imageIl presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha molto a cuore la questione europea. Lo ha ripetuto fin dal suo insediamento, ricordando che il suo governo è “europeo e europeista”. Non a caso, il primo atto politico è stato quello di visitare in un unico viaggio Bruxelles, Berlino e Parigi, per presentare la nuova compagine a quelli che comandano veramente. Ed è proprio durante l’incontro con Hollande, all’Eliseo, che Letta si è lasciato andare a questa affermazione: “Se l’Europa è vista soltanto come matrigna, si trasforma in un grande problema democratico”. In linea di principio siamo d’accordo; ma il punto non è cosa non deve essere l’Europa, ma cosa dovrebbe essere.
Qualche giorno dopo, il capo del Governo italiano è tornato sull’argomento; incontrando a Palazzo Chigi quel simpaticone di Martin Schulz, il famoso presidente del Parlamento europeo che non risparmia sistematiche ingerenze nella nostra vita politica, Letta ha affermato: “l’Europa deve riuscire a diventare una madre affettuosa che aiuta e non una matrigna”. Ecco dove voleva arrivare.
Ora, la metafora genitoriale è un classico del lessico politico moderno, ed attraverso di essa si manifesta l’idea che uno ha dello Stato, del cittadino, della libertà individuale, di quella economica e dell’organizzazione della società.
Nel suo libro “Moral Politics, come pensano liberal e conservatori”, il linguista americano George Lakoff ha analizzato come il linguaggio condizioni il senso della politica negli Stati Uniti. Anche in America, la metafora della Nazione come famiglia è parte dei sistemi concettuali di destra e di sinistra. Ma con una differenza: per un liberal americano, lo Stato è un genitore che nutre; è lui che deve garantire la sopravvivenza e i bisogni dei suoi cittadini. Per un conservatore lo Stato è un “padre severo”, che non deve indulgere nel lassismo ma consentire ai propri figli di realizzarsi nella terra delle opportunità. In entrambi i casi, il linguaggio riflette quello che noi chiamiamo “il senso comune”. Ma in America, né un liberal né un conservatore si sognerebbero di paragonare lo Stato alla mamma.
L’immagine metaforica usata da Letta tradisce una forma culturale tipicamente italiana: l’idea del perenne ruolo del materno in un Paese in cui la devozione verso la mamma sconfina in un simbolismo ancestrale e religioso (il culto mariano). La mamma coccola, accudisce, culla; la mamma accoglie e perdona tutto. La mamma protegge. La mamma ci vuole eterni bambini. La mamma è la mammella cui attingere perennemente.
L’Europa mamma è l’immagine peggiore e più deresponsabilizzante rispetto ad una matura visione democratica. È ciò che legittima la presenza asfissiante dello Stato nella nostra vita.
Una società libera non ha bisogno di uno Stato mamma. Ha bisogno di uno Stato che limiti la propria ingerenza, che costruisca le condizioni di base per i propri figli ma, poi, esca di scena, che lasci a loro la responsabilità della vita e anche dei possibili errori; dia le basi di un’educazione civile in grado di affrontare la vita ma non insegua i loro sogni, né li incateni alle proprie dipendenze. È proprio questa ipertrofia del materno a produrre figli mammoni.
L’Europa mamma di Enrico Letta e di buona parte della sinistra europea è un’idea possessiva, assistenzialista,che a forza di trasformare i suoi cittadini in eterni figli, in realtà, li rende sudditi. Il sogno di ogni tecnocrazia.

© Il Tempo, 23 Maggio 2013
Immagine: Fernando Botero, Mother with chili, 1995