Pablo Picasso, Autoritratto, 1972Se io fossi un intelligente leader della sinistra lavorerei per far cadere il governo Prodi, subito. Prima che ci riescano quelli che stanno provando a farci la pelle… e non parlo della destra. Anche se fossi un leader mediamente intelligente farei la stessa cosa. Se fossi un leader stupido invece no; continuerei a fare quello che ho fatto finora: provare a trasformare le mie nevrosi in crisi del paese, arrabattarmi sulle regole di un Partito che nessuno vuole, invece che guardarmi le spalle seriamente da quello che, mentre qui piovono missili, continua a scappare in giro per il mondo tra il Malawi e Ségolène perché ha capito che la sua assenza si nota più della sua presenza. Certo, il problema è come scongiurare le elezioni anticipate. E fin qui la cosa è sacrosanta. Se si dovesse andare al voto oggi il centrosinistra prenderebbe una scoppola tale che non lo risolleverebbe neanche uno strip della Ferilli. Ma lavorare su un Governo tecnico, prima della resa dei conti di Ottobre quando si dovrà dare un senso a quella cosa strana che chiamano Partito Democratico, è l’unica soluzione che appare alla mia intelligenza di leader democratico. Soprattutto ora che è partita l’operazione: “liquidazione DS” e le intercettazioni serviranno a tenere sotto botta Fassino e D’Alema, fino alla proclamazione di Veltroni scelto già nei salotti che contano.
Se io fossi un intelligente leader di sinistra farei questo ragionamento: la nuova primavera dell’Ulivo è andata a farsi fottere. Tra il genio e l’imbecille ha vinto il genio… ovviamente. Se avessimo dato retta a quel geniaccio del Berluska quando ci aveva proposto una Grande Coalizione, dopo quelle elezioni che abbiamo perso pur avendole vinte, ora non staremmo a questo punto (e l’Anarca l’aveva detto!). Avremmo fregato i poteri forti che adesso stanno fregando noi e avremmo ridato peso e valore alla politica invece di sputtanarla in questo modo tanto da far sembrare uno come Montezemolo il moralizzatore dei costumi. Ma siccome non c’abbiamo creduto, siccome abbiamo pensato che il sistema di poteri più o meno occulti che Prodi rappresentava fosse il collante migliore per far diventare intelligenti pure Russo Spena e la Melandri, siccome abbiamo pensato che, imbroglia di qua e incarta di là, avremmo compensato l’assenza di un programma credibile, alla fine al Cavaliere non abbiamo dato retta e abbiamo sbagliato. Ora che quei poteri che ci hanno fatto vincere vogliono la nostra pelle sarà dura resistere. E’ evidente che sul caso Visco l’abbiamo scampata per l’ennesima volta ma solo uno scemo può pensare veramente che si possa continuare ad andare avanti così: bloccando l’attività del Senato per mesi, mettendosi a fare i riti voodoo ogni volta che c’è una votazione, sperando che le bombole di ossigeno mantengano i senatori a vita in vita. Adesso che pure quei crucchi dei tirolesi hanno capito il meccanismo e giocano al rialzo, si può continuare a governare con birra e salsiccia?
In più il quadro è desolante: siamo riusciti a far incazzare tutti, il Paese è allo stremo e non c’è una sola categoria sociale che non speri che schiattiamo e a livello internazionale lasciamo perdere. Eppoi c’è questo problema del PD. Rischiamo di non uscirne vivi. E’ ovvio che Prodi non voglia un leader ma una badante. Se si dovessero fare le primarie ad Ottobre lui non riceverebbe neanche il voto della moglie. Premesso che rischiamo che alle primarie a votare ci torniamo io, Milva, Krizia, forse Renato Zero e magari Massimo Ghini perché secondo me neanche quel bollito di Antonello Venditti si farebbe vedere.
E allora? Allora io, che sono un intelligente leader della sinistra penso che dobbiamo far cadere subito il governo Prodi. Prima delle primarie. Cercare un accordo con la destra per formare un governo tecnico che faccia le riforme e tra un anno e mezzo tornare a votare quando tutti si saranno dimenticati i casini che abbiamo combinato. Anticipare le mosse per cercare di mantenere potere d’interdizione su quei poteri che stanno decidendo per noi. Decretare il nuovo leader a furor di popolo. O meglio far credere al popolo delle primarie che lo decreti; perché in realtà è stato già deciso da Paolo Mieli e da Scalfari, dal patto RCS e da De Benedetti, da Montezemolo e da parte della Confindustria, dall’oscuro potere della finanza italiana e dai poteri forti della finanza internazionale e forse anche da Gianni Letta. A questi poteri serve uno che sciolga la politica nel nulla per poter gestire il paese in maniera più tranquilla; per questo, con i loro giornali e i loro intellettuali, hanno scatenato la favola della crisi della politica. E serve uno che liquidi la sinistra dentro un Partito Democratico che stia a sinistra ma non sia di sinistra. Uno che faccia il politico senza fare politica… che quella la faranno gli altri. L’hanno trovato: “il formidabile Veltroni. Perché per la nuova sinistra servirà un leader col volto pulito, lo sguardo malinconico ma credibile. Uno che sembri fuori dalla palude di questo fallimento, che riesca ad apparire un uomo nuovo anche se nuota in questa palude da 30 anni. E chi meglio di lui può riuscirci? Colui che è diventato sindaco di Roma per un regalo della destra quando era ormai politicamente morto. Uno che per 30 anni ha abitato nei corridoi di Botteghe Oscure ed è riuscito a far credere alla gente di non essere mai stato comunista. Uno che, di fronte alla violenza dilagante a Roma è riuscito a far credere di non esserne il Sindaco, magari facendoci sopra una lezioncina sulla legalità dalle colonne di Repubblica. Insomma mi volete dire che uno così non è il leader adatto per ricostruire una sinistra che non sia più sinistra che vada però bene alla sinistra e anche alla destra che tanto destra non è?
Io dico che se fossi un leader intelligente della sinistra saprei già cosa fare. Peccato che sono solo intelligente…
 
Immagine: Pablo Picasso, Autoritratto, 1972