Vabbè cediamo all’impulso. Forse l’indifferenza sarebbe stata la cosa migliore, ma voi sapete com’è l’Anarca: è ingenuo come una verginella, ci casca sempre nelle provocazioni. E così decide di parlare di questa storia della partecipazione di Tocque-ville ad Atreju, che a lui sembra una gran figata.
Il blogger Mario Adinolfi ha dedicato alla questione due pezzi un po’ polemici pubblicati su Europa (che mi dicono sia un quotidiano) e ripresi sul blog stesso (li potete leggere qui e qui).
Ora, non per altro, ma per un minimo di chiarezza e di serietà, l’Anarca prova a spiegare in 4 punti il “perché si”, secondo lui, di questa iniziativa:

1) ATREJU
Atreju è la festa dei giovani di An… e questo sembra averlo capito anche Adinolfi.
Non un raduno di reduci mancati, di boy scouts spiritisti, di margheritine sfogliate. I vecchi “campi hobbit” degli anni ’70 sono chiusi in soffitta da un po’ di tempo e i giovani di destra raccontano e si raccontano, leggono il mondo o almeno ci provano.
Atreju è Michael Ende, affondo rinnovato dentro quella letteratura fantasy che ha formato qualche generazione da quelle parti. Atreju da qualche anno è un luogo di confronto importante, forse la più stimolante manifestazione politica e giovanile in Italia. Una kermesse, per contenuti ed elaborazioni, seconda solo al Meeting di Rimini e alla Festa de L’Unità (giudizio dell’Anarca ovviamente); solo che queste due mettono in campo altre forze, altre realtà organizzative e soprattutto altre economie. Atreju è un piccolo gioiello artigianale, casereccio, meno mediatico, costruito più col cuore che con l’efficenza ma che da tempo ormai ospita dibattiti e contenuti di assoluta qualità. Basterebbe guardare, sul programma, la lista di chi partecipa quest’anno. Alte cariche dello Stato, esponenti di governo e leader politici come: Bertinotti, Fini, Giulio Tremonti, Maurizio Gasparri, Livia Turco, Gianni Alemanno, Giuseppe Fioroni, Alfredo Mantovano, Daniele Capezzone.
Intellettuali e giornalisti come: Giuliano Ferrara, Piero Sansonetti, Pietrangelo Buttafuoco, Gennaro Malgieri, Bianca Berlinguer, Emilio Fede, Giordano Bruno Guerri, Alessandro Campi.
Figure importanti della cultura e della politica internazionale come: Harry Wu (Presidente della Laogai Foundation, uno dei più esposti dissidenti cinesi), Maria Wittner (deputata ungherese e protagonista della rivolta di Budapest del ’56), Camilian Demetrescu (forse il più importante artista romeno contemporaneo ed esponente di quella intellighenzia dell’esilio che con Ionesco e Cioran diede impulso alla cultura europea del secondo ‘900).
Pezzi della società civile: il Presidente dell’Arci Paolo Beni, il Vicepresidente della CdO Giampaolo Gualaccini, il Presidente del Modavi Marco Scurria.
Insomma tranne D’Alema e Nasrallah (che saranno impegnati in un vertice dentro una caverna in Afghanistan) gli altri più o meno ci sono tutti. Niente male per una festa sui cui manifesti, dice Adinolfi, “il numero uno stilizzato è in tutta evidenza un fascio littorio” (bah… giudicate voi!).


2) AG
Azione Giovani è l’organizzazione giovanile di An; e anche questo pare Adinolfi l’abbia intuito. I giovani di An, cui Adinolfi indirizza un sarcasmo francamente incomprensibile, sono una realtà politica che oggi esprime il Vice Presidente della Camera dei deputati, Giorgia Meloni , classe 1973, una cosa non da poco. In un Paese in cui il Presidente del Consiglio in carica faceva già il Ministro dell’Industria e le sedute spiritiche negli anni ’70; in cui la più giovane carica dello Stato (Fausto Bertinotti) ha 66 anni, 20 più di quando Clinton mise piede alla Casa Bianca; in cui il più giovane ministro (Giovanna Melandri) ha 43 anni, anche se quando apre bocca gliene danno 80; in cui il Senato si tiene in piedi con le flebo della Montalcini… insomma in un paese di vecchi di carne e di spirito, la rivoluzione generazionale e antropologica fatta da una donna, per di più di 29 anni, che arriva a una carica dello Stato, dovrebbe incuriosire anche quegli arzilli vecchietti di Generazione Uuuu.

3) TOCQUE-VILLE AD ATREJU
Voci incontrollate dicono che Tocque-ville avrà uno stand ad Atreju. L’affermazione è talmente idiota che scommetto neanche Adinolfi la scriverebbe. Però è una notizia che gira. Domanda: cosa diavolo ci dovrebbe fare Tocque-ville con uno stand? Ovviamente nulla… e infatti non ce l’ha.
In realtà Tocque-ville ha realizzato con Atreju una partnership per la diffusione online dei contenuti multimediali della festa. In altre parole ad Atreju, Tocque-ville avrà una postazione redazionale multimediale in cui, un gruppo di blogger selezionati, potranno raccontare la tre giorni della festa attraverso articoli, post, report, backstage, interviste audio… ma anche immagini, video, insomma usando tutto l’armamentario che la comunicazione dei nuovi media consente. In altre parole Tocque-ville, che è un aggregatore di blogger, prova a fare ciò per cui dovrebbe esistere: agevolare la diffusione di un’informazione sul web multimediale, libera, orizzontale ad ogni gerarchia. Il tutto ovviamente nel più totale spirito volontaristico che è alla base della natura stessa della festa e di Tocuqe-ville.
Un esperimento, che se riesce, potrebbe essere ripetuto per altre iniziative e che consentirà a Tocque-ville di avere ulteriore visibilità e svolgere elaborazione di contenuti ed idee.
Attenzione però, i blogger che racconteranno Atreju saranno prevalentemente di area culturale diversa da quella dei giovani di An; rappresenteranno, in un gioco di confronto, le diverse anime che abitano a Tocque-ville: papisti, talebani laici, liberali, conservatori, riformatori, radicali liberi, capezzini in crisi d’orientamento, templari decaduti, anarcocapitalisti, tradizionalisti cupi, neofuturisti…insomma tutte le diverse e schizofreniche tribù che hanno casa nella “città dei liberi”.
In questo gioco di confronto che proverà a mettere insieme tante diversità con ironia e curiosità, passa anche il famoso progetto “fusionista” che sarà pure un po’ “con-fusionista” come dice Adinolfi, ma sempre meglio che fare politica facendo i consulenti sulle scommesse calcistiche.

4) BLOGGARE E’ DI SINISTRA
Lo ripetono come una litania: bloggarèdisinistra, bloggarèdisinistra, bloggarèdisinistra.
Ora, bloggare sarà pure di sinistra, ma allora perché Tocque-ville si sta avvicinando a quota 1000 (e non è neanche l’unico aggregatore di centrodestra) e a Kilombo devono mettere gli annunci su Porta Portese per sperare di trovare un blogger mancino che se li fili? E se bloggare non fosse di destra, né di sinistra ma solo di chi ha qualcosa da dire?

Insomma, Tocque-ville prova a uscire dalle mura della città; sperimenta nuove situazioni, si confronta e si mette in gioco. Con grande difficoltà, come sempre avviene, con enormi contraddizioni, le stesse che accompagnano progetti ambiziosi, con crisi di crescita…ma con la consapevolezza di essere una realtà unica nel panorama italiano e forse tra le poche in Europa. Il fatto che i blogger di sinistra, per farsi leggere, debbano parlare di Tocque-ville con ossessione nevrotica e maniacale è il segno della sua superiorità.

Ci vediamo ad Atreju!