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Lewis Hine, Skeeters Branch Newsies, 1910Berlusconi è intenzionato a scendere in campo. Nonostante le resistenze di molti, i tentativi di convincimento di altri, il Cavaliere vuole tornare in pista per giocarsi l’ultima carta di credibilità dopo l’uscita di scena dei mesi scorsi.
La questione non attiene alla politica ma, come spesso succede quando si parla di Berlusconi, attiene alla psicologia. I leader, per essere tali, si muovono secondo dinamiche politiche che non rispettano le regole, gli schemi e gli equilibri, ma dipendono dal dominio della personalità. Berlusconi è convinto che la sua esperienza politica e il ciclo che ha generato, non possano concludersi con la sua ultima e fallimentare stagione di governo, né esaurirsi nel crepuscolo malinconico e a tratti grottesco del berlusconismo. L’esperienza del governo Monti lo spinge nel suo convincimento, tanto più se si considera come, in tutti i sondaggi, risulta che è proprio l’elettorato di centrodestra quello più penalizzato dalle scelte recessive del governo dei tecnici e quello più arrabbiato nei loro confronti; e Monti è al governo perché Berlusconi lo ha consentito. L’immagine dello statista responsabile che si ritira dalla scena per aiutare il Paese a riprendere credibilità, è una scemenza che viene raccontata come giustificazione dai suoi cortigiani, ma non regge. Nell’immaginario lui è quello che ha permesso, con il suo ritiro e sotto pressione mediatica, che Monti salisse a Palazzo Chigi.
Quindi Berlusconi è deciso a prendersi l’ultima rivincita,tanto più se dall’altra parte il candidato premier, come sembra, non sarà il rottamatore Renzi, simbolo del rinnovamento, ma Bersani alleato a Vendola, vale a dire la riedizione di una sinistra massimalista e d’apparato.
Il dramma del Pdl di questi mesi è tutto qui: nella tensione che si gioca tra un l’idea di partito vero, con regole, democrazia e partecipazione, ma senza una reale leader (visto che Alfano ha deciso di non esserlo, per ora) e un partito finto ma concentrato sulla riedizione della leadership berlusconiana.
Non è detto che il Cavaliere scioglierà le sue riserve a breve. Berlusconi è l’unico in Italia che può permettersi di prendere tempo in questa fase convulsa. Rimane un leader indiscusso, con capacità economiche e potenza di fuoco tali da garantire mobilitazione attorno a sé anche in breve tempo.
La questione ora passa nelle mani di Alfano: le primarie servivano a decretare il candidato premier del Pdl e spetta a lui decidere se rimettersi alla decisione di Berlusconi di ritornare in campo, oppure proseguire per una strada diversa. In questa dialettica s’inserisce anche la questione del rinnovamento del partito, che il giovane segretario del Pdl non ha saputo realizzare, accettando l’abbraccio mortale della vecchia nomenclatura di colonnelli senza esercito e notabili senza voti.
Eppure questa fase convulsa e conflittuale ha svelato aspetti positivi, facendo emergere figure e assetti potenziali su cui Alfano dovrebbe puntare e che lo stesso Berlusconi non dovrebbe sottovalutare. L’unica sfidante di peso di Alfano, Giorgia Meloni, ha dimostrato una capacità di mobilitazione rara di questi tempi, una credibilità trasversale e sopratutto una spinta propulsiva enorme. Una risorsa che Alfano dovrebbe evitare di perdere schiacciandola nell’angolo di una destra radicale che non le appartiene. La Meloni, e in misura minore Guido Crosetto, si sono dimostrati soggetti capaci di generare consenso vero; sanno parlare agli elettori scontenti, sanno raccogliere la voglia di cambiamento e di rinnovamento ed indirizzarla dentro una proposta politica precisa: di destra identitaria la Meloni, di destra liberale Crosetto.
È da loro che Alfano dovrebbe ripartire per liberarsi di una classe dirigente vecchia nell’anima, incapace di rinnovarsi, opportunista e preoccupata solo di conservare i propri privilegi. Nonostante la debolezza dimostrata in questi mesi, Alfano rimane un politico credibile e intellettualmente onesto. E allora, se si vuole salvare ciò che è ancora salvabile di quel progetto fusionista che è stata la grande intuizione di Berlusconi (e che forse il Cavaliere stesso dovrebbe preoccuparsi di preservare), si dia vita a questo ticket, anzi a questo tri-cket: Alfano, Meloni, Crosetto. Per rimettere in piedi il famoso sgabello a tre zampe di reaganiana memoria capace di riformulare un progetto europeista attorno al popolarismo cattolico, alla destra identitaria e al liberalismo economico. Quello ciò a cui hanno creduto, in questi anni, la maggioranza degli italiani.

© Il Tempo, 1 Dicembre 2012
Immagine: Lewis Hine, Skeeters Branch Newsies, 1910