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La canea urlante e spiritata che l’altra sera ha aggredito verbalmente Dario Franceschini in un ristorante romano, è figlia di Dario Franceschini; è un suo prodotto innaturale costruito in laboratorio e alimentato con fiele e irresponsabilità per un decennio. Un mostro che ora gli si rivolge contro, dopo essere cresciuto nel clima di odio ideologico che quelli come lui hanno generato.
Il Franceschini (con la barba) un po’ spaesato davanti a quei ragazzotti con molte parole e poco cervello, è lo stesso Franceschini (senza barba) e con ancora meno cervello, che in questo video su You Tube, qualche tempo fa invitava nientemeno che alla “vigilanza democratica” contro un Presidente del Consiglio eletto da milioni di italiani, stuzzicando il ventre molle della demagogia populista; era il Franceschini che affermava che con Berlusconi eravamo arrivati al “livello massimo di emergenza democratica” e ricordava che “le nostre madri e i nostri padri si ritrovarono in montagna per fare la Resistenza”, così giusto per non esacerbare gli animi con un bel richiamo diretto alla guerra civile.
I ragazzotti che urlano contro Franceschini sono la stessa Italia rabbiosa e vigliacca che riempì di offese, sputi e uova un vecchio liberale come Marco Pannella, mentre cercava di spiegare le ragioni di una scelta politica fatta in Parlamento, a manifestanti ottusi e violenti accompagnati in piazza dal famoso “stronzi” che Rosy Bindi indirizzò ai radicali e dall’accusa di traditori e complici di Berlusconi rivolta nei loro confronti. Più o meno la stessa accusa che oggi i grillini rivolgono al partito di Bindi e di Franceschini.
Per anni la sinistra democratica ha mobilitato le sue piazze, dopo essersi fatta mobilitare dai suoi intellettuali e dai suoi giornali, alimentando odio e disprezzo per l’avversario ritenuto per definizione “impresentabile”. Per anni ha solleticato questo lato oscuro che ha chiamato “opinione pubblica” o “società civile”, ma che è solo l’elemento irrazionale e perverso di una democrazia mediatica che nulla ha a che vedere con la cultura politica. Come sempre, la storia si vendica della stupidità e dell’irresponsabilità.
Quando Grillo afferma che l’elezione di un Presidente della Repubblica da parte di un Parlamento democratico è un golpe, non fa altro che imitare ciò che per 15 anni una parte della sinistra peggiore ha ripetuto: e cioè che un Presidente del Consiglio eletto dai cittadini fosse un corpo estraneo alla democrazia.
Questa Italia vile e chiassosa, fa venire meno pure le ragioni di una legittima protesta contro un sistema incapace di rinnovarsi e costretto ad affidarsi ad una vecchia classe politica complice del disastro che stiamo vivendo. Ma dietro questa aggressività, si annida il rischio di una spirale fuori controllo.
Chi semina vento raccoglie tempesta. Franceschini e la scemenza ideologica della sinistra, oggi raccolgono bufera.

© Il Giornale.it, 22 Aprile 2013
Immagine: Michael Crouser, Dog run, 2008