Alla fine, scava scava, tra le scemenze di questa sinistra sempre più fuori dalla realtà, non poteva mancare una sana, linda, gioconda e soprattutto convincente teoria del complotto. Sia chiaro, un complottino, mica una di quelle cospirazioni universali che segnano i grandi movimenti della storia tipo “i Protocolli dei savi di Sion” o “11 settembre by Giulietto Chiesa”… che diamine un po’ di pudore va conservato. Ma quanto basta per rendere ancora più ridicolo il tentativo disperato di tenere insieme i pezzi di una coalizione che ormai si regge solo su logiche di potere, trovando spiegazioni a debolezze e contraddizioni che in realtà sono tutte scritte nel dna di questa sinistra allo sbando.
Il genio che stavolta ha tirato fuori dal cilindro l’ossessione complottista è una femminuccia che sembra uscita fuori da un cortometraggio in bianco e nero degli anni ’70 sul cinema dell’impegno: Rina Gagliardi, firma illustre tra i paleantropi del comunismo nostrano e delle cui riflessioni acute e sensate ci eravamo già interessati su
questo altro post.
Scrive la Gagliardi
su Liberazione: “Il disegno è chiaro e passa per un patto di ferro tra due grandi poteri: il Vaticano e il governo americano. Per capirci: Sua eminenza il cardinale Camillo Ruini e Condoleeza Rice faranno di tutto, da qui ai prossimi due mesi, per far cadere il governo Prodi”. A dire il vero l’avevamo sospettato anche noi che Prodi e la sua gang non fossero molto simpatici a preti e yankees. Ma un’analisi così sofisticata non l’avremmo mai potuta fare. Continua la Gagliardi: “E’ un tam tam che gira nei palazzi della politica, noi non possiamo garantirvi che si tratti di una notizia certa, o di una verità politica dimostrata. Non dubitiamo invece della sua credibilità”. Chiaro no? Non è detto che sia vera ma è credibile. E in epoca in cui chi governa è meno credibile di una seduta spiritica, aggrapparsi a un “tam tam” per risolvere le contraddizioni diventa una sorta di terapia di gruppo, una pratica necessaria ad evitare la presa di consapevolezza del proprio fallimento.
Il ragionamento della Gagliardi continua all’interno di un’analisi che in sostanza dice: gli Usa odiano il governo Prodi per il suo profilo europeista in politica estera, profilo che questo Governo non ha perché, anche riuscendo leggere uno straccio di politica estera in questo straccio di governo, questa sembrerebbe più sudamericana che europea, visto che è difficile immaginare un ministro degli esteri inglese o tedesco passeggiare per le vie di Beirut sottobraccio ad un leader Hezbollah; mentre Chavez uno ce lo vedrebbe pure. “Prodi resta per gli americani un politico di profilo europeo. Un leader poco affidabile”… e questo in realtà non solo per gli americani.
Il Vaticano odia il governo Prodi innanzitutto perché Ruini ce l’ha personalmente con lui da quando il professore è sceso in politica (sic), poi perché questa storia dei Pacs che non si chiamano Pacs ma Dico, la Cei non l’ha mangiata proprio giù. “Ci si sono messi tutti, dalle prediche domenicali di Ratzinger, ai cardinali con gli incubi di Satana. Fino al non possumus del giornale dei vescovi, che ha il sinistro sapore del sillabo di Pio IX e del peggior clericalismo neotemporalistico”.
E così, tra la definizione non molto educata di “intrigante” riservata al Presidente della Conferenza Episcopale e sbraiti anti-americani la Gagliardi conclude la sua gustosa analisi convinta che oltreoceano e oltretevere stiano congiurando per logorare l’Unione, anzi frantumarla e seppellirla, cacciare Prodi e D’Alema, andare ad un anno e mezzo o due di governo neocentrista, riformare la legge elettorale nel senso indicato dai referendari, ovvero nel senso di recidere per la sinistra radicale e per Rifondazione comunista ogni vera possibilità di rappresentanza, inaugurare, insomma, la terza Repubblica: ecco il programma che, chissà, Camillo può avere spiegato a Condy”. Già chissà. Fosse vero, sarebbe un programma più dignitoso di quello dell’Ulivo. Del resto, a noi reazionari, sapere di avere alleati gli Usa e il Vaticano ci rassicura molto di più che sperare di avere alleati Montezemolo e Nanni Moretti. Ma inevitabilmente il pensiero della Gagliardi fa scuola e alla fine si trasforma in delirio quando se ne appropriano intelligenze ancora meno brillanti come quella dell’On. Russo Spena che in questa intervista dichiara che ci sono: reazioni preoccupanti di poteri esterni alla democrazia parlamentare, che sono a-democratici perché non rispettano la dialettica parlamentare”.
Il problema è che da sempre le teorie complottiste servono a ridurre la complessità della politica, i fattori che determinano rapporti di forza, i punti di debolezza, alla propria incapacità di leggere la storia; servono a spiegare il mondo semplificando le dinamiche e chiudendole dentro gabbie ideologiche. Le teorie complottiste servono a non capire. Forse la sinistra farebbe bene a riflettere sui limiti di un progetto politico che non è un progetto ma un’accozzaglia di giochi di potere, di interessi di gruppi che imprigionano un governo che ha sempre meno autorità e sempre più contraddizioni in parte storiche, in parte culturali, in parte responsabilità di una classe dirigente che non vuole capire questo Paese ma solo dominarlo.
Che Stati Uniti e Chiesa italiana siano preoccupati di dove sta andando il nostro Paese dopo neanche un anno di questo governo, ci rassicura del fatto che non siamo soli nel giudizio. Forse la Gagliardi dovrebbe accettare il fatto che a sperare che Prodi se ne vada a casa, non sono solo “Condy e Camillo”, ma la stragrande maggioranza degli italiani. E magari trarne le conseguenze…
Immagine: Vincenzo Camuccini, Morte di Giulio Cesare, 1798