Edward Hopper, Rooms by the Sea, 1951L’Anarca avrebbe voluto scrivere un post sulle primarie del Pd, sul sogno di Veltroni finalmente avveratosi; sulla sua consapevolezza che dopo la caduta del Muro di Berlino “si sarebbe aperto un tempo nuovo, un tempo di ponti e non più di fili spinati”… anche se c’ha messo un po’ ad accettarlo… più o meno quando ha capito che i soldi da Mosca non sarebbero più arrivati. Sul bisogno di dire “grazie, grazie, grazie” ai padri storici o meglio ai bisnonni storici di questo nuovo partito (Vittorio Foa) e “ai ragazzi di sedici anni e agli immigrati che sono andati a votare”… sopratutto a quelli che hanno votato 10 volte ciascuno. Sul fatto che c’è “un’Italia nuova, serena che non odia, non urla”, non pensa male, non rutta, insomma un’Italia educata e perbene che passa il tempo a sognare mentre gli altri tirano avanti la baracca.
L’Anarca avrebbe voluto scrivere del fatto che già ora il Pd è “il più grande partito d’Italia” e forse d’Europa e forse del mondo, che lui Veltroni fa la fila come gli altri per votare… sennò che democratico sarebbe. Che ora il Pd parlerà il “linguaggio della lotta alla povertà” e lo farà con la signora Bulgari, con Afef, con Milly Moratti, con le mogli dei banchieri e magari anche con Veronica.
Insomma avrebbe voluto scrivere questo cumulo di minchiate ed altre ancora… ma è stato inutile. Ci hanno pensato i fedeli cortigiani del giornalismo italiano. Al diavolo irriverenza e polemica. Dopo aver letto questo articolo di Alessandra Longo su Repubblica l’Anarca ha capito che non c’è nulla di più comico e ridicolo di un giornalista prono davanti ai sui padroni nell’atto di prendere sul serio le cazzate che scrive, prendendo poco sul serio l’intelligenza di chi legge. E ha capito come il servilismo assuma involontari connotati di comicità in un articolo così imbarazzante da imbarazzare pure noi abituati a Emilio Fede. Leggetelo anche voi e poi aiutate Alessandra Longo a raccogliere la lingua da terra.

Però le intuizioni arrivano comunque e gli incontri nella vita si fanno anche con le parole. Ed è capitato che l’Anarca è inciampato nelle parole di una grande intelligenza del nostro tempo, Alain Finkielkraut, che sembrano quasi scritte apposta per questa nuovastagionepunto(.)it e forse lo sono visto che si rivolgono al prodotto più osceno del ’68, la generazione dei 50enni che è al potere, figlia di quel relitto di cultura di cui Veltroni è espressione: “Assistiamo all’alleanza tra poeta e burocrate, alla fusione estatica del politichese con l’alfabeto del cuore. Non si riesce più a distinguere il funzionario dal cantautore. La nostra epoca è anche quella in cui tutti dicono la stessa cosa”.
Appunto. La nuovastagionepunto(.)it è sbocciata e ha spalancato la porta della nostra speranza. Buona fortuna, ne avremo tutti bisogno…

P.S.: un plauso a Scribacchiature per il post più esilarante su questa puttanata delle primarie.
Immagine: Edward Hopper, Rooms by the Sea, 1951