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Da una parte Roberto Saviano, dall’altra Gerry Scotti. Se un killer volesse pianificare a tavolino l’omicidio della politica italiana, non potrebbe studiarne uno così perfetto. I due interessati hanno smentito ogni loro coinvolgimento e indubbiamente hanno alibi di ferro. Il primo pare abbia passato il pomeriggio a scambiarsi figurine dell’album calciatori con Veltroni e Fabio Fazio. Il secondo ha detto che ognuno deve fare il suo mestiere ed il suo è quello di provare a far diventare milionari gli italiani e non pezzenti. Ma allora, perché da giorni il circo Barnum dei media sta provando a dare il colpo finale alla politica candidando i due a premier?
Tutto è partito quando a sinistra è circolata la voce che Repubblica, il giornale-partito di De Benedetti, testata privilegiata dalle Procure e ganglio vitale di quell’intreccio mediatico-giudiziario che da 20 anni condiziona la vita democratica del paese, avrebbe deciso di organizzare una lista civica con la créme dell’intellettualismo impegnato. Artisti, giornalisti, intellettualoni, registi, scrittori, poeti, vispi salottieri radical-chic, tutti insieme appassionatamente per rialzare l’Italia annientata dal berlusconismo che da quelle parti, più che un avversario da battere, è stata una vera e propria ossessione psico-patologica. A capo di questa schiera di angeli vendicatori, niente di meno che Roberto Saviano,  il sofferente scrittore emorragico di parole, coscienza civile dell’Italia che conta e maschera tragica del conformismo militante.
E così da destra quelli di Libero, per non essere da meno nello sprezzo del ridicolo, hanno risposto con un volto noto, anzi notissimo della televisione. Un presentatore che è di casa nelle case degli italiani, soprattutto quelli che viaggiano tra gli 80 e i 95 anni di età che, in un Pdl governato ancora da molti brontosauri, sono il target elettorale di riferimento. Attenzione però, perché il colpo di genio sta in questo: che il personaggio in questione non è Pippo Baudo e nemmeno Maurizio Costanzo, le cui età potrebbero essere adeguate alla bisogna; ma Gerry Scotti, un volto rassicurante, pacioccone, e soprattutto moderato di un moderatismo che non esiste.
E così, in questa piccola provincia dell’impero eurocratico, mentre usurai, tecnocrati senz’anima e burocrati senza legittimità, continuano a trascinarci nei gironi infernali che bruciano le nostre anime e il nostro futuro, i giornali trasformano la politica, di cui avremmo un dannato bisogno, in un’improvvisata commedia dell’arte tutta italiana, con le sue maschere e con le sue caricature. Un’Italia tra Gerry Scotti e Saviano chi l’avrebbe mai immaginata se non i maghi del giornalismo? E poi il comico sarebbe Beppe Grillo?

© Il Vostro, 6 Giugno 2012
Immagine:
Jacques Callot, i due Zanni, 1616