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Ci sono tecnici e tecnici. Ci sono i tecnici della Nazione e quelli della nazionale. I primi hanno studiato alla Bocconi, lavorato in Goldman Sachs e in Moody’s e frequentato il circolo Bilderberg. I secondi hanno studiato a Coverciano, lavorato prendendo a calci un pallone negli stadi di mezza Italia e frequentato spogliatoi puzzolenti e campi di calcio.
I primi, in genere, vengono scelti solo se hanno almeno 70 anni, se vestono di grigio e se pensano a come pareggiare un bilancio. I secondi, in genere, vengono scelti se hanno meno di 70 anni, se vestono come gli pare e se pensano a come vincere una partita.
I primi siedono a Palazzo Chigi, ma sono le riserve dei titolari che giocano a Bruxelles. I secondi siedono in panchina, ma sono loro a decidere chi è titolare e chi è riserva.
I primi fanno i Presidenti del Consiglio, i secondi allenano la nazionale italiana.
Le differenze tra i tecnici alla Monti e i tecnici alla Prandelli non si limitano a questi aspetti, ma toccano questioni essenziali. Per esempio, prendiamo la partita giocata ieri con la Spagna e quella che da mesi giochiamo con la Germania. Quando l’Italia di Prandelli incontra gli spagnoli campioni del mondo di calcio, alza la testa, corre come un treno, ringhia, segna, difende, attacca, subisce ma reagisce. Quando l’Italia di Monti incontra i tedeschi campioni del mondo dell’euro, si siede, balbetta, parla inglese sperando che la Merkel non capisca e dice che “dobbiamo essere grati alla Germania”… sì, di averci segnato solo tre o quattro gol.
In realtà, il mestiere di tecnico è fatto di scelte. Monti sono mesi che cerca di fare una qualsiasi riforma: annuncia, proclama, maledice, rimpiange ma nulla che abbia cambiato il volto alla partita. A Prandelli è bastata una piccola riforma radicale e le cose sono cambiate immediatamente: ha fatto uscire una falciatrice travestita da Balotelli, ha fatto entrare uno gnomo con la faccia di Di Natale e gol! Certo, poi gli spagnoli hanno pareggi ato, ma si trattava sempre dei campioni del mondo; e poi è sempre meglio prendere un gol giocando a pallone che prenderne dieci restando a guardare.
Insomma, Prandelli è l’unico tecnico che ci piace nell’Italia dei tecnici.
Ma anche l’Italia dei politici qualche problema ce l’ha: quando le telecamere hanno inquadrato la tribuna d’onore, c’erano due giovani, belli, eleganti, allegri, vitali. Vicino a loro due vecchietti che potevano essere il loro trisnonni, seri e sobri. I giovani erano Felipe e Letizia. I trisnonni Giorgio e Clio. I primi sono gli eredi al trono di Spagna, i secondi la coppia presidenziale italiana. Della serie: quando una monarchia è più giovane di una Repubblica.

© Il Vostro, 11 Giugno 2012