Il ministro Melandri è politico di razza e donna di raffinata cultura. Qualche giorno fa alla richiesta dei giornalisti di commentare i dissensi all’interno del governo sulla questione della base Usa di Vicenza, ha risposto: “non voglio aggiungere entropia nel dibattito (Ansa del 22 gennaio)”. Un modo elegante per dire che il governo di cui lei fa parte tende al disordine irreversibile, al casino ingestibile; e se la termodinamica può servire a spiegare la politica italiana, la Melandri non ha neanche la speranza che arrivi un Prigogine qualsiasi a riportare un po’ d’ordine con qualche sistema dissipativo.
Entropia. Uno impazzisce a pensare che un politico possa parlare così e s’immagina il metalmeccanico della Fiat, il disoccupato di Napoli, lo studentello del Mamiani o del Parini annuire alle dichiarazioni del ministro e poi di soppiatto sfogliare nervosamente lo Zingarelli. Forse ha ragione Berlusconi: la sinistra parla all’elite intellettuale, la destra alla gente. Non che questo sia sempre un merito ma perlomeno la destra riesce a farsi capire… anche troppo.
Se il lessico politico della sinistra naufraga nel secondo principio della termodinamica, quello della destra è già naufragato nella definizione anatomica di chi votava a sinistra, fatta dal Cavaliere in campagna elettorale. Perché, per quanta fantasia uno ci possa mettere, non riesce proprio a immaginare quella frase detta così: “ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti testicoli atti a produrre spermatozoi e testosterone, che possano votare facendo il proprio disinteresse”. No, per Berlusconi un coglione è un coglione e il casino non è entropia… è casino.
Se la volgarità è presa diretta sulla gente ha il limite ovvio di ogni volgarità. Ma, nello stesso tempo, l’intellettualismo della sinistra, a volte più volgare della parolaccia, ha il limite di far credere che il paese reale sia quello delle redazioni dei giornali, degli studi televisivi, dei salotti finanziari, delle signore “cool” dei premi letterari. Non consente di comprendere che se c’è una spaccatura tra società civile e classe politica, ancora più profondo è il baratro che divide il paese reale dalla sua classe intellettuale spesso più indecente di quella politica.
Alla fine l’identità della destra sembra più chiara… un po’ volgarotta forse, ma chiara. Mentre l’identità della sinistra è ancora confusa, sbiadita; e non solo perché c’è ancora da capire se sotto sotto ci trovi più Kennedy o Fidel, se funziona mettere insieme Ghandi con De Gasperi. No, il problema è alla radice: l’identità della sinistra italiana, senza Berlusconi, rimane una tensione irrisolta tra l’entropia e i coglioni.