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Ridurre la questione europea ad un problema di spread, debito, eurobond, rating consente ai padroni dell’economia virtuale di continuare a dettare l’agenda politica rispetto ai problemi sociali veri che l’Europa dovrebbe affrontare. Per esempio, tra le questioni di cui sui media europei non si trova traccia, c’è quella relativa al tema dell’immigrazione. Alcuni analisti globali prevedono che l’eventuale crollo dell’euro e l’uscita di scena di alcuni paesi, a partire dalla Grecia, causerebbe una deriva nella gestione dei flussi migratori dai Balcani, dalla Turchia e dal Mediterraneo che avrebbe impatti devastanti per il resto d’Europa. Il New York Times, in questo articolo di Stephen Castle da Londra, ha spiegato come la porosità delle frontiere elleniche, nel caso di caos sociale ed economico dovuto all’uscita dall’area euro, porterebbe gli immigrati da queste aree a spandersi in tutto il continente. Se il paese non fosse più in grado di garantire la sicurezza delle proprie frontiere, la possibilità che la Grecia diventi un porto franco preoccupa le cancellerie di mezza Europa; tanto più che la crisi economica spingerà migliaia di greci (cittadini Ue quindi soggetti a libera circolazione) a trasferirsi nei paesi più virtuosi con effetti a catena anche, ad esempio, per gli oltre 700.000 albanesi che oggi lavorano in Grecia e che potrebbero trasferirsi altrove.
Open Europe, uno dei maggiori think-tank inglesi di analisi strategica, in questo report ha quantificato fino a 260 miliardi di euro gli aiuti che la comunità internazionale (tra FMI, paesi euro e paesi non euro come la Gran Bretagna) dovrebbe elargire ad una Grecia fuori dall’euro per evitare che l’intera area balcanica si trasformi in un caos. Figuriamoci cosa succederebbe se ad uscire fossero anche altri paesi.
Questa preoccupazione svela due cose: primo che i tanto bistrattati Pigs svolgono un ruolo non abbastanza riconosciuto in ambito europeo; e secondo, che ridurre il problema europeo alla sola questione finanziaria serve solo a mettere i paesi del sud con le spalle al muro, senza possibilità di contrattare la propria situazione.
La realtà è che in questi anni Italia, Spagna e Grecia sono stati i paesi che hanno difeso da soli, senza alcun aiuto, le frontiere europee. Lo hanno fatto con dispiego di uomini, mezzi, con costi sociali impressionanti, con sforzi diplomatici unilaterali e anche, a volte, con problemi umanitari inevitabili. E lo hanno fatto spesso beccandosi le reprimende moralistiche dei signorini nordici che, con il loro puritano perbenismo, da una parte giudicavano anti-umanitari i governi dei Pigs, dall’altro alzavano gli occhi al cielo fischiettando ogni qualvolta gli si faceva notare che l’emergenza immigratoria doveva essere un problema europeo non scaricabile sui singoli paesi. Nel bilancio complessivo di questa Europa, quanto è costato a  paesi come Spagna Italia e Grecia garantire ai virtuosi del nord la loro pace sociale?
La crisi dell’Europa dovrebbe servire anche a spiegare una volta per tutte a Bruxelles che è troppo facile fare gli umanitaristi lasciando che dell’umanità si occupino gli altri.

© Nota Politica, 11 Luglio 2012
Immagine: John Gutman, The Cry, 1980