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La signora Madeleine Bunting si è arrabbiata molto con il premier inglese David Cameron il quale si è permesso di dire, qualche giorno fa, che in Inghilterra il multiculturalismo è miseramente fallito. Stizzita, la signora non gliele ha mandate a dire e lo ha attaccato dalle colonne di The Guardian,il giornale della sinistra un po’ radicale e molto chic. Eh sì, perché la signora Bunting è un’intellettuale famosa, firma d’eccellenza di quella sorta di “Repubblica in salsa britannica” che dell’Inghilterra multiculturale si è sempre vantata con orgoglio progressista. Con tono lirico la signora ha raccontato la sua recente esperienza di multiculturalismo che, ovviamente, smentirebbe Cameron: e cioè il suo shopping del sabato mattina in Hackney’s Ridley Road nell’East London, dove “dozzine di nazionalità diverse si aggirano alla ricerca delle migliori verdure, vestiti, coperte e utensili da cucina. E l’aria è piena della fragranza di pane turco e pesce salato africano e le bancarelle sono colme di yams e chili”. E se, nonostante la povertà, tra i venditori di strada risuonano epiteti in dialetto londinese, “tutto questo dimostra straordinariamente come la Gran Bretagna ha risolto la sua iper-diversità”.
Ci siamo dilungati sull’articolo della signora Bunting per due motivi: primo per rincuorare noi italiani del fatto che le intellettuali di sinistra inglesi riescono ad essere anche peggio delle nostre. Secondo, per dimostrare l’astrazione con la quale un certo mondo intellettuale progressista continua ad affrontare i temi reali dell’Occidente, quelli che rappresentano le sfide per la sua stessa sopravvivenza: e il multiculturalismo è uno di questi.
L’accusa fatta da David Cameron fa riflettere sui rischi di una tolleranza che si riduce a mera accettazione di forme identitarie spesso ostili ai modelli e alle leggi dei paesi in cui vivono. Con il coraggio e la sfrontatezza che gli consente la giovane età, il leader conservatore britannico ha fatto un’analisi spietata del processo di radicalizzazione di una parte dell’Islam che vive in Gran Bretagna e del rischio che questo comporta per la tenuta della società democratica. Ha denunciato l’errore di un multiculturalismo che ha permesso si creassero “comunità isolate che si comportano in modi contrari ai nostri valori” ed ha affermato che bisogna smetterla di pensare ad un modello di tolleranza passiva “neutrale rispetto ai diversi valori” che consente l’isolamento e la creazione di corpi estranei alla società. Cameron ha coniato una nuova definizione “liberalismo muscolare”, di fronte alla quale la signora Bunting è inorridita, scrivendo subito che
“questa è la politica del body-building: per lo più estetica ma con una possibilità implicita di opprimere”.
In realtà, la riflessione sulla fine del multiculturalismo iniziò nel 2006 proprio con Tony Blair, all’indomani del drammatico attentato alla metropolitana di Londra in cui persero la vita oltre 50 persone. Per l’Inghilterra, la scoperta che gli attentatori suicidi erano giovani inglesi di religione islamica, di seconda e terza generazione, fu un risveglio brusco dalla favola del paese multicolore e pacifico che si faceva vanto di avere la più ampia legislazione anti-discriminazione del mondo. Fu in quei giorni che Trevor Philips, un insospettabile laburista d’origini afrocaraibiche, stretto collaboratore del premier proprio sui temi dell’integrazione, dichiarò al Times che la parola multiculturalismo “significa cose sbagliate”. E poco tempo dopo fu lo stesso Blair, in uno storico discorso, a dire che in una società democratica ci sono “confini di valori condivisi dentro i quali tutti devono essere obbligati a vivere”.
Se gli intellettuali progressisti, oltre a fare shopping nei mercatini multietnici, provassero a navigare su YouTube, scoprirebbero realtà diverse dai paradisi multiculturali che si dipingono. “You Will Pay With Your Blood” è un breve video amatoriale che riprende le manifestazioni integraliste a Londra del 2006 davanti all’ambasciata danese in occasione delle proteste che incendiarono tutta Europa per le famose vignette anti-islamiche. Si vedono giovani urlare slogan in perfetto inglese, inneggiare alla Jihad e alle bombe contro chi offende il Profeta e innalzare cartelli con scritte tipo: “Europa pagherai, il tuo 11 Settembre è vicino”. Non a Kabul, ma nel centro di Londra. Attorno, un cordone di poliziotti garantisce il loro diritto a manifestare. Queste immagini racchiudono l’idea del fallimento del multiculturalismo molto più di qualsiasi concetto. L’immagine di un’Europa stretta nella contraddizione di dover garantire la libertà d’espressione a coloro che la vorrebbero distruggere è il paradosso del multiculturalismo non solo britannico. Il “liberalismo muscolare” che vuole Cameron non impedirà alla signora Bunting di continuare a fare shopping nel suo mercatino, ma forse riuscirà ad evitare che integralismo e fanatismo prendano piede nelle nostra società.

© Il Tempo 9 Febbraio 2011, pubblicato con il titolo “Basta ipocrisie sull’immigrazione”