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Attenzione, l’articolo che segue contiene misurate dosi di complottismo. Sebbene al di sotto dei limiti imposti dall’Ente regolatore imbecillità diffusa, potrebbe essere comunque sufficiente ad alterare la pressione arteriosa delle anime belle del politically correct; quelle che credono veramente che la crisi che stiamo attraversando sia un problema di liquidità e di debiti sovrani. Preveniamo così la reazione scontata che porterà alla nostra messa in stato di accusa, di essere tra gli untori del complottismo militante, accusa che già in passato ci è stata rivolta.
È successo che il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che le misure adottate nella zona euro non sono sufficienti; e lo ha fatto in un report reso pubblico nelle stesse ore in cui Mario Draghi comunicava l’irreversibilità della moneta unica e la disponibilità ad intervenire anche attraverso misure straordinarie, a partire dall’accesso alle disponibilità in dotazione all’Esm. Le borse prima sono crollate, poi sono risalite secondo quel giochino che qualcuno definisce “stati d’animo dei mercati”, i quali, in realtà, non avendola, dell’anima se ne fregano altamente.
Che qualcosa non funzioni è chiaro. Da mesi ascoltiamo dichiarazioni disperate da parte di leader politici, banchieri, eurocrati sul fatto che “sono giorni decisivi per l’euro”. Ed è in nome di questi appelli che vengono adottate misure sempre più restrittive per le economie dei paesi (soprattutto quelli più esposti), per le vite dei cittadini, per la loro libertà, per la sovranità degli stati nazionali; eppure nulla sembra fermare il gioco speculativo e i giudizi pessimistici macroeconomici e più misure vengono adottate, più l’emergenza rimane. Inizia a diffondersi la sensazione che sia tutto un grande teatrino, con attori, comparse, replicanti a reggere un canovaccio di battute e copioni già scritti, magari da qualcuno che sul palco non ci sale mai.
Per capire come potrebbero essere le cose veramente, però, non bisogna leggere la stampa italiana la cui funzione, tendenzialmente,  non è quella di aiutare a capire ma di aiutare a nascondere. Come abbiamo fatto in passato per cercare di analizzare l’avvento della nuova era della “democrazia dei badanti”, ci rivolgiamo alle riflessioni che nascono in ambito anglofono meno esposto, emotivamente, alle euronevrosi.
Sul Guardian, giornale di orientamento laburista, l’analista Simon Jenkins, ha scritto un editoriale che merita qualche riflessione. Lui, che certamente complottista non è, ha scritto che “per salvare la zona euro, l’Europa dovrà sopportare una recessione perpetua, compresa la riduzione in servitù economica della maggior parte dei paesi del Mediterraneo”. E che Grecia, Italia e Spagna, vengono “trascinati legati, per diventare province del nord Europa”. Non solo, ma ha aggiunto che per “salvare la moneta unica nella sua forma attuale oltre un quinto dei cittadini di Spagna e Grecia sono senza lavoro”, un prezzo troppo alto imposto da “leader europei in balia dell’alta finanza”.
Dall’altra parte dell’Oceano, sul Daily Bell, una delle testate più agguerrite della destra libertaria americana, si possono leggere analisi in cui si accusa il Fondo Monetario di fare oggi all’Europa quello che per decenni ha fatto ai paesi dell’Africa, dell’Asia e del Sud America: generare economie di debito per imporre sistemi fiscali pesanti, ridurre spese sociali e generare austerità. E che coloro che hanno creato questa crisi sono “le elite che controllano le banche e controllano anche gli elementi politici dell’Europa”.
Ecco, io vi avevo avvisato che qualcuno si sarebbe sentito male. Ora non vorrei essere denunciato all’Alta Corte del Conformismo burocratico, ma questi scenari iniziano a non essere semplici follie complottiste.
Qualche settimana fa Mario Draghi, parlando all’Eurotower ha utilizzato una metafora zoologica per parlare dell’Europa. Ha detto: “anni fa alcune persone dicevano che l’euro era un bombo che riusciva a volare senza che si sapesse bene come. È venuto il momento, per l’euro, di diventare una vera ape”. Giusto. Nelle campagne italiane ricche di oliveti vive un uccello bellissimo, variopinto di verde, azzurro e rame. Si chiama gruccione, ed è ghiotto di bombi e di api; se li mangia dopo aver spezzato loro il pungiglione. Chissà se Draghi quando ha paragonato l’euro a quella specie di calabrone, immaginava quali colori e bellezza la natura ha riservato ai mangiatori di bombi.

© Il Vostro, 4 Agosto 2012
Immagine: Giulio Frigo, Il prestigiatore (da ATP diary) © Galleria Francesca Minini