Sidney Goodman, Figures in a landscape, 1973, part.Da quando a Torino è avvenuta la nuova Trasfigurazione del Monte Tabor e il Salvatore è sceso in mezzo a noi a illuminarci, in questo paese parlare di Veltroni e del veltronismo è sempre più difficile. C’è solo un modo per raccontarlo: demitizzare la favola del “buongoverno veltroniano” di Roma che zittisce ogni tentativo di dimostrare la vacuità dei suoi discorsi programmatici fondati sul copia e incolla di vecchi spezzoni sinistri e poche idee innovative di destra.
Lo diciamo da tempo: il “modello Roma” è innanzitutto uno straordinario sistema di potere trasversale e clientelare che tocca interessi forti nella città e non solo ma soprattutto condiziona e imbavaglia i mezzi d’informazione e la capacità critica di chi dovrebbe denunciare i mali che con Veltroni questa città ha visto aggravare. Chi si troverà a governare Roma dopo Veltroni, sia di destra che di sinistra, troverà una città con molti problemi in più e drammi sociali accentuati.
E’ quello di cui qualcuno finalmente si sta accorgendo… ma non in Italia. Dopo il New York Times del Settembre scorso (ne abbiamo parlato qui), qualche giorno fa è stato l’inglese The Independent (come il NYT non sospettabile di simpatie destrorse) a pubblicare un articolo (eccolo!) in cui evidenzia lo stato di impressionante degrado urbano della città governata dal “new emperor” d’Italia; e si domanda come sia possibile che, a fronte di un’eredità così fallimentare del governo della capitale, Veltroni venga dipinto dalla stampa italiana come il “possibile salvatore della nazione”. Già come è possibile? Forse perché in Italia questi fallimenti non vengono raccontati. L’analisi continua impietosa sul “Mr. Nice” d’Italia, sullo squalor and degradation” del suo regno, sul suo buonismo, sul suo uso strumentale dell’immagine: “se c’è un orfano africano in città, Walter Veltroni gli tenderà la mano. Se c’è un caso commovente cui interessarsi o una strada da intitolare, Veltroni troverà il tempo per farlo. Se Woody Allen, Robert de Niro o George Clooney vengono a Roma, un raggiante Veltroni si farà fotografare a loro fianco”. E conclude in maniera implacabile: “il successo di Veltroni, in breve, è in quella specialità tutta italiana conosciuta come “bella figura”. Ha fatto grande il look di Roma in televisione – basta che non si facciano domande incisive sulle cose fondamentali. E ci si preoccupi di schivare le buche”.
Peter Popham, l’autore dell’articolo, ha raccontato quello che è vietato raccontare. Perchè in questa città si continua a vivere dentro una nuvola soffice, morbida, sospesi tra la terra e il cielo, dentro una sorta di annullamento della realtà che i media favoriscono e alimentano. Il discorso di Veltroni a Torino è l’accreditamento scontato di un’idea della politica che non esiste, che lui non ha mai realizzato ma che proprio per questo si può sognare.
Il paradosso è che il “modello Roma”, biglietto da visita mostrato con compiacenza ogni volta che si parla di Veltroni, è raccontato non dalle cose fatte (in 6 anni molto poche) ma dai silenzi attorno ai veri mali di una città che nonostante Valentino, gli amici intellettuali, i giornalisti silenti, ha problemi strutturali che non sono mai stati affrontati, forme di degrado intollerabile e servizi peggiorati. Una città carica di disgregazione sociale, di conflitti, di illegalità tanto da spingere persino gli stessi elettori di sinistra a denunciarlo con imbarazzo.
E allora succede che in questa sospensione della realtà, l’ennesimo scandalo che coinvolge l’AMA (la più importante municipalizzata di Roma, centro del potere economico e politico veltroniano) venga scoperto da un’inchiesta stile “Report”, non da qualche giornalista d’attacco, ma da due giovani consiglieri municipali della Destra romana (Francesco Filini e Fabrizio Santori) che armati di videocamere e faccia tosta si sono intrufolati nei depositi, hanno ripreso, documentato, intervistato… e scoperto quello che non doveva essere scoperto.
La video-inchiesta dal titolo Kill’AMA è oggi scaricabile su You Tube (qui e qui) e sarebbe opportuno che si facesse circolare per rendere bene l’idea di cosa è la Roma veltroniana: non una moderna capitale europea ma la caricatura della Roma felliniana (come lo stesso Popham ha evidenziato). E questo scandalo, ancora più indecente perché legato all’aumento delle tariffe sulla raccolta rifiuti imposte da Veltroni (+ 16% per le famiglie e + 30% per le imprese)
per appianare deficit e sprechi vergognosi, in un paese normale spingerebbe perlomeno un sindaco o un assessore competente a dare risposte… ma invece, nella Roma del buongoverno veltroniano e nell’Italia del nuovo Salvatore, si perde dentro i fumi dell’indifferenza giornalistica e dell’opinione pubblica.
Epitaffio di questa ennesimo scandalo sottaciuto del “buongoverno veltroniano”, rimane un povero dipendente dell’AMA che di fronte alle incessanti domande dei giovani e improvvisati reporter, non avendo più risposte credibili si è arreso e ha confessato: Ma quand’è che i romani se romperanno le scatole de ‘ste cose e verrano qui a dacce ‘na massa de legnate?”. Forse quando qualcuno, queste cose, inizierà a raccontargliele… e a raccontarle a tutti gli italiani.

Immagine: Sidney Goodman, Figures in a landscape, 1973, part.