Il Cavaliere compie 70 anni; né tanti né pochi ma quanti bastano perché il bilancio di una vita si leghi indissolubilmente agli eventi che segnano la storia. Nel suo protagonismo sfacciato, ardito, odioso, arrogante, spaccone c’è un’anima dannunziana che ci ha sempre affascinato anche sotto le bandane ridicole, le gaffe internazionali, i balli travestito da berbero, gli errori, le sciatalgie e l’urlo di Vicenza, c’è qualcosa che sfugge al politicamente corretto che ha ingessato la politica italiana.

Ad Omnibus, stimolante trasmissione mattutina su La7, Michele Salvati, intelligenza politica di sinistra, ha provato a dire che si, può piacere o meno, ma Berlusconi entrerà nei libri di storia.

C’era anche Furio Colombo, grande e lapidario nelle sue certezze, come sempre impeccabile, elegante, perfetto nella pronuncia inglese. Se non fosse per quella vocina cigola sarebbe un liberal perfetto. Ha scatenato il suo odio e senza un’ombra di ridicolo ha detto: “Berlusconi non resterà nei libri di storia (…) resterà invece nei libri di diritto.(…) Berlusconi è il portatore del più grande conflitto d’interesse che ci sia al mondo… conflitto d’interessi vuol dire che lui è in grado qui di intimidirci mentre siamo qui. Quando io dicevo queste cose all’inizio qualche collega mi diceva affettuosamente “ma così non farai mai carriera”. Soltanto che ho cominciato a dirle queste cose in un punto della vita cui il problema del fare e del non fare carriera era un po’ meno drammatico. (…) Berlusconi passerà alla storia come l’uomo che più di tutti, senza la violenza, in democrazia, è stato capace attraverso il controllo dei media ed il conflitto d’interesse, d’intimidire l’intera classe giornalistica italiana e un bel po’ della classe politica”.

Nel delirio di scemenze dette si ritrova ancora quella gabbia ideologica in cui l’intellighenzia borghese e di sinistra racchiude l’odio verso chi, inventando un sano populismo moderno e mediatico, ha sconfitto due volte quel sistema di potere che da 50 anni tiene bloccata l’Italia in una palude.

Furio Colombo sa che in questo paese la democrazia non è mai stata minacciata da Berlusconi.

Furio Colombo sa che Berlusconi ha portato democrazia in questo sistema, perché è tuttora il più grande editore che ha fatto del pluralismo e della libertà di pensiero e d’informazione anche il suo successo imprenditoriale ed economico e che solo una vulgata ignobile può far credere che con lui la libertà di parola sia stata minacciata.

Furio Colombo sa che il conflitto d’interessi di Berlusconi è stato lampante, eclatante, evidente, manifesto, gigantesco, da tutti conosciuto… e proprio per questo non poteva essere utilizzato.

Furio Colombo sa che quando la sinistra ha governato per 5 anni si è guardata bene dal fare una legge che lo risolvesse perché sapeva che il conflitto d’interessi era una straordinaria arma di ricatto contro Berlusconi e nello stesso tempo, un’arma assolutamente spuntata per lui.

Furio Colombo sa che i conflitti d’interesse, da sempre, sono quelli che non si vedono ma ci sono, perché per essere funzionali devono essere usati nella penombra del potere.

Furio Colombo sa che se un segretario del maggiore partito della sinistra (un nome a caso, Fassino), viene casualmente beccato al telefono con un faccendiere a dire “finalmente abbiamo una banca?”… all’interno di una delle operazioni finanziarie più scandalose della storia di questo paese, quello è un conflitto d’interesse vero, reale e più pericoloso per la democrazia perché intreccia in maniera incontrollata spregiudicatezza politica e grande finanza.

Furio Colombo sa che se un Presidente del Consiglio (o chi per lui) manda su carta intestata di Palazzo Chigi un piano di sovietizzazione di un’azienda privata quotata in borsa, del valore di 30 mld che è un asset strategico fondamentale nel sistema economico italiano, 48 ore prima un importante cda in cui gli azionisti (privati!) di quell’azienda devono deciderne il futuro, determina un’ingerenza indebita e pericolosa che segna un conflitto d’interessi scandaloso nei confronti di uno dei più grandi gruppi privati del paese.

Furio Colombo sa che quello che qualche giorno fa il nostro Marco Taradash ha detto… è verissimo: “in Italia Berlusconi ha un conflitto d’interessi ma con i soldi suoi; mentre c’è qualcuno che ce l’ha con i soldi degli altri”.

Furio Colombo sa che da 40 anni l’intreccio economico, finanziario e politico tra cooperative rosse e sinistra nella gestione del potere, dei finanziamenti, degli appalti negli enti locali e nelle pubbliche amministrazioni, nella politica di clientele che determina, nell’uccisione delle più elementari regole del mercato è un conflitto d’interessi spaventoso che pesa più di ogni retorica sulle regole della democrazia.

Furio Colombo sa tutto questo ma non vuole regalare neanche una pagina di storia al Berlusconi imprenditore e politico.

Berlusconi ha 70 anni ed entrerà nei libri di storia inevitabilmente perché ha cambiato il volto di questo paese. Ha traghettato l’Italia fuori dalla melma di tangentopoli e di un’offensiva giudiziaria che ha minato (quella si) le regole della democrazia. Ha inventato il bipolarismo… anzi è stato lui, fino ad oggi, il bipolarismo. E’ stato odiato come solo la stupidità ideologica consente di fare. Ha diviso l’Italia e ha imposto l’obbligo di una scelta di campo. Ha costretto la stessa sinistra paleo-comunista a confrontarsi con se stessa ed il proprio futuro, altrimenti staremmo ancora alle lacrime di Occhetto. Ha rivoluzionato linguaggi, immagini, comunicazione. Ha dato un volto, un’identità politica, un’emozione di piazza ad una parte del paese (forse quella maggiore) che non ha intellettuali, premi Nobel, giornalisti, cantanti, comici a rappresentarla. Ha creato le basi per la costruzione di un soggetto politico che può, per la prima volta, tenere insieme conservatori e liberali, riformisti e identitari, laici e cattolici… cosa impensabile 10 anni fa (e che ora forse sta ad altri iniziare a lavorare sul serio per costruire questa questa maledetta e straordinaria Right Nation di cui l’Italia ha bisogno).
Berlusconi è stato il nuovo con tutte le sue contraddizioni; ha vinto due volte e due volte è stato sconfitto dallo stesso avversario che è il vecchio: vecchio in una politica di intrecci di potere, di potentati economici e finanziari, di un capitalismo senza capitali che proprio per questo ha bisogno della politica, di una classe intellettuale indecente ed incapace di leggere il mondo che cambia.
Però, ironia della sorta ne siamo sicuri, comunque vada, Berlusconi avrà una pagina di storia…il suo avversario, al massimo un trafiletto in qualche libro di spiritismo.

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