Scena 1: l’Anarca è nella terra dei Bretti, la verde Calabria indoeuropea per la meritata vacanza piccolo-borghese. La mattina del 20 agosto, tradendo le promesse fatte alla partenza, cede alla tentazione di leggere un giornale e compra il Corriere della Sera ritrovandosi sdraiato in spiaggia a gustarsi la superlativa intervista ad Antonello Venditti sulle primarie del PD. Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere e quando un cantante decide di parlare di politica la possibilità che dica stronzate è inversamente proporzionale alla dignità che acquisterebbe con il silenzio. Se poi a parlare è un quasi 60enne bollito che ormai non azzecca una canzone neanche per sbaglio, un senso di pietà ipocrita pervade l’animo dell’insensibile Anarca e lo induce a ritenere la vecchiaia non più una virtù ma una colpa inevitabile. Ma perché, se uno vuole dire cazzate, non apre un blog come ho fatto io, invece di rilasciare interviste?
Sia chiara una cosa, l’Anarca ha amato molto Venditti e forse lo ama ancora: “Roma Capoccia” meriterebbe un posto d’onore tra le canzoni d’autore del secolo. “Modena” è un gioiello inestimabile per l’ammissione sincera (“con le nostre famose facce idiote, eccoci qui”) e per l’indimenticabile sax di Gato Barbieri. Eppoi tutte quelle donne, “Lilly”, “Sara”, “Giulia” che raccontavano amori e drammi, speranze e storie vive. Insomma, dispiace che uno come Venditti venga ricordato solo come “er Mameli della Roma”, per quanto, quando la Sud intona imponente “Roma Roma Roma” pure ai tifosi del Liverpool scorre un brivido lungo la schiena.
E allora, passi la chicca su “Roma non è mai stata così bella” come con Veltroni e sulla raggiunta “qualità della vita”, negli stessi giorni in cui Giuseppe Tornatore è stato pestato da tre balordi mentre passeggiava sull’Aventino; una piccola défaillance che si perdona ai poeti di corte perché nessuno sa quanto è faticoso omaggiare il proprio sovrano.
Ma la rivelazione per l’Anarca è stata la vera storia della nascita del Pd. Dice Venditti: “del Pd con Veltroni ne parliamo fin dal 1976”. Cazzo! Trentuno anni che ne parlano e ancora lo devono fare. Quando si dice il decisionismo! Siamo a metà degli anni ’70 “eravamo a prendere il caffè da Vezio, il bar dietro a Botteghe Oscure. E io chiesi a Walter se non fosse il momento per i riformisti come lui (…) di andare oltre il Pci a costo di uscire dal partito, per costruire un partito nuovo aperto agli altri riformisti laici e cattolici”. Niente male per uno che proprio nel 1976 scriveva “Nostra Signora di Lourdes” coglionando il compromesso storico e i primi tentativi di sintesi politica tra cultura comunista e cattolica di sinistra. Memoria corta del cantante bollito che continua: “Veltroni era un po’ il nostro piccolo Budda. Quello che in futuro poteva trasformare il Pci a nostra somiglianza: meno settario, lontano da Mosca, attento ai diritti civili”. Certo, lontano da Mosca ma ovviamente con i soldi di Mosca che finanziava non solo il partito dove il piccolo Budda lavorava, ma anche le feste dell’Unità dove Venditti andava a cantare. Dopo il 1976 ci fu Solidarnosc in Polonia, piazza Tien Ammen, il Muro di Berlino che crollò portando alla luce l’orrore del comunismo dell’est. Da un poeta cantautore “attento ai diritti civili e lontano da Mosca” uno si sarebbe aspettato negli anni una canzoncina, una strofa, almeno un ritornello su tutto questo. Niente. L’attenzione ai “diritti civili” si limitava alla chiacchierate al bar di Vezio. In compenso una bella canzone contro Berlusconi non poteva mancare nel repertorio del cantautore bollito. Eppoi ovviamente l’outing del bollito corretto: Veltroni “del comunista non aveva proprio nulla. Parlavamo di cinema, di musica e giocavamo a pallone”. Non so se mi spiego: giocavano pure a pallone. Come si fa a dire che erano comunisti? E lo stesso Venditti, ovviamente mai stato: “io mi sono sempre sentito sia laico che cattolico”. L’Anarca ha chiuso e si è tuffato nelle fresche acque greche di Sibari pensando incuriosito: ma se nessuno nel Pci era comunista, negli anni ’70 i comunisti dove stavano? Nella DC?

Scena 2: è il primo settembre e l’Anarca è in fila sulla Salerno-Reggio Calabria. Alla quarta ora di lamiere e di sole implacabile decide di uscire nella Valle di Diano per evitare il termitaio degli autogrill. Approda nel ridente paesino di Sala Consilina in provincia di Salerno e lo scopre tappezzato di manifesti che annunciano il grande concerto di Antonello Venditti e della sua “great band”. Un favoloso concerto in occasione della festa patronale della Madonna del Castello a Sala Consilina. Il romantico afflato raccontato al Corriere della Sera ha trovato ora il suo epilogo. Il sogno rivoluzionario è diventato sagra paesana. Dal ’76 ad oggi, dal famoso caffè al bar Vezio, l’incontro tra i comunisti mai stati comunisti e i cattolici progressisti mai stati cattolici è finalmente avvenuto nel progetto del grande Partito Democratico. Il piccolo Budda si è reincarnato per la quarta volta, ha raccattato lungo la strada il peggio del cattolicesimo moralista e democratico (da Don Milani a Rosy Bindi) ed è partito alla conquista del mondo senza dimenticare i poteri forti. Il poeta di corte ormai bollito, è passato dalle Feste dell’Unità con Berlinguer alle feste patronali di Sala Consilina: il lungo viaggio verso il PD si è concluso, siamo pronti alla nuova era dei “diritti civili lontani da Mosca”. Viene in mente una bellissima canzone di un famoso cantante che piaceva anche a noi e faceva così:
Compagno di scuola, compagno di niente,
ti sei salvato dal fumo delle barricate?
Compagno di scuola, compagno per niente…