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Cosa hanno in comune l’Unità d’Italia e l’unificazione dell’Europa? Apparentemente nulla. Diverso il tempo, diversi la natura ed il modo in cui i rispettivi processi unitari si sono avviati e si sono compiuti. In realtà, però, entrambi hanno realizzato il medesimo orrore. Stato unitario italiano e Unione europea hanno legittimato mostruose strutture burocratiche e amministrative di tipo quasi assolutistico che, di fatto, generano la supremazia del soggetto pubblico a scapito dei diritti individuali e privati.
Lo storico liberale Giorgio Rebuffa, in un saggio contenuto nel libro “Sudditi”, ha spiegato l’origine del fallimento italiano. Complici molti fattori (la velocità con cui fu realizzata l’Unità d’Italia, gli interessi dinastici e quelli della Chiesa e il localismo eccessivo), la nascita della nostra nazione “non fu influenzata dalla consapevolezza dell’importanza dei diritti individuali e dall’idea che prima vengono i diritti e poi lo Stato”. In più, l’identificazione del potere esecutivo con l’apparato amministrativo ha operato una supremazia di quest’ultimo al punto tale che i diritti individuali sono garantiti non per sé, in quanto diritti preesistenti, ma in quanto riconosciuti dallo Stato. Ne consegue che il cittadino è tale per concessione del potere statale, mentre dovrebbe essere il contrario: il potere statale è legittimo solo perché garantisce il rispetto dei diritti individuali.
Se guardiamo bene, l’Europa ha fatto la stessa fine. Anche qui il processo di unificazione è avvenuto troppo velocemente (non consentendo di costruire una coscienza europea) e interessi particolari hanno svuotato di legittimità cittadini e popoli (in questo caso interessi di lobbies finanziarie e gruppi di pressione). Il polacco Jaroslaw Mulewicz, uno dei diplomatici più rappresentativi di quei paesi che, usciti dal comunismo, hanno guardato con speranza all’euro e alla costruzione unitaria, ha denunciato la follia di un’Unione europea che “si impegna sempre di meno in favore della crescita economica e dei suoi cittadini, e sempre di più per se stessa e i suoi funzionari”. Con esempi concreti, Mulewicz ha raccontato come eserciti di burocrati e funzionari super pagati abbiano come unico scopo quello di produrre leggi e regolamenti (una media di 10 mila all’anno): “si tratta di una vera e propria corsa alla regolamentazione, il cui rispetto sarà strettamente sorvegliato a livello europeo e nei paesi membri da nuovi funzionari, specialisti della supervisione bancaria o, ancora meglio, attraverso una sorveglianza generale”. E conclude che “se si passa un giorno o due in questa atmosfera ci si sente di nuovo in piena realtà socialista”, il che, detto da uno che il socialismo reale l’ha conosciuto sulla propria pelle, non è male.
In Italia, come in Europa, il cittadino e i suoi diritti sono sottomessi ad un apparato di potere burocratico che impedisce di rispettare i due criteri per i quali una cittadinanza ha senso: proprietà privata e rappresentanza. La prima ce la stanno togliendo, imponendoci oppressione fiscale, controlli, sorveglianza, regolamentazioni tali che possedere qualcosa (una casa, un’impresa, un sogno), ormai più che un diritto è una colpa. La seconda ce l’hanno già tolta, imponendoci governi tecnocratici che non rappresentano altro che se stessi e le nuove aristocrazie che li hanno voluti, costruendo organismi (come l’Esm, il fondo salva-stati) che svuotano di sovranità i parlamenti nazionali rendendo sempre più inutile la partecipazione democratica.
Il grande Stato europeo voluto da tecnici e da politici ignavi si appresta a diventare quello che Nietzsche aveva previsto: “il più gelido di tutti i gelidi mostri”; e noi, ad essere divorati.

© Il Vostro, 20 Luglio 2012
Immagine: Francisco Goya, Saturno che divora i suoi figli (part.), 1823