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Ci sono politici che quando parlano di internet sono peggio degli spam. Non solo sono indesiderati, ma ripetono le stesse scemenze ininterrottamente ficcandole in ogni argomento di cui parlano, come la carne in scatola Spam nel famoso sketch televisivo dei  Monty Python da cui prese il nome appunto, il fenomeno dello spamming. L’ultima in ordine di apparizione è stata Rosy Bindi, presidente del Pd, che durante la manifestazione di Genova contro il terrorismo ha detto testualmente che “il terrorismo si alimenta di antipolitica e c’è  il rischio che si crei un incubatore nella rete abitata dai giovani e dove si leggono segnali di collaborazionismo e acquiescenza verso l’uso della violenza”.
Ora, l’idea che il terrorismo sia un prodotto dell’antipolitica fa sorridere perché se così fosse, la Bindi dovrebbe preoccuparsi non dei giovani che abitano la rete, ma di quei centri di potere senza domicilio (a partire dal sistema dei media  di proprietà dei grandi gruppi finanziari ed economici, al variegato zoo degli intellettuali impegnati) che in questi anni, l’antipolitica l’hanno alimentata, coccolata, diffusa sotto la forma di una costante delegittimazione degli attori politici, di rifiuto elitario e di disprezzo per tutte le forme di espressione della democrazia e delle volontà popolari, aprendo le porte al dominio dei tecnici proprio in quanto élite non politica.
Ma il punto essenziale è che l’assioma internet uguale incubatore di violenza risulta stomachevole quasi quanto doveva risultare stomachevole al grande comico inglese Eric Idle, la carne in scatola Spam che il proprietario del ristorante aveva messo in ogni piatto che voleva fargli mangiare. Internet non è uno spazio di antipolitica, ma al contrario è lo spazio principale della politica post moderna che attraversa ed accelera la crisi delle forme istituzionali tradizionali. È il luogo delle nuove identità (più frammentarie e dinamiche) capaci di generare conflitti e mediazioni, quindi un vero e proprio agire politico. La rete è quindi lo spazio politico per eccellenza, se solo la politica lo capisse. La rete genera, in ogni campo della nostra società, un fenomeno di disintermediazione che mette in crisi i mediatori tradizionali e modifica l’integrazione verticale che ha costruito la spina dorsale del sistema politico, economico e culturale da cui tutti noi proveniamo. La rete è il luogo della rivoluzione che ha ormai cambiato il nostro mondo, costruendo una nuova socialità creativa ed un nuovo linguaggio.
Quello che la Bindi e tutti i gli spammer istituzionali non capiscono (politici, giornalisti di carta, intellettuali bisbetici, tecnocrati) è che, in fondo, non vi è quasi nulla di nuovo in questa incredibile rivoluzione. Tutti  i grandi movimenti sociali che hanno modificato la nostra società e l’immaginario simbolico da cui essa prende linfa, hanno avuto un luogo  dove si sono sviluppati, uno spazio di mediazione (quindi un medium) che è stato il loro messaggio. La rivoluzione industriale ebbe la fabbrica, come spazio dove nacque il movimento operaio,  il sindacalismo e l’immaginario classista che ha caratterizzò la prima fase del capitalismo. La rivoluzione idealista degli inizi del Novecento, che portò alla legittimazione degli stati nazionali, ai fermenti della prima guerra mondiale ma anche delle grandi avanguardie artistiche, ebbe nei caffè e nei circoli elitari i luoghi di elaborazione di pensiero creativo. Il ’68, da cui prese forma l’immaginario libertario e la grande messa in discussione del modello occidentale ebbe nelle università e nei centri di produzione del sapere lo spazio che generò il nuovo modello di informazione e trasmissione della conoscenza.
La rete altro non è che lo spazio dove si configura la nuova e globale trasformazione della nostra società.
Alla fine degli anni ’90, Doc Searls e David Weinberger, due  dei più grandi teorici della rete,  in un saggio online intitolato The World of Ends spiegarono che la grande forza di internet era la sua stupidità. A differenza di tutte le altre reti sistemiche, Internet vinceva perché era stupida. Ed internet era stupida perché chi l’aveva costruita era intelligente, così intelligente da pensare alla rete come uno spazio aperto, modificabile, il cui vero valore non era dato da ciò che al suo interno circolava, ma dall’insieme di relazioni e connessioni che consentiva. Il valore di internet è la relazione; e la relazione è necessariamente armonica e, nello stesso tempo, conflittuale.
L
a politica dovrebbe smetterla di pensare alla rete come qualcosa di estraneo da sè. Non capisce che la rete è il mondo stesso in cui viviamo. Dire che la rete è violenta è una semplificazione così stupida che alla fine trasforma chi lo dice in un fastidioso spam da bloccare con un buon filtro di realtà.

 © Il Vostro quotidiano 19 maggio 2012