E pensare che appena ieri c’era stata l’ennesima inaugurazione dell’Ara Pacis. Ho perso il conto ma direi che, a occhio e croce, stiamo intorno alle 250 da quando Rutelli sindaco affidò l’opera di sostituzione della bella teca di Morpurgo che raccoglieva l’Ara, all’architetto Richard Meier (ovviamente senza concorso). C’è stata l’inaugurazione per il progetto, l’inaugurazione per la prima pietra, l’inaugurazione per la seconda, l’inaugurazione per la prima vetrata, l’inaugurazione dei cessi, l’inaugurazione dell’inaugurazione, l’inaugurazione del primo restauro prima ancora che fosse finita…e ogni volta giù con fanfare, discorsi, clap clap davanti alle telecamere e agli ossequiosi maggiordomi delle redazioni romane del Corriere e di Repubblica che raccontavano quanto è bello quello scatolone bianco piantato tra il Mausoleo di Augusto e le facciate delle chiese del Valadier.
Ieri non so bene cosa abbiano inaugurato; se il museo, l’auditorium di 200 posti, la fontana esterna attorno alla quale “ragazzi e visitatori potranno trascorrere del tempo” (giuro, parole di Veltroni all’Ansa). Hanno preso l’occasione del 2068° compleanno dell’Imperatore Augusto (che bontà sua l’Altare alla Pace l’aveva costruito senza pensare al casino che avrebbe combinato) per fare un convegno sulla differenza tra pax romana e peace americana. Non è dato sapere cosa Veltroni, Richard Meier e Gianni Borgna abbiano detto su tale impervio argomento ma di sicuro rimane agli atti l’esternazione volgarotta e infelice del sindaco scrittore: “e pensare che c’era chi voleva distruggere tutto, ma ad avere a che fare con gli sventurati bisogna avere solo pazienza”. E di pazienza Veltroni ne deve avere avuta tanta in questi anni, perché la lista degli sventurati è assai lunga. Certo, ci sono i soliti politici dell’opposizione come Fabio Rampelli e Marco Marsilio che da tempo sono impegnati a recuperare i danni di 30 anni di scempi urbanistici di sinistra: dal Parco archeologico di Tor Marancia (dove Rutelli, ecologisti e palazzinari insieme volevano buttare 10 mln di metri cubi di cemento per costruirci una città grande come una provincia), alla riqualificazione di Laurentino 38 (che sta avvenendo per le loro battaglie e con i soldi della vecchia giunta Storace), al tentativo di recupero di Corviale. Ma nella lista degli sventurati il povero Veltroni ha dovuto aggiungere anche altri architetti come Leon Krier, Giorgio Muratore, Federico Zeri, Maurice Culot, Giuseppe Strappa, Massimiliano Fuksas, Cristiano Rosponi. Intellettuali come Vittorio Sgarbi, Mario Luzi, Stefano Zecchi, Alberto Arbasino, Camillo Langone. Gli urbanisti del Prince of Wales Institute che usarono loro per primi la definizione di “pompa di benzina” per descrivere l’aspetto formale del capolavoro.

E oggi, nella lista sempre più lunga di sventurati verso cui il povero Veltroni deve avere tanta tanta pazienza, bisogna aggiungerci anche il New York Times che in questo articolo definisce senza mezzi termini il Museo dell’Ara Pacis: “un flop”… ancora più clamoroso se si considera che il complesso è la prima costruzione di architettura moderna nel centro storico di Roma da mezzo secolo a questa parte. La bocciatura del NYT è netta e senza equivoci: il museo dell’Ara Pacis è l’espressione contemporanea di ciò che può accadere quando un architetto feticizza il proprio stile per autoesaltarsi. Assurdamente in sovrascala, sembra indifferente alla nuda bellezza del tessuto denso e ricco della città che sta intorno. Certo, qualcosa di gradevole c’è: la scala di accesso, le maniglie delle porte, lo sciacquone del bagno…ma il resto è da buttare. Niente male per un’opera costata 16 milioni di euro (oltre il 50% di quanto era stato preventivato) e che ora ne richiederà altri 40 per realizzare il sottopasso al Tevere previsto nel 2008 (non si sa di quale era geologica).
Rimane un senso di amarezza per chi ama Roma, la sua bellezza ed è convinto che sia possibile coniugare tradizione e modernità senza sfregiare la memoria e il fascino con gli ecomostri prodotti dall’arroganza intellettuale della solita cultura salottiera e affaristica che ha devastato questa città. Perché poi i luoghi non li vivono gli intellettuali, né i sindaci scrittori, ma la gente; la stessa che ha lasciato scritto a pennarello sulla recinzione dell’eterno cantiere dell’Ara Pacis: “Benvenuti nel Centro Commerciale!”.

update: sullo stesso tema vedi: “Le città perdute”