William Harnett, The faithful colt, 1890Repubblica dedica un articolo alla questione della infamante lista nera dei professori ebrei scoperta su internet. Il titolo, a caratteri cubitali, è: BLACKLIST. Il sottotitolo esplicito e chiarificatore dice: Cos’è l’infamia della proscrizione.
L’articolista mostra una grande competenza in materia, profonda conoscenza e capacità di analisi. Scorre con dovizia di particolari gli aspetti più terribili dell’uso del linciaggio e del terribile utilizzo delle liste di proscrizione, partendo dall’orrore delle leggi razziali italiane e dalla cultura antisemita che l’ha prodotte. Ricorda che l’uso della lista ha “a che fare con la morte: la morte fisica o comunque civile”, perché una caratteristica delle liste di proscrizione è che esse prevedono“il diritto per chiunque di assassinare chi ne è colpito”. Di qualunque tipo esse siano “pubbliche o private, più o meno per le spicce, passando o no per simulacri di Tribunali Rivoluzionari e Speciali e Terroristi”, ricorda che “sicari si muovono con una lista di nomi nel taschino”.
Compie un excursus storico straordinario, partendo addirittura da Silla, passando per la “Blacklist per eccellenza”, quella della caccia alle streghe maccartista nell’America degli anni ‘40 e ‘50, arrivando alla Polonia dei giorni nostri, “sciovinista e antisemita dei fratelli Kaczynski”. Si sofferma sulla storia (raccontata in una poesia di Aragon e messa in musica da Léo Ferré ) dell’Affiche Rouge, il manifesto affisso dai nazisti, nella Parigi occupata, con il volto dei membri del gruppo Manuchian, fucilati poi nel 1944. In un breve passaggio lapidario, ricorda che liste di proscrizione ci sono state anche nei “nostri cattivi anni Settanta”, sorvolando (sicuramente per motivi di spazio) sul fatto che dentro quelle liste che si redigevano nelle università, nelle redazioni dei giornali di Lotta o meno, nei manifesti che intellettuali impegnati sottoscrivevano per compensare la loro vanità idiota e irresponsabile con il senso dell’impegno civile, ci finirono ammazzati magistrati, giornalisti, sindacalisti, avversari politici e a volte persino commissari di polizia… Storie di vittime innocenti che nessun poeta ha messo in versi, nessun musicista ha mai cantato, forse perché in Italia, poeti e musicisti, preferivano stare dalla parte dei carnefici.
Strana dimenticanza ma tutto sommato marginale rispetto al valore di questo articolo affidato ad uno dei massimi esperti italiani di “storia delle liste di proscrizione”: il prof. Adriano Sofri.

Immagine: William Harnett, The faithful colt, 1890