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Harlem Cadillac, 1980 or 1983Questa storia di abolire il finanziamento pubblico ai partiti inizia ad essere insopportabile, nel merito e nella sostanza. Nel merito, perché qualsiasi discussione sui costi della politica, qui da noi, si copre di una patina di moralismo; soprattutto in tempi come questi in cui la caccia alla casta (politica) è diventato lo sport nazionale praticato da tutte le altre caste ben più protette e garantite di quella politica: da quella dei giornalisti a quella dei magistrati, da quella dei capitalisti di Stato a quella dei burocrati. E se a condurre la battaglia per l’abolizione del finanziamento ai partiti sono Grillo e i grillini, il cui obiettivo mai celato è quello di far saltare in aria la democrazia rappresentativa, ci possiamo anche stare. Ma che a spalleggiare questa bestialità ci si mettano i giornaloni del grande capitalismo assistito (quelli che, al contrario, al loro finanziamento pubblico non intendono rinunciare), allora la cosa si fa veramente odiosa.
Ma la questione è insopportabile anche nella sostanza, perché l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti è una scemenza. È la classica foglia di fico, lo stolto che guarda il dito e trascura la luna, la legge del capro espiatorio, insomma, mettetela come vi pare, non serve a risolvere il problema del debito pubblico, né quello della moralità della politica. Perché è del tutto evidente che, al netto degli sprechi, della corruzione, dell’inadeguatezza della classe dirigente, la possibilità che i partiti siano finanziati da noi, è garanzia di pluralismo, elemento vitale di ogni democrazia, protezione affinché la politica non diventi affare solo per ricchi, per tecnocrati senza patria o per frequentatori di circoli Bilderberg.
In alternativa ai partiti, c’è la famosa democrazia diretta della rete, in cui dobbiamo pregare che il mondo non caschi, a meno che non auspichiamo di ritrovarci dentro il Neuromante di Gibson, che tutti dovrebbero leggere e che, sicuramente, ha letto Casaleggio.
IDEA (The International Institute for Democracy and Electoral Assistance) è un’organizzazione intergovernativa che supporta lo sviluppo della democrazia nel mondo. Il suo compito è di analizzare e raccogliere informazioni sui modi di funzionamento della politica, dei partiti e delle rappresentanze in tutti i paesi. Secondo un suo report, oltre il 70% degli stati prevede forme di finanziamento ai partiti politici: o sotto forma di risorse annuali (45%) o sotto forma di rimborsi elettorali (il 27%). Solo il 28% degli stati non lo prevede. È superfluo dire che in tutte le democrazie avanzate, il finanziamento ai partiti esiste e in alcuni casi è anche consistente. In Europa solo l’Italia prevede un rimborso elettorale, mentre in tutti gli altri paesi (dalla Germania alla Gran Bretagna, dall’Austria alla Scandinavia), il finanziamento è diretto. In alcuni, come Francia, Spagna e Portogallo, è addirittura doppio: sia annuale che sotto forma di rimborso elettorale. Oltre alla Svizzera (paese a parte per eccellenza), le uniche nazioni europee in cui non si finanziano i partiti sono Ucraina e Bielorussia; il che dovrebbe essere già indicativo. Anche Giappone, Usa e Israele prevedono finanziamenti alla politica e ai partiti, così, giusto per dire come funzionano le democrazie.
Certo, ci sono anche paesi che i finanziamenti alla politica non li danno e sono loro il modello da seguire per grillini e intellettuali a provvigione. Per esempio il Botswana, il Kyrgyzstan, il Venezuela, la Nigeria, il Ghana, l’Iran, il Pakistan, il Sudan, il Turkmenistan e il Bangladesh. Tutti esempi chiari di paesi moderni, democratici, liberi e, soprattutto, non corrotti, vero?
E allora smettiamola con le ipocrisie: cambiamo la legge e imponiamo controlli, vincoli, trasparenza, responsabilità ma non cancelliamo un elemento sostanziale per ogni democrazia del mondo. E i politici di destra e di sinistra che pensano di salvarsi la coscienza (e il posto) inseguendo cialtronerie demagogiche, si rendano conto che non va abolito il finanziamento ai partiti ma vanno aboliti i ladri, gli spreconi e i corrotti. Un’Italia come il Turkmenistan non converrebbe nemmeno a loro.

© Il Tempo, 13 Marzo 2013 (titolo orig. “Vanno aboliti i ladri non i soldi”)
Immagine: Peter Anderson, Harlem Cadillac, 1980