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Ora lo vadano a spiegare ai militanti del Pdl, a quelli che si tassano per tenere aperti i circoli e le sezioni di un partito defunto o a quelli che pagano di tasca propria manifesti, volantini e iniziative politiche; lo vadano a raccontare ai giovani che ogni giorno si sbattono nelle scuole e nelle università per cercare di ricordare che la destra sa essere anche cultura, nonostante i suoi intellettuali e i suoi giornali. Facciano una bella conferenza stampa per spiegare ai loro simpatizzanti, ai loro elettori e a tutti quelli che in questi anni hanno creduto che la politica servisse a qualcosa di più che a riempire il portafoglio di qualche miserabile, come sia stato possibile che i loro voti siano stati traditi in maniera così meschina e oltraggiosa; spieghino che razza di partito hanno costruito, che mostruosità hanno permesso si tenesse in piedi in questi anni, perché gente come Fiorito non passava lì per caso ma è il frutto di una visione perversa secondo cui, in una democrazia, i partiti devono essere comitati d’affari e non il legame che fonda il rapporto tra società politica e società civile.
Convochino una bella Direzione Nazionale, di quelle che spesso si fanno per decidere il nulla e stavolta, invece di parlare tra loro, invitino le centinaia di politici di centrodestra onesti (deputati, amministratori, consiglieri, sindaci), per i quali l’impegno politico significa ancora dedizione e coraggio, significa sacrificare il proprio lavoro, spesso perderlo; significa sacrificare persino famiglia e affetti con l’idea che si possa ancora cambiare questo paese. Abbiano il coraggio di guardarli in faccia, oggi che, per colpa di gente come Fiorito (o come Lusi dall’altra parte, sia chiaro) sono sputtanati, esposti al pubblico ludibrio da un mondo dei media che è più sporco della politica ma che sa manipolare l’opinione pubblica e far credere che la politica sia roba degna di S. Vittore. Li chiamino  a raccolta e, innanzitutto, chiedano loro scusa, perchè, tra qualche mese, tutta questa gente dovrà mettersi in moto per convincere altra gente ad andare a votare, nella più delicata campagna elettorale della storia repubblicana; quella in cui è in gioco, non la vittoria di un partito o di uno schieramento, ma la sopravvivenza del Politico come categoria fondante di una democrazia. Perchè sarà difficile appellarsi alla “generosità militante” o al richiamo del cuore quando questi qui pure il cuore si sono rubati.
Un progetto politico può fallire per tanti motivi: perché non si sono realizzati i programmi, perché le condizioni storiche sono mutate, perché il tempo raggiunge anche i sogni più belli; oppure può fallire per l’indecenza degli uomini che dovevano incarnarlo e spesso questo è il motivo che trascina più velocemente nel baratro.
Ha ragione da vendere, l’ex ministro Giorgia Meloni, quando davanti alla platea dei giovani di Atreju attoniti e umiliati, ha urlato:
“questa gente va cacciata a calci nei denti”; e forse è anche troppo poco. Ma spetta a quelli come lei ridare significato ad una politica agonizzante nel letto della crisi di questo sistema. La Prima Repubblica esplose sotto le bombe d’inchieste che abbatterono un’intera classe dirigente che aveva le sue grandi colpe ma che era stata in grado di costruire un miracolo italiano oggi impensabile. La Seconda sta miseramente implodendo nel crepuscolo di una democrazia parlamentare ormai delegittimata, sotto i colpi di una tecnocrazia mondialista che ha svuotato di sovranità il nostro parlamento e la nostra nazione; e di fronte  a tutto questo, il danno causato da personaggi come Fiorito è molto più grande dei soldi rubati, delle ostriche divorate e dei Suv comprati. Non è solo materiale, ma simbolico: generare la convinzione che senza politica sarebbe meglio.
Non si tratta di affrontare il problema con moralismo, perché lo sappiamo tutti che in un sistema democratico il consenso non s’impone ma si può comprare; si tratta di comprendere che la questione morale è alla base di ogni questione politica; e il punto è la superficialità e l’improvvisazione con cui è stata selezionata la classe dirigente di un partito.

Un grande socialista, Rino Formica, anni fa spiegò che la politica “è sangue e merda”. In questo centrodestra c’è qualcuno che il sangue ce l’ha messo. Il problema è che qualcun altro ha messo solo il resto.

© Il Tempo, 20 Settembre 2012
Immagine: Pierre Cornet, August 2011, © National Geographic