Partiamo da un presupposto: quella delle tre gambe del governo Berlusconi non è una semplice boutade giornalistica o una trovata polemica dei soliti futuristi finiani per dimostrare che in fondo esistono e servono a qualcosa. No. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione sostanziale delle categorie del politico. Il trigambismo si appresta a diventare teoria e forma della politica italiana. Un po’ come il doroteismo, ma con il vantaggio laico, per i tregambisti, di non doversi dare appuntamento nel monastero di S. Dorotea a Roma. Potete scherzarci sopra quanto volete, ma la questione se un governo a tre gambe sia più solido di uno a due, è ormai rilevante. In Italia, fino ad oggi, la politica non aveva mai affrontato il tema delle tre gambe, eccezion fatta per quelle del famoso tavolino spiritico con cui Romano Prodi seppe dai fantasmi che il nascondiglio di Moro era legato al nome Gradoli. Ma parliamo di altri tempi e di altre gambe. Ora la questione è più che mai seria e merita di essere trattata con attenzione politologica dai migliori commentatori dei più importanti giornali.
Italo Bocchino, che dopo Giancarlo Tulliani, è il leader indiscusso dei futuristi finiani, durante una pausa della sua faticosa road show televisiva di presentazione del nuovo movimento, ha trovato il tempo di dichiarare che “le tre gambe parlamentari della maggioranza dicono che vogliamo andare avanti”. Anche se San Francesco parlava con gli uccelli e Bocchino parla con le gambe, la sostanza miracolistica non cambia: l’era del berlusconismo è alla fine. Più oltre è andato l’altro finiano doc, Carmelo Briguglio, che ragionando sull’asse che lega Fli all’Mpa siciliano di Lombardo, si è abbandonato ad una prospettiva ancora più avveniristica affermando che si potrebbe chiamare “terza gamba bipede”. Insomma non c’è limite all’osceno.
Queste affermazioni hanno scatenato, come prevedibile, le reazioni dei rappresentanti delle altre due gambe: Pdl e Lega. Ignazio La Russa, ministro della Difesa e triumviro del Pdl, con la schiettezza che lo contraddistingue ha liquidato la questione: “tre gambe in natura non esistono”. Calderoli, ministro leghista, ha invece empiricamente fatto notare che “con tre gambe o si rallenta o si inciampa”. Ma su questo, Calderoli e La Russa sbagliano clamorosamente. Non solo la terza gamba in natura esiste (o meglio è esistita), ma con tre gambe si possono fare cose incredibili. Entrambi non conoscono la storia del siciliano Francesco Lentini, classe 1890, ribattezzato dalla stampa americana “Frank tre gambe” e che, all’inizio del secolo, spopolò negli States proprio grazie alla sua mostruosa malformazione. Nato a Rosolini vicino Siracusa, era dotato di tre gambe, quattro piedi (di cui uno atrofizzato) e due organi genitali. Probabilmente la deformazione fu dovuta ad un gemello siamese mai sviluppato. Emigrato a 18 anni negli Stati Uniti, divenne una celebrità del famoso circo Barnum & Bailey. Le sue tre gambe, una diversa dall’altra (esattamente come Pdl, Lega e Fli) ma perfettamente funzionanti, non gli impedirono di imparare a nuotare, a cavalcare, né di sposarsi ed avere quattro figli. Il problema per lui sarebbe stato se una delle tre gambe avesse iniziato ad andare per conto suo. Ma non si hanno notizie certe in tal senso. Il controllo sulle sue tre gambe pare sia stato sempre chiaro e deciso. D’altronde la storia racconta che ai genitori di Frank, l’idea di far amputare la gamba in eccesso, quella che partiva dalla colonna vertebrale, era venuta, ma i rischi erano troppo alti.
Insomma, “Frank tre gambe” che il mondo conobbe come la “meraviglia delle meraviglie” può diventare il modello di riferimento del nuovo centrodestra. Se un siciliano emigrante con tre gambe è riuscito a conquistare l’America arrivando a cavalcare persino a fianco di Buffalo Bill, il governo Berlusconi con tre gambe, può tranquillamente riuscire a conquistare l’Italia facendo le riforme di cui il Paese ha bisogno. Terza gamba permettendo.

© Il Tempo, 30 Settembre 2010