La guerra si sta avvicinando e per Israele sarebbe partito il conto alla rovescia. Il conflitto in Libano è stato solo un piccolo assaggio di ciò che dobbiamo aspettarci. Siria, Iran, Hezbollah, Hamas, stanno preparando la grande offensiva contro “l’entità sionista”. E’ questa, in sostanza la tesi inquietante, che Caroline Glick, ricercatrice del Center for Security Policy, pubblica su questo lungo articolo su The Jerusalem Post, denso di notizie e di analisi.
Ma ciò che preoccupa maggiormente in questa fase, sarebbe il ritorno ad un ruolo estremamente attivo nella regione, in appoggio alle ambizioni siriane e all’integralismo islamico, da parte della Russia di Putin. Scrive la Glick che “l’orso russo si è risvegliato dopo 15 anni di ibernazione. Sotto la leadership dell’ex capo del KGB Vladimir Putin, la Russia sta riaffermando la sua tradizionale ostilità verso Israele”.
Diversi elementi confermerebbero questo. In questi giorni Mosca ha inviato in Libano ingegneri militari con il compito di ricostruire i ponti distrutti durante la recente offensiva dall’IDF. Mosnews, in questo articolo, rivela che a protezione delle operazioni, ci saranno circa 500 uomini dei battaglioni Vodstock e Zapad che sono parte della 42° divisione motorizzata che opera in Cecenia. Sono reparti speciali composti da ex ribelli ceceni ora integrati nell’esercito russo e comandati prevalentemente da ufficiali mussulmani (in modo particolare il comandante del battaglione Zapad è l’ex comandante ribelle ceceno Sulim Yamadayev). La cosa che preoccupa Israele è che l’operazione avviene fuori dal controllo Unifil basandosi su un accordo bilaterale tra governo libanese e russo come ha dichiarato il ministro della difesa russo Sergei Ivanov. Mosnews afferma anche che questa è la prima volta che soldati russi operano “apertamente” nel teatro medio-orientale, dato che nei decenni passati vi furono solo “consiglieri militari” inviati in Egitto e Siria ad addestrare gli acquirenti di armamento russo.
Non solo, ma durante l’ultima offensiva di Israele in Libano, Mosca avrebbe svolto un ruolo più che attivo nel supporto di intelligence agli Hezbollah. Oltre all’accordo che dal 2005 lega Damasco e Teheran nello sviluppo di postazioni SIGINT per il controllo del territorio (che Jane’s Defence afferma prevedere altre due basi entro il 2007), i siriani hanno utilizzato ampiamente la tecnologia russa in Libano, il che spiegherebbe l’impressionante ed inaspettata capacità degli Hezbollah di contrastare l’esercito israeliano proprio nel campo della intelligence elettronica. D’altronde la denuncia anche di armamenti russi in dotazione agli Hezbollah, (come i famigerati missili anticarro Kornet che hanno causato perdite notevoli ai carri Merkawa) fu fatta da Israele già nei mesi scorsi (come riporta questo articolo di Mosnews dell’agosto scorso). Inoltre la Russia è il paese che con più forza si oppone alle Nazioni Unite all’ipotesi di sanzioni contro il programma nucleare iraniano.
La Glick ricorda come la politica anti-israeliana della Russia non è cosa recente: nel 1967 fu l’Unione Sovietica a convincere la Siria ad entrare in quella che diventerà la Guerra dei Sei Giorni, presentando un falso rapporto di intelligence che prospettava l’imminente invasione della Siria da parte di Israele; ed anche nel 1973 furono i Sovietici ad incoraggiare Egitto e Siria contro Israele.
La Glick non risparmia critiche al governo Olmert di immobilità di fronte allo schieramento di truppe russo-cecene in Libano ed al fatto che non denuncia le attività di riarmo degli Hezbollah che già in questi giorni stanno avvenendo. Non solo ma anche i vertici militari, colpevoli della mediocre campagna di terra compiuta dall’IDF, sono sotto accusa nel suo articolo, tanto da affermare che punteranno a sottovalutare il pericolo siriano da nord per non ammettere il fallimento delle operazioni in Libano.
La conclusione della Glick è chiara: “Qualsiasi osservatore obiettivo di questa regione capisce che la tempesta della guerra sta rapidamente avvicinandosi. Con la benedizione di Mosca, Palestinesi, Hezbollah, Siria e Iran stanno fermamente preparandosi alla battaglia. Non c’è dubbio che Israele può resistere alla tempesta che arriva. Ma per farlo dobbiamo avere leader politici e militari che riconoscano ciò che si sta inesorabilmente avvicinando”