“Intercettateci tutti!”: lo hanno gridato nelle loro piazze violette. Lo hanno scritto sulle magliette. Se lo sono attaccato al collo i pirla di quel sottopartito che si chiama IDV. Lo slogan dei paleantropi dipietristi ha un solo difetto: non è uno slogan. E’ quello che già avviene nelle nostra democrazia sotto controllo.
I dati del Ministero, resi noti da Alfonso Papa ex magistrato e deputato del Pdl, nella relazione in Commissione Giustizia della Camera, ci raccontano un Paese alquanto orecchiato. Nel 2009 in Italia ci sono stati circa 120.000 decreti di intercettazione (che in genere racchiudono più di un’utenza telefonica). Considerando che mediamente ogni utenza si collega a trenta, quaranta altre utenze quotidiane, si stimano tra i 4 e i 6 milioni le persone intercettate ogni anno. Quasi il 10% della popolazione italiana è stata registrata nelle sue telefonate private e ascoltata. Non solo, ma poiché le intercettazioni avvengono in maniera automatica, spesso l’intervento di ascolto umano (il famoso brigadiere che molti di noi salutano alla fine di ogni telefonata) interviene solo alla fine del ciclo di intercettazioni. Questo impedisce un controllo effettivo sull’intercettazione. Nelle recenti perquisizioni effettuate in alcune redazioni di giornali, sono state sequestrate intercettazioni ancora non sbrogliate dagli inquirenti. In altre parole, i giornali riescono ad avere le intercettazioni prima ancora che le autorità inquirenti le ascoltino. Niente male. Qui avevamo spiegato perché la legge in difesa della privacy è la nuova linea di confine per la difesa della libertà individuale. Ma 6 milioni di persone ascoltate superano ogni più rosea previsione; ora basta tirare la catena di questo farlocco Stato di diritto e aspettare che lo sciacquone del moralismo giustizialista faccia il suo corso.
Adesso qualcuna delle anime belle della intercettazione libera e della “mai sufficente libertà di stampa” smentisca questi dati, oppure ci dica in quale altra democrazia del mondo avviene una vergogna del genere…