. Solo il 16% vuole un immediato cessate il fuoco (dietro comunque un accordo internazionale), mentre il 79% dell’opinione pubblica israeliana ritene necessario continuare i combattimenti fino agli obiettivi dichiarati (cioè il disarmo forzato di Hezbollah).
Questi dati (che testimoniano una coesione dell’opinione pubblica, riscontrabile raramente in una demcrazia occidentale) sono confermati da un successivo sondaggio telefonico del Cohen Institute, del 6 Agosto, che evdenzia come l’atteggiamento non sembra essere cambiato neanche dopo gli ultimi avvenimenti: la morte di 9 soldati di Tsahal nella battaglia di Bint Jbeil e l’uccisione di 12 riservisti a Kfar Giladi.
Anche la fiducia nelle Forze Armate si mantiene molto alta, nonostante le critiche su molti media e le difficoltà non previste incontrate sul campo: l’87% degli intervistati dal Peace Index Project assegna buone e ottime capacità di combattimento alle IDF pur nella considerazione che Hezbollah sia un nemico più difficile del previsto.
Il Cohen Institue conferma i dati; da segnalare che, nel suo sondaggio, la fiducia nelle Forze di Difesa Israeliane riguarda persino la popolazione araba di Israele che le appoggia al 53%.
L’opinione pubblica israeliana mostra anche una seria consapevolezza degli scenari e della complessità delle dinamiche che si muovono nei momenti di crisi. In situazione di accelerazione in genere si sviluppano atteggiamenti demagogici e semplicistici. Al contrario in Israele secondo l’Università di Tel Aviv, solo il 9% delle persone collega l’azione di Hezbollah al problema palestinese che quindi rimane sganciato dalla crisi; oltre l’80% è consapevole del ruolo svolto da Iran e Siria nel conflitto. Inoltre il 71% auspica la creazione di una forza di interposizione nel sud del Libano a garanzia di Israele.
Che la forza di Israele sia nella sua coesione interna nei momenti di difficoltà è testimoniata dal fatto che l’89% ritiene che il paese stia reagendo bene di fronte alla crisi.
Da sottolineare che lo stesso sondaggio fatto dal Peace Index Project sulla componente araba della popolazione israeliana, rovescia ovviamente le posizioni (con una netta prevalenza di cittadini arabi che ritengono ingiusto l’attacco al Libano) ma con la particolarità che sono di più gli arabi israeliani favorevoli all’intervento (17%), di quanti siano gli ebrei israeliani contrari (7%).

Insomma, Israele non si odia… come invece l’Europa odia se stessa.
Israele sta con Israele perché sa, che al di là della retorica ufficiale e della solidarietà affettata, questa è la sua forza più grande e la sua unica speranza di difesa.

immagine: Gilad Benari, Israeli frame, 2004

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