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Anche gli americani hanno il loro Napolitano. Non si chiama Giorgio ma Andrew, non fa il Presidente della Repubblica ma è stato Giudice della Corte Suprema del New Jersey; non ha 89 anni ma 62 e non ha mai scritto che i carri armati sovietici a Budapest, mentre schiacciavano le ossa dei patrioti ungheresi, “portavano la pace nel mondo”; non solo perché nel ’56 Andrew aveva solo 6 anni, ma anche perché, a differenza di Giorgio, non è mai stato un comunista.
Le differenze tra il Napolitano italico e quello statunitense potrebbero continuare, se non fosse che a noi interessa un aspetto particolare che accidentalmente li accomuna. Per motivi diversi (Andrew per cultura libertaria, Giorgio per maturata visione senile), nei loro rispettivi paesi stanno conducendo una battaglia in difesa del diritto alla privacy, fondamento di ogni Costituzione democratica, che in Italia come negli Usa è oggi minacciato da un uso illegittimo di strumenti tecnici di coercizione e controllo sociale. In Italia ad opera di una magistratura irresponsabile che da 20 anni utilizza le intercettazioni ben oltre i confini del mezzo investigativo per trasformarle in strumento di ricatto e pressione politica all’interno di un circo mediatico-giudiziario unico tra le democrazie occidentali. Negli Stati Uniti a causa di un’estensione eccessiva di quel Patriot Act voluto da Bush all’indomani della tragedia dell’11 settembre e prorogato da Obama fino al 2015, nell’imbarazzo di una sinistra che aveva criticato quella legge come un attacco alle libertà civili e che ora la vede ampliata e applicata in maniera orwelliana proprio dal suo presidente preferito. Perché, in nome di una santa guerra umanitaria, si può anche chiudere un occhio sul fatto che il premio Nobel per la pace sia più guerrafondaio di un neocon; ma che, addirittura, oggi Obama eserciti il potere di spiare i cittadini più di Bush, qualche scricchiolio di certezze lo provoca. Soprattutto dopo che l’ACLU, l’American Civil Liberties Union, una delle più importanti associazioni americane in difesa delle libertà civili, ha pubblicato un report in cui dimostra che dal 2008 al 2012, il numero di cittadini americani sottoposti a intercettazioni e a sorveglianza elettronica senza mandato è praticamente triplicato.
Ma quello che ha allarmato il giudice Andrew Napolitano è l’ulteriore sviluppo di questa ossessione per il controllo. Attraverso la National Defense Authorization (la nuova legge voluta da Obama e votata anche dai Repubblicani), è stato autorizzato l’uso civile dei droni militari a scopo di sorveglianza. Non appena il Congresso darà il via libera, oltre 30.000 droni, già in possesso delle forze di polizia locale, saranno liberati nei cieli americani, sotto il controllo dell’Air Force, per scovare potenziali pericoli per la sicurezza nazionale ma anche pezzi di vita privata; già, perché le autorità statunitensi hanno messo le mani avanti annunciando che non potranno evitare che vengano raccolte “immagini e informazioni che includano incidentalmente cittadini degli Stati Uniti senza il loro consenso”.
Alla fine i due Napolitano sono così lontani da essere vicini in qualche cosa. Da una parte quello italiano, comunista, che spera di diventare padre della Patria, sposato al verbo della tecnocrazia tanto da affermare con assoluta nonchalance che il Paese della cui sovranità lui dovrebbe essere garante, dovrebbe “cedere fette di sovranità”. Dall’altra Andrew, il costituzionalista libertario, anarco-capitalista, ammiratore di Ayn Rand, che tuona contro il tentativo di scardinare le fondamenta della Costituzione americana, violentando i principi voluti dai Padri fondatori e minacciando le libertà individuali.
Qualche giorno fa, Napolitano (Andrew), si è presentato davanti alla telecamere di Fox News  e ha dichiarato: “il primo patriota americano che abbatterà uno di quei droni, quando si avvicinerà troppo ai suoi figli nel cortile di casa, sarà un eroe americano”. Ecco, una cosa del genere, purtroppo, il Napolitano (Giorgio) non l’ha ancora detta.

© L’Opinione, 23 Ottobre 2012