In questo blog non si crede molto ai sondaggi. Da quando Lilli Gruber cambiò di colore in diretta televisiva, trasformando il suo fondo tinta amaranto in un grigio cianotico, durante la lunga notte delle elezioni americane in cui Bush fece a pezzettini Kerry, dopo che sondaggi ed exit-poll avevano dato il democratico vincitore; e quando i compagni del Manifesto collezionarono quella memorabile figura di merda regalandoci una pagina di indimenticabile giornalismo… da allora, dicevo, abbiamo iniziato a nutrire qualche dubbio sulle capacità divinatorie dei sondaggi. Poi sono arrivate le elezioni italiane con i 7 punti di vantaggio che tutti i sondaggi (tranne quelli che aveva in mano Berlusconi) davano al centrosinistra e la nuova primavera ulivista prevista negli exit poll. Abbiamo visto come è andata. Quindi la cautela è d’obbligo.
Ma siccome
il nostro fraterno sindaco di Tocque-ville ce la mena spesso con ‘sta storia dei sondaggi (e a dire il vero, lui quasi sempre ci prende), stavolta per le elezioni francesi gli siamo andati appresso. E spulciando tra i suoi riferimenti di sondaggisti d’oltralpe, estrapoliamo un dato odierno che ci sembra fondamentale per capire quello che sta succedendo in Francia.
Il sondaggio Ipsos di oggi, oltre all’allargamento della forbice tra Sarkozy e Royal (ora +7%) rivela le intenzioni di voto degli elettori dei due esclusi dal ballottaggio finale: Bayrou e Le Pen. E se appare scontato il dato dell’estrema destra che indica una netta discesa degli elettori del Front National che dichiarano di voler votare per uno dei due candidati (per Sarkozy dal 61 al 57% e per la Royal dal 15 al 9%) in relazione all’invito di Le Pen ad astenersi, molto più interessante è l’altro grafico presentato. In quest’ultima rivelazione Sarkozy supererebbe la Royal anche tra gli elettori di Bayrou: il 37% voterebbe a favore del mitico Sarko e il 36% a favore della divertente Ségolène, con un 5% di spostamento da un candidato all’altro ed un’astensione stabile, dati questo che, a pochi giorni dall’elezione, potrebbero essere molto indicativi.
Per scaltri e competenti osservatori politici come noi appaiono chiari i fattori determinanti questa evoluzione che potrebbe sancire l’esito finale delle presidenziali francesi. Innanzitutto la collocazione tradizionalmente a destra dell’elettorato centrista francese (dai tempi di Giscard d’Estaing) che, confluito in buona parte negli arancioni di Bayrou, tende nel ballottaggio a riposizionarsi a destra; poi il fatto che comunque la giri e nonostante il mascheramento che i media (anche italiani) fanno della bella signora francese, la Royal appare di una limitatezza politica imbarazzante. In più metteteci che Sarkozy rappresenta veramente l’unica figura forte, innovativa, determinata di fronte alle sfide di questa fase storica, che la politica europea ha partorito negli ultimi 10 anni, ecco che le spiegazioni ci sarebbero pure… se credessimo nei sondaggi.

Ma in più nessuno ci toglie dalla testa che a decretare l’impennata delle intenzioni di voto a favore di Sarkozy anche dell’elettorato di Bayrou, ci sia un altro elemento… non meno serio: l’importanza della discesa in campo di quel grande statista europeo, che si chiama Romano Prodi, che si è speso in prima persona per costruire l’alleanza tra i democratici e i socialisti francesi, chiedendo espressamente a Bayrou (suo amico) di appoggiare la Royal. Pochi giorni fa, intervenendo con un videomessaggio alla convention dei socialisti francesi aveva detto: “Cari amici, i democratici ed i socialisti, gli europeisti convinti, devono unire le loro forze per una azione comune per costruire una nuova societa’. In Italia abbiamo cominciato a farlo, il governo che io guido è già il risultato di questa convergenza tra la tradizione e i valori dei socialisti e quelli dei democratici”.
Noi, che non siamo “europeisti convinti” (perché amiamo l’Europa), che non siamo socialisti (perché amiamo la libertà) e che non siamo neanche tanto tanto democratici (per questo rispettiamo diversità e pluralismo e abbiamo un’idea precisa di identità) ci accontentiamo di immaginare un’Europa un po’ più decente di quella spazzatura burocratica e imbelle costruita da Prodi durante la sua presidenza a Bruxelles. Per questo speriamo nella vittoria di Sarkozy, convinti che le nuove sfide politiche l’Europa le possa vincere solo partendo dalla sua identità, difendendo la sua storia, garantendo la sua sicurezza, abbattendo i privilegi economici e sociali costruiti dalle sinistre, sconfiggendo quel cancro culturale che ancora ci portiamo dietro che è stata la cultura del ’68 e quella del ’77, e legittimando guide forti, governi autorevoli e politiche realiste in grado di dare retta ai bisogni della gente e non dei gruppi di potere e delle cricche intellettuali. Insomma, una moderna politica di destra. Allez Sarko!
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