Tag

,

Su YouTube circola un video che sarebbe bene far vedere a tutti gli inteligentoni che raccontano la piazza degli indignados come pacifica e democratica, contrapposta a quella violenta della minoranza black bloc.
Il video, della durata di 7 minuti, è girato da Radio Radicale e documenta l’accoglienza riservata a Marco Pannella dai manifestanti sabato a Roma. L’anziano leader radicale è accolto da insulti, parolacce e spinte. L’accusa è la stessa che nei giorni scorsi molti ambienti vicini alla sinistra dipietrista e piddina hanno fatto nei confronti dei parlamentari radicali che non hanno partecipato alla farsa aventiniana: e cioè quella di essersi venduto a Berlusconi e di avergli così garantito il numero legale che ha permesso al governo di passare indenne il voto di fiducia.
Sono immagini dolorose e umilianti, che dovrebbero essere mostrate anche in tv per aiutare a capire dove alberga la vera violenza. Pannella, con calma e forzata serenità, cerca di spiegare le sue ragioni ad una folla impazzita di rabbia nei suoi confronti, montata in questi giorni dalla stupida irresponsabilità di intellettuali e leader della sinistra (a partire da Rosy Bindi e dal suo “stronzi” rivolto ai parlamentari radicali qualche giorno fa). Mentre cerca di far ragionare un anziano circondato da bandiere rosse e militanti che lo insultano, viene colpito in pieno viso da un uovo. La scena si sposta poi in un altro punto della piazza dove si vede Pannella avvicinato da un signore distinto in giacca accompagnato dalla moglie, che apostrofandolo con “carogna e pezzo di merda”, gli  sputa in faccia e se ne va. Chi pensa che la violenza che ha distrutto il centro di Roma sia solo il prodotto di un’esigua minoranza di teppisti dovrebbe vedere l’immagine di questo “indignado” di mezza età, vigliacco ma elegante e ben vestito. Oppure quella dello studentello analfabeta, figlio di questa scuola post sessantottina che in un italiano pre-unitario gli urla “cosa ci vieni a fare qui? La gente ti odia e t’infama!”. Ci sarebbe da ridere di questa “gioventù senza speranza” e senza italiano, se queste immagini non facessero piangere. E poi la scena del vecchio leader radicale assalito da un gruppo di manifestanti che lo spintonano per cacciarlo. Volti sfigurati da ire scenografiche che sembrano estratti di un documentario su Hamas o su qualche organizzazione integralista islamica. E ancora l’isteria alimentata dal contagio mentale di persone che si fanno scudo del numero per aggredire, inveire, cacciare.
L’Italia che questo video racconta non è l’Italia migliore, civile, democratica, pacifica e onesta che da settimane ci descrivono i media del grande capitalismo editoriale e degli intellettuali borghesi. E’ l’Italia peggiore, vile, violenta, irrazionale, prevaricatrice. E’ l’Italia educata da anni a un odio viscerale che non sa più riconoscere un avversario da un nemico. E l’Italia di Di Pietro, di Travaglio, di Michele Santoro, di Beppe Grillo e di Asor Rosa. E’ l’Italia degli agitatori di piazza che stimolano le peggiori inquietudini sul futuro degli altri, avendo il loro ben garantito dai soldi e dalle residenze a Parigi. E’ l’Italia forcaiola, giustizialista, moralista che reclama continuamente diritti senza avere la minima concezione di cosa sia un dovere.
La violenza sociale è un fenomeno complesso che raramente si manifesta in modo improvviso, visto che è manipolabile. Essa, in genere, scorre dentro canali sotterranei di frustrazione collettiva che trovano sbocco in superficie attraverso legittimazioni ideologiche e culturali alimentate accuratamente da media e strutture di potere.
L’immagine del leader radicale che cerca disperatamente di ricondurre alla ragione i suoi contestatori ha qualcosa di romantico ma anche di patetico. La sua è una battaglia persa in partenza. È un Don Chisciotte contro mulini a vento che tirano uova, sputano, distruggono negozi e bruciano auto, con l’eroismo guerrigliero della solita italietta codarda. Questa folla deforme non può ascoltare le ragioni di Pannella e di nessun altro, perché non sa ascoltare ragioni. Sa ascoltare solo le proprie suggestioni. Lo aveva capito un secolo e mezzo fa Gustave Le Bon, nel suo saggio “Psicologia delle Folle”.
Questa Italia coccolata e coltivata da una sinistra che spera un giorno di poter controllare l’odio che essa stessa le ha instillato, avrebbe bisogno di un’intelligenza libera, capace di metterla di fronte alle proprie  contraddizioni; avrebbe bisogno, chessò, di un Pasolini. E invece si ritrova con Barbara Spinelli. E oggi questa Italia, a guardarla,  fa paura.

 © Il Tempo, 17 Ottobre 2011
Imagine: Matthias Grunewald, Le tentazioni di S. Antonio, part., 1515