Fairfield Porter, The mirror, 1966

di Giampaolo Rossi
Per la satira di Crozza è l’uomo del “ma anche”: una caricatura implacabile che smaschera e ridicolizza quella indecisione ecumenica e l’atteggiamento mentale indotto, “pacatamente e serenamente”, a considerare la politica come proiezione di sé, tra indole narcisista e mai sopiti sogni di egemonia. Eppure, paradosso di una politica che non è bella ma spesso beffarda, Walter Veltroni rischia di fallire non per i suoi “ma anche”, ma per un “mai più” detto di troppo. Una similitudine inquietante con Francesco De Martino, il leader socialista che guidò alla disfatta il PSI nelle elezioni del 1976. Allora l’Italia usciva dal referendum sul divorzio e dalla vittoria comunista alle regionali del ’75 e sembrava irrimediabilmente attratta a sinistra; la sua formula degli “equilibri più avanzati” lo spinse a innescare la crisi del governo Moro e a spostare verso il Pci un Partito socialista che riteneva esaurita l’esperienza riformista. Coniando lo slogan “mai più senza i comunisti”, De Martino affrontò la campagna elettorale andando incontro ad una sconfitta storica: il Psi scese per la prima volta sotto il 10% e per De Martino fu l’inizio della fine. Nel congresso socialista del luglio successivo fu costretto alle dimissioni, cedendo la segreteria ad un giovane Bettino Craxi che aprì la strada alla stagione del vero riformismo socialista.
Dal “mai più senza i comunisti” di De Martino, al “mai più con i comunisti” di Veltroni. La scelta del segretario del Pd di far correre il suo partito da solo “quale che sia la legge elettorale”, escludendo a priori l’ipotesi di accordo con la sinistra radicale, sembra proiettare (seppure con intenti opposti) lo spettro dello stesso fallimento. Ed è forse sulla base di questo precedente, che anche dentro il Pd, iniziano a montare le accuse a Veltroni di aver di fatto causato la crisi di governo, con l’intenzione di andare alle elezioni anticipate. Gli “equilibri più avanzati” di Veltroni non sarebbero più quelli di spostare l’asse politico a sinistra, ma al contrario di spostarlo a destra.
Il partito “a vocazione maggioritaria” che Veltroni vorrebbe fondare con il suo “mai più” sancisce non solo la fine del centro-sinistra ma il suo storico fallimento; e l’imbroglio politico e culturale che c’era dietro di esso potrebbe travolgere non solo Prodi, ma anche coloro che in questi anni ne hanno rappresentato la classe dirigente. Forse quello di Veltroni è un atto di coraggio (e sarebbe il primo), forse è un autentico suicidio politico. Ma se si ripensa alla storia di De Martino, il segretario del Pd, per alcuni l’uomo nuovo della sinistra italiana, potrebbe svelarsi molto più vecchio di quello che sembra.
Immagine: Fairfield Porter, The mirror, 1966