Da noi, quella dei boy scouts al massimo è storia faunistica: di lupetti, di coccinelle… o se proprio vogliamo andare indietro con la memoria… di uccelli migratori, quei favolosi wandervogel, che proprio boy scouts non erano ma che segnarono un pezzo della cultura tedesca con le loro danze bucoliche e i richiami romantici. Certo, poi arrivò George Bernard Shaw, il dissacratore, e con quella frase indecente sferrò un colpo micidiale all’onore e al prestigio del movimento scoutistico mondiale: i boy scouts sono “bambini vestiti da cretini guidati da cretini vestiti da bambini” disse.
Ma siccome nulla è perduto nel fluire della storia, gli Hezbollah, che sono persone serie e non si vestono da cretini, hanno fatto le cose in grande e senza sconti… altro che chitarre attorno al fuoco o vecchiette cui far attraversare la strada. Hanno fatto un movimento di boy scouts che mette paura (nel vero senso della parola).
Di questa questione se ne era parlato già qualche tempo fa, quando Memri rilanciò in occidente un articolo pubblicato su un settimanale egiziano e relativo alla notizia del reclutamento di 2.000 bambini libanesi (tra i 10 e i 15 anni) addestrati dagli hezbollah per azioni militari; in quell’occasione era comparso il nome degli Scouts dell’Imam Mahdi, il movimento giovanile Hezbollah, attivo in Libano dal 1985.
Ora l’Intelligence and Terrorism Information Center (uno dei think tank del CSS) ha pubblicato un report inquietante (che potete leggere qui in lingua inglese) basato prevalentemente su documentazione sequestrata dalle Forze militari israeliane in Libano durante l’ultima offensiva. Andrebbe letto giusto per capire che forse tra noi e loro qualche differenza c’è (senza voler scandalizzare le anime belle del dialogo senza se e senza ma…).
Oltre 40.000 bambini di età compresa tra gli 8 e i 16 anni di ambo i sessi, divisi in 499 gruppi addestrati alle tecniche militari e educati alla dottrina integralista sciita e all’etica del martirio; si stima che 120 attentati compiuti dagli Hezbollah siano stati effettuati da ragazzi provenienti da questo movimento. Dal diciassettesimo anno di età i giovani scouts vengono integrati tra le milizia del partito armato.
Il richiamo al culto dell’imam Mahdi, l’undicesimo discendente di Maometto scomparso nell’874 che, secondo gli sciiti, tornerà sulla terra per liberare il mondo dal male, è colonna portante della dotrina politica e religiosa dell’attuale leadership iraniana. Non a caso, tra il materiale sequestrato, molto si riferisce al culto della personalità del leader iraniano Al Khamenei.
Ma la cosa che sorprende di più (ma che forse non dovrebbe sorprendere) è che il movimento giovanile agisce sotto l’egida del Ministero per l’Educazione libanese ed è affiliato all’Associazione Scouts Libanesi, integrata nella Federazione Libanese Scouts, a sua volta membro del WOSM (World Organization of the Scout Movement). Non a caso il simbolo degli Scouts di Mahdi è quello proprio dello scoutismo internazionale: il giglio (che Sir Baden-Powell scelse come segno di purezza) ma con qualche variante: due scimitarre ai lati, la mano aperta nel segno del giuramento e la scritta in arabo “obbedienza”. Insomma, un’organizzazione di boy scouts
direttamente finanziata da Teheran e che serve a formare martiri per la guerra santa, secondo i dettami della dottrina integralista sciita.
Ora, dato per scontato che Hezbollah non è un gruppo terroristico (lo ha detto il Ministro D’Alema); dato per scontato che il suo leader Nasrallah è un pacato e moderato politico eletto democraticamente (e quindi persona a cui si può stringere una mano senza il rischio di trovarsela sporca di sangue come ci ha spiegato l’on. Diliberto), noi fiduciosi della legalità internazionale e del multilateralismo attendiamo speranzosi che il governo italiano (così attivo finalmente sulla scena internazionale, dopo anni di letargo diplomatico) si faccia promotore di un’iniziativa internazionale congiunta di Unicef, Agesci e Telefono Azzurro… sempre che nel frattempo l’imam Mahdi non sia ritornato sulla terra.