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Sarkozy è stato per la destra europea quello che Zapatero è stato per la sinistra: una rovina. Quando salì all’Eliseo le aspettative, le idee e le ambizioni sembravano proiettarlo sulla scia dei grandi leader conservatori che avevano segnato il loro tempo, come la Thatcher, come Kohl e in fondo come Aznar (che la Spagna l’aveva cambiato davvero). Con in più, dalla sua, le radici di una tradizione gollista che Chirac aveva addormentato nelle pastoie del potere e che ora tornava con un’idea chiara del ruolo della Francia in Europa. Sarkozy è sembrato, a molti di noi, il campione di un europeismo nazionale, identitario, in grado di imporre una vera integrazione politica a quel Soviet burocratico con sede a Bruxelles. Persino a sinistra, dove il senso di superiorità e la convinzione di essere sempre dalla parte giusta della storia non s’infrange nemmeno di fronte alle scemenze fatte negli ultimi decenni, Sarkozy incuteva rispetto e ammirazione. A tal punto che qualcuno, sforzando il proprio disgusto, lo arrivò a definire “un Blair di destra”, dimenticando che Tony Blair non era stato altro che una Thatcher di sinistra.
Lo scoppio della crisi finanziaria poteva essere una di quelle occasioni che la storia mette a disposizione agli uomini di qualità, per emergere e influire sul suo corso. Sarkozy, ormai è chiaro, non è tra questi. Avrebbe potuto innalzare la Francia a guida di un’Europa spaventata, debole, alla ricerca non solo di un’identità ma anche di una nuova legittimazione democratica, rivendicando il primato della politica sull’economia finanziaria. Invece ha preferito seguire l’arroganza tedesca e accucciarsi ai piedi della eurocrazia delle banche, ritagliandosi anche il ruolo di maggiordomo delle élites mondialiste nella più insensata guerra degli ultimi anni, quella in LIbia.
Comunque vada il ballottaggio francese, la Francia non avrà la forza di ritagliarsi un ruolo di guida nel complesso panorama europeo E l’emergere della figura di Marine Le Pen, la giovane leader di una destra radicale ma moderna, laica e patriottica, costringerà i gollisti francesi ad inseguirla sui temi dell’identità, della sovranità e dell’euroscetticismo che ormai dilagano in tutto il continente.
Il voto francese dovrebbe far riflettere anche il centrodestra italiano nella sua convulsa fase di transizione. Esiste un fuoco sotterraneo, un sentimento diffuso, anche in Italia,  che non ne può più di questa Europa, di un progetto monetario che ha impoverito l’economia, distrutto le imprese e che sta generando frantumazione sociale e imponendo una democrazia finta, ostaggio di una tecnocrazia pronta a liquidarla appena conviene. Coloro che vogliono costruire la “casa dei moderati” rischiano di essere travolti da un’ondata di disgusto per ogni forma di moderatismo, perché in ballo c’è qualcosa di più grande dei loro schemi di carta. In ballo c’è la nostra libertà economica e sociale. E come scrisse Barry Goldwater, uno dei padri della moderna destra americana, “nella difesa della libertà, l’estremismo non è un difetto”.
Dalle ceneri del vecchio Pdl, pensiero liberale e destra identitaria possono trovare un terreno comune di azione politica priva di compromessi, attorno alla necessità di ripensare il progetto europeo e il fallimento dell’euro.
Il liberalismo sa che il suo principale nemico oggi è il capitalismo finanziario che, per mantenere in vita la nuova schiavitù della moneta-debito, sta imponendo uno Stato sempre più burocratico e fiscale dentro un sistema orwelliano di controllo del privato economico e sociale.
La destra identitaria sa che il primato della politica come spazio di decisione, rappresentazione e legittimità, non ha nulla a che vedere col Leviatano di Bruxelles e crede che l’Europa debba essere dei popoli e delle nazioni e non delle banche e delle burocrazie autoelette.
Se Alfano o Casini vogliono costruire il loro dinosauro moderato, si accomodino pure nel grande teatro della fine della politica. Perché questo non è più il tempo della moderazione. E’ il tempo della ribellione liberale e identitaria.

© Il Tempo, 26 Aprile 2012
Immagine: Henri Cartier-Bresson, Along the Marne River, 1936