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Aprite gli occhi, questo è un atto di guerra. Non ci sono carri armati ai confini, né eserciti schierati. E’ qualcosa di più asimmetrico di qualsiasi guerra asimmetrica sia stata mai ipotizzata. Senza eserciti invasori, né cellule terroristiche dormienti, il nemico si presenta nebuloso: è un cloud di flussi digitali che alimenta l’ossigeno delle economie e, nello stesso tempo, lo toglie. Un grande polmone elettronico che rimbalza da Wall Street a Londra, da Tokyo a Parigi, giocando sulle nostre vite, sul nostro futuro e sulle nostre speranze. Questo nemico è solo apparentemente impalpabile; esso è brutale e spietato. Fuori da ogni metafora, l’Italia sta subendo il più violento atto di guerra dalla fine del conflitto mondiale. Il più feroce attacco alla propria sovranità nazionale. Un governo democratico, legittimamente eletto, cade non solo per semplici dinamiche politiche; ma per un attacco sistemico alla sua economia, ai suoi interessi nazionali e alla sua immagine da parte di un potere finanziario e mediatico, globale e onnipotente. La parola d’ordine diventa “calmare i mercati” e per farlo la direzione della politica viene deviata all’indietro. Questa guerra la vogliono vedere in pochi perché in troppi hanno già trattato la resa col nemico. E questo avviene con la complicità di un pezzo della classe politica, debole, mediocre, incapace di comprendere che quello che sta avvenendo non è la semplice fine di un governo o la morte dell’odiato nemico. Ma è la fine della politica stessa, la resa incondizionata della sua auctoritas, come principio sovrano espressione della volontà popolare.
 Il ricatto è compiuto. Ciò che il politically correct chiama in maniera eufemistica “turbolenze dei mercati finanziari” ha un altro nome: speculazione. Lo strumento moderno di una tecnocrazia finanziaria sempre più aggressiva, che sta ridisegnando, a immagine dei propri interessi, l’ordine mondiale liquidando la democrazia in Europa come noi la conosciamo da oltre 150 anni. Una tecnocrazia finanziaria che manovra capitali, uccide economie reali, ricatta governi e insidia la libertà di scelta dei cittadini d’Europa.
Svuotati di sovranità (a partire dalla impossibilità di compiere il più elementare atto di uno Stato, cioè battere moneta), i governi europei sono ormai ridotti ad essere revisori dei conti che altri impongono; attraverso una burocrazia europea non legittimata, nascosta dietro la maschera di un parlamento, quello di Bruxelles, unico parlamento al mondo che non esprime alcun governo visibile. L’attacco parte contro gli stati più deboli e arriva a quelli più appetibili.
Non abbiate paura a dire quello che in tanti pensano. Certo, i maestrini del nuovo Leviatano trasparente, vi accuseranno di essere complottisti, vi metteranno ai margini come paria, vi beffeggeranno. Tireranno fuori dal loro cilindro numerelli e analisi ad hoc. Smentiteli. L’economia italiana va meglio di un anno fa. Lo dice persino Confindustria in un recente report elaborato dalla Direzione Analisi Economiche, che la Marcegaglia si è dimenticata di leggere. E cioè che l’alto debito pubblico italiano cresce meno di quello di altri paesi più virtuosi come Francia e Germania e addirittura è tra quelli che cresce meno in Europa. Che il debito aggregato, quello che mette insieme debito pubblico e privato (settore finanziario, imprese, famiglie) è tra i più bassi d’Europa, ben sotto quello di Gran Bretagna, Francia e Spagna. Che la nostra crescita è certo debole, la più debole tra i paesi avanzati, ma non drogata perché le nostre famiglie sono le meno esposte alle bolle speculative che hanno travolto i risparmi in Usa, Uk e Spagna. Che l’Italia è esposta all’estero per soli 4 mld di dollari contro i 56 della Francia, i 34 della Germania e i 14 della Gran Bretagna. Che la nostra industria nel primo semestre del2011 haavuto un aumento dell’export superiore alla media Ue. Questa è la realtà che tutti sanno, soprattutto coloro che la nascondono.
La verità è che ci stanno conquistando, anzi acquistando. Anzi addomesticando. Ernst Jünger una delle ultime voci libere d’Europa, ammonì che “la condizione dell’animale domestico porta in sé quella dell’animale da macello”. Ogni grande progetto di pianificazione si fonda su una strategia combinata di menzogna e di paura. Ciò che i media stanno facendo da mesi in Italia.  Ma per non divenire bestie da macello bisognerebbe rispondere alla menzogna e alla paura con la verità e il coraggio. Proprio ciò che la politica italiana sta dimostrando, in queste ore, di non avere.

© Il Tempo, 12 Novembre 2011
Imagine: Welcome to reality, copertina cd di Ross Copperman, 2007