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neroI giornali l’hanno chiamata “la Cosa nera”. Sembra il titolo di un film splatter degli anni ’70; invece, dovrebbe essere il nuovo soggetto politico ambiziosamente indirizzato a ricostruire la destra italiana, quella che fu del Msi e poi di Alleanza Nazionale. Quella che confluì nel Pdl con l’obiettivo di trasformare un percorso storico e una comunità politica in forze propulsive di cambiamento del paese; e che invece si è liquefatta dietro l’incapacità di una classe dirigente che con la velocità della luce ha disintegrato sogni, progetti, cultura, radici e futuro.
Questa “Cosa nera”, che qualcuno si ostina a voler creare, è il mito incapacitante di un gruppo di relitti alla deriva dopo un naufragio di cui loro sono i responsabili; ufficiali di una nave che hanno scagliato contro un iceberg perché troppo impegnati a banchettare nel salone principale. E ora, provano ad indossare una divisa nuova o a nascondersi tra i sueprstiti per non farsi notare.
Il dramma della destra italiana è questo; e va ben oltre il dibattito sterile sulla “Cosa nera”. Tocca i nuovi equilibri politici che si andranno a ridisegnare nel centrodestra, da qui a pochi mesi.
Gli analisti immaginano che con la creazione della nuova Forza Italia annunciata da Berlusconi per settembre ed il declino della sua leadership ancora unificante, un flusso emorragico di elettorato e classe dirigente del Pdl possa essere coinvolto in un progetto politico credibile e alternativo. Sicuramente elettori della vecchia An ma anche mondi diversi: settori di quell’area liberale un tempo fulcro della rivoluzione berlusconiana e che oggi difficilmente accetterebbero il ritorno di un partito a forte connotazione centrista, vincolato alle tecnocrazie europee e incapace di supportare i grandi temi della libertà economica e del nuovo rapporto tra Stato e cittadini; ma anche settori sparsi del mondo cattolico non irreggimentati nelle strutture associazionistiche e confessionali, ma capaci di interpretare le esigenze legate alla difesa del diritto naturale e delle nuove responsabilità sociali. Un bacino di consenso che si aggirerebbe tra il 6 e il 10 per cento e che, in una fase di frammentazione dello scenario politico, rappresenterebbe un polo attrattivo importante nei nuovi equilibri. Ecco perché oggi, la vera partita è quella di evitare il ritorno reducistico di una destra che non può essere nemmeno più nostalgica (perché non c’è nulla di cui essere nostalgici) ma solo, semplicemente “passata”.
È un rischio di cui in tanti sono consapevoli, a partire da Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia, il neo-movimento fondato all’indomani dell’uscita dal Pdl in aperta polemica con il partito di Alfano e Verdini. È proprio Giorgia Meloni la figura più acceditata a raccogliere la sfida della ricostruzione di quest’area umiliata e disintegrata. Ed è proprio lei a ripetere che la scommessa non è solo sul contenitore, ma sul contenuto; sulla visione di una politica in grado di recuperare il suo ruolo sovrano nei processi decisionali di una nazione. Per farlo non basta una sigla, un simbolo, un organigramma; occorrono spazi di elaborazione metapolitica, strumenti di aggregazione di rete, laboratori per vitalizzare le energie sparse e le intuizioni che, quella parte del mondo intellettuale ancora non consumato dall’autoreferenzialità e quei pezzi di società viva non compromessa, sono in grado mettere al servizio.
Qualcuno insegue la chimera della “casa comune” della destra pur sapendo che al massimo sarebbe una roulotte. La verità è che servirebbe uno slancio futurista, il coraggio di un urlo liberatorio che cacci nell’ombra i responsabili di questa stagione politica fallimentare.
Il dibattito sulla “Cosa nera” è solo un modo per fuggire il problema di come costruire un soggetto liberal-identitario capace di affrontare i grandi temi della crisi del nostro tempo, schiacciato dalla prevaricazione di poteri sempre più forti e non legittimi e lo svuotamento di sovranità degli spazi reali dove identità e individualità s’incontrano. La crisi della politica, in fondo, è questo.
La scommessa è tra coloro che immaginano questo nuovo soggetto politico come un rimorchiatore per trainare vecchi relitti in qualche porto sicuro e coloro che lo pensano come un veliero su cui salpare per disegnare nuove carte geografiche. Soprattutto ora che il mare è in tempesta.

© Area, Luglio 2013