Un’attenta analisi sociologica, antropologica, archeologica, paleontologica, biostratigrafica, fatta con il Carbonio-14 (metodo che, si sa, lascia molti dubbi di efficacia ma è ecologico) e con gli isotopi radioattivi, ci consente di concludere che con il passare delle ere la sinistra italiana ha subìto una feconda evoluzione. Non frutto di un Disegno intelligente (almeno a basarsi sulla fisiognomica di Fassino) ma di una selezione naturale della sua classe dirigente, che in realtà è sempre la stessa da 30 anni ma siccome ha cambiato sei volte nome (Pci, Pds, Ds, Ulivo, Unione, e ora Pd), sembra sempre diversa.
Ma a dare a Cesare quel che è di Cesare e a Occhetto quello che è di Occhetto, bisogna riconoscere che trattasi in realtà non di evoluzione casuale ma di allenamento alla corsa, di miglioramento dei record alla distanza: in poche parole si sta sensibilmente riducendo il tempo che separa le cazzate che la sinistra dice e fa, e la presa di consapevolezza delle cazzate medesime. Un record dietro l’altro che ci fa ben sperare nel fatto che forse, tra 1500 anni, i sauri progressisti non saranno estinti ma trasformati in splendidi unicorni bianchi. Perchè i risultati ci sono ed evidenti. Frutto di un costante allenamento, di una dieta calibrata e di molta faccia da culo.
Aspettando tempi migliori per la sinistra italiana, ci limitiamo a registrare i suoi migliori tempi in questa corsa ad ostacoli che si chiama: capacità di analisi politica. Di seguito riportiamo tutti i principali record:
70 anni per capire che i Gulag non erano colonie estive per i figli degli operai sovietici.
60 anni per ammettere che migliaia di italiani nelle foibe non ci sono caduti inciampando durante una scampagnata.
50 anni per scoprire che i carri armati russi a S. Venceslao non ci sono finiti perchè un cazzo di vigile sulla Piazza Rossa aveva detto di girare a sinistra e invece loro sono andati a destra.
30 anni per riconoscere che tutti quei teschi raccolti da Pol Pot non servivano per le repliche dell’Amleto.
15 anni per notare (en passant) che Bettino Craxi non era il vice di Al Capone con delega al bilancio in nero, ma il padre del riformismo italiano.
13 anni per capire che quando Fini a Roma aveva proposto di spostare i campi nomadi fuori dal Grande Raccordo Anulare non lo aveva fatto perché era parente di Himmler ma per motivi di sicurezza e di legalità.
5 anni per soprendersi che quelli che tagliano le teste ai civili inermi e mettono le bombe nei mercati di Baghdad e di Kabul sono terroristi e tagliagole e non nuovi resistenti.
1 anno per appurare che l’idea di togliere l’Ici sulla prima casa non è “un delirio che andrebbe curato “ (Oliviero Diliberto, Aprile 2006) ma “una proposta riformista che estende il diritto alla casa “ (sempre Oliviero Diliberto, Aprile 2007).
Solo 6 mesi per rendersi conto che Ségolène Royal non è una “grande novità politica e culturale “ (Walter Veltroni, Novembre 2006), ma una che è meglio per tutti che è tornata a fare shopping, sopratutto per Veltroni che ora può dire di essere il “Sarko de noantri” e non il “Sego’ de Trastevere”.
Ora a questa sinistra l’attende il record più difficile, perché la distanza è indefinita e la pista scivolosa. Sta provando con tutte le sue forze a infilarsi dentro un’altra allucinazione: quella della crisi della politica. Lo ha detto D’Alema che è come nel ’92. Lo ha ribadito Prodi. Montezemolo lo ha urlato con eleganza come se lui con questa politica non c’entrasse nulla. Ezio Mauro ci ha rassicurati che “la sinistra tuttavia ha una carta che è il Partito Democratico” e che “può diventare il primo soggetto diverso del nuovo secolo”… azzo! In questa nuova gara contro il tempo i recordman della sinistra avranno il solito aiutino. Come Dorando Petri. Li soccorreranno intellettuali, oligarchi, poeti; melodie d’amore e di lotta saranno cantate e salotti accoglienti saranno aperti. Ma i due milioni di italiani in piazza a Dicembre e il milione e mezzo del Family Day, raccontano un altro paese; un paese che partecipa, che si entusiasma, che c’è nelle cose che contano. Un paese spontaneo… e incazzato. La crisi della politica è solamente la crisi di questa oligarchia catto-comunista, assetata di potere, incredibilmente arrogante e incapace di capire l’Italia che va avanti, nonostante loro. Quanto ci metteranno stavolta a rendersene conto? Si accettano scommesse…