Facciamo una premessa. La classe dirigente della sinistra italiana è la più sopravalutata d’Europa. Il suo livello di capacità politica è inversamente proporzionale all’immagine che di questi geni cerca di darci quotidianamente il circo mediatico dei grandi analisti; facendo credere che boiardi spiritisti, grigi burocrati del vecchio Pci, quarte file dell’antica congregazione cattocomunista e radicali in libera caduta, possano essere leader politici.
Questa premessa è necessaria per capire che il pantano in cui si trova oggi il nostro paese non è causato semplicemente da una sbagliata legge elettorale, come vorrebbero far credere molti accorti e furbetti commentatori (che si dimenticano di dire che la sinistra ha vinto di 24.000 voti alla Camera ma ha perso di oltre 400.000 –quattrocentomila!!!!- voti al Senato e che senza quella legge che garantiva il premio di maggioranza a base regionale, al Senato ci sarebbe una netta maggioranza di centrodestra). Il pantano è colpa innanzitutto di una classe politica senza visione strategica, accecata da odio ideologico e da fame di potere ed incapace di una minima prospettiva a medio termine.
Quando un anno fa il Cavaliere, all’indomani di un’elezione che aveva spaccato in due il Paese senza lasciare molte prospettive, propose l’idea di una Grosse Koalition, ci fu qualcuno che nei Ds e nella Margherita ci pensò un po’ su, non ritenendola un’idea del tutto peregrina. Un’intuizione ardita e seria, troppo seria per questo Paese e per la sua classe dirigente, per i suoi poteri forti (che allora erano ancora tutti schierati dietro l’illusione prodiana), per una classe intellettuale e giornalistica che, come al solito, era talmente imbevuta di antiberlusconismo da non capire la follia di un governo costruito sul nulla e retto dal voto di un senatore dell’Oceania o dall’effetto dell’aspirina su Scalfaro. Alla fine la proposta cadde nel vuoto. Imprigionati in quell’imbroglio apocalittico che sono state le loro primarie, i leader della sinistra non ebbero il coraggio di forzare la mano e dire a Prodi che aveva fallito prima ancora di cominciare. E lui, che aveva intuito che una mossa del genere lo avrebbe liquidato definitivamente, rispose con arroganza, strafottenza, anticipando i tempi del suo incarico, convinto che avrebbe governato con l’aiuto dei suoi spiriti e soprattutto che sarebbe bastata la solita indecente gestione del potere di cui lui è maestro, e la logica del ricatto (senza di me tutti a casa!) per garantire equilibrio all’interno di una maggioranza inesistente. Il problema è che Prodi non ha mai voluto accettare il fatto che il vero leader dell’Unione è Berlusconi e non lui; che quello che tiene unito il centro-sinistra è il Cavaliere e che, se potessero, i suoi elettori a Prodi lo manderebbero a pedalare sul K2 (senza bombole di ossigeno).
Quello che è successo in questi giorni era ampiamente prevedibile e infatti su questo blog scamuffo l’avevamo previsto…
qui e anche qui.
Ora, come uscire dalle sabbie mobili in cui questa sinistra irresponsabile ha gettato il Paese? In una democrazia seria, una crisi di governo come questa, irreversibile perché in realtà procede da 9 mesi e non si lega ad un semplice voto di Senato, si risolverebbe in un modo solo: con lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate. Ma questa non è una democrazia seria. E, al di là dei convenevoli istituzionali, non bisogna dimenticare che al Quirinale siede un signore che si chiama Giorgio Napolitano, che per carità non è Scalfaro, ma che è stato eletto come si elegge un segretario di una sezione del Pci del Mugello, con lo scopo principale di arginare la prevedibile crisi dell’esecutivo. Aspettarsi da Napolitano un atto di coraggio ora è improbabile. Magari fra 30 anni, come sull’Ungheria e sulle Foibe, ci dirà che ha sbagliato, ma per ora proverà a dare un’altra chance a Prodi. Quindi escluse le elezioni anticipate (che comunque il centrodestra fa bene a continuare a chiedere per tenere il fiato sul collo a una maggioranza in netta difficoltà), due sono le ipotesi percorribili: un governo tecnico o un Prodi 2.
Se a sinistra ci fosse qualcuno dotato di intelligenza politica non avrebbe dubbi: governo tecnico per un anno, un anno e mezzo, il tempo per modificare la legge elettorale, per fare le riforme più scottanti (a partire da quella delle pensioni), ma soprattutto per trovare un minimo sbocco per un Partito Democratico senza il quale la sinistra è finita. I Ds sono in mezzo a un guado perché sono loro a pagare il prezzo più alto di questo disfacimento: finché saranno impegnati a coprire le cazzate di Prodi, della sinistra radicale, a mettere la faccia su ogni fallimento del governo, la crisi di consensi continuerà e nello stesso tempo non avranno né lucidità, né energia per costruire il Pd senza il quale sono finiti. La Margherita ha più opzioni attraverso il canale neo-centrista ma i Ds no: rischiano la liquefazione. E in questo momento per la loro coalizione, il pericolo viene più dal centro che dalla sinistra radicale che ha dimostrato di sapersi vendere per due lire.
Un governo tecnico consentirebbe loro di uscire da una situazione che in realtà non controllano più, ma questo sarebbe un ragionamento da classe politica capace di avere una visione più profonda.
Quindi con la solita stupida arroganza punteranno ad un Prodi 2 con o senza rimpasto. Per altri 6-7 mesi al massimo continueranno in questa pantomima di fasi nuove, nuovi programmi (come se non ne bastava uno di 281 pagine), nuove fratture, nuove liti, mercanteggiamenti; crisi isteriche di decadenti signore che offendono il governo di cui fanno parte per poi votare a favore; 6-7 mesi di annunci di lealtà indistruttibile, di doppigiochi, di ipocrisie; magari stavolta non andranno a Caserta ma direttamente a Versailles.
Un governo tecnico servirebbe anche al centro-destra per liquidare Prodi e dimostrare l’inconsistenza della nuova primavera ulivista; per ridefinire i paletti di scelte strategiche, in politica estera e in politica economica, per arginare le derive in campo etico e recuperare pace sociale. Ma se sarà un Prodi 2, paradossalmente, gli unici a trarne vantaggio saranno proprio Berlusconi Bossi e Fini.
I 12 punti imposti da Prodi già negano il motivo stesso per cui il centro-sinistra esiste. Sarà uno spettacolo. Basterà aspettare, ramazza in mano, il tempo necessario: poi spazzare via le ultime briciole di questa sinistra suicida e riprendere in mano il paese. Sedute spiritiche permettendo…
update del 24 febbraio: come volevasi dimostrare. Il Presidente della Repubblica ha rinviato Prodi alle Camere. Salvo sorprese torna il governo dei fantasmi. In questo blog inizia il conto alla rovescia prima del crollo finale. Accettiamo scommesse…