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LeBerenice Abbott, Tin man wagon,1936Le dimissioni in massa dei parlamentari e dei ministri del Pdl sconvolgono gli assetti già fragili di una democrazia italiana da tempo commissariata dalla tecnocrazia europea e dalla magistratura militante. Atti che fanno intravedere settimane di fuoco tra la difesa disperata di un bunker e l’aggressione famelica di lupi che ormai pregustano la fine della preda inseguita per anni.
La politica italiana ha cessato da tempo di muoversi nello spazio della razionalità. Magistratura, media, partiti, oligarchie, hanno in questi ultimi anni ridotto il paese ad una corsa senza arrivoCiò che succederà nelle prossime settimane è difficile da prevedere nelle dinamiche specifiche, ma molto chiaro negli esiti finali. Gli avversari di Berlusconi hanno commesso un errore decisivo. Nelle scuole militari s’insegna che non bisogna mai lasciare il proprio nemico senza via d’uscita; altrimenti i suoi comportamenti saranno disperati e imprevedibili. Al contrario, la cosa migliore è lasciargliene una, così da prevedere la sua mossa, l’unica possibile. Questo al Cavaliere non è stato concesso.
Lui sta per vestire i panni del capitano Achab: avvinghiato alla Balena bianca che gli ha divorato una gamba e l’anima, trascinerà con sé tutto il suo equipaggio e il suo mondo. Ma se ciò dovesse accadere, sarà l’intero sistema politico a finire negli abissi.
In molti attribuiscono ai falchi del Pdl la via delle dimissioni, ma sottovalutano la rabbia di Berlusconi e la disperazione di un leader da vent’anni protagonista indiscusso della vita del paese, sconfitto da un sistema di potere che ha trasformato la sua grandiosa storia democratica (unica in Occidente) in una storia giudiziaria.
Il gesto delle dimissioni (quelle dei parlamentari, simbolico, quelle dei ministri, politico), ha due obiettivi: il primo, ridare un’immagine di compattezza attorno al leader, ad un partito che per ora ha una sede nuova, un nome nuovo ma vecchio e una classe dirigente divisa tra conflitti e contraddizioni. Il secondo, accelerare la crisi del governo Letta, frutto dell’ennesimo errore politico di Napolitano e di un patto che non è stato rispettato.
Il primo obiettivo rischia di fallire clamorosamente: il Pdl è ora spaccato, diviso in maniera irreversibile. Falchi e colombe non sono più una questione ornitologica, ma rappresentano due progetti politici e due emotività inconciliabili. La durezza con cui alcuni esponenti di spicco (come Cicchitto e Lupi) hanno attaccato l’ala intransigente di Verdini e Santnaché e il malumore di alcuni ministri del Pdl che hanno accettato di dare le dimissioni dichiarandosi però fuori da Forza Italia, fanno pensare che qualcos’altro bolle in pentola. D’altronde  l’umiliazione subita da Angelino Alfano, messo di fronte a scelte già prese, rischia di far andare in corto circuito l’intero progetto di rilancio di Forza Italia. Sullo sfondo aleggia il fantasma di Italia Popolare, il vecchio progetto centrista e moderato che lui, Lupi, Quagliariello e molti altri provarono a realizzare oltre un anno fa, e che potrebbe trovare nuova linfa in un soggetto politico che aggregherebbe non solo Scelta Civica e gli ex democristiani, ma anche una parte dei cattolici del Pd (a partire magari dallo stesso Letta). Una nuova Democrazia Cristiana che si collocherebbe al centro di uno scacchiere politico ormai impazzito.
La possibilità che FI si spacchi prima ancora di rinascere è un’eventualità che forse Berlusconi non ha calcolato e che ora, dentro il partito, si sta provando a scongiurare.
Napolitano è uno dei maggiori responsabili di questa crisi senza precedenti. Il Pdl ha compiuto un errore madornale nel confermarlo al Colle, e lui ad aver accettato per la seconda volta un ruolo al di sopra delle sue possibilità. Se la situazione dovesse indirizzarsi verso gli scenari più foschi non è escluso che Napolitano non decida un atto clamoroso: le proprie dimissioni (che qualcuno soprattutto nel Pd sussurra e auspica) che aprirebbero la porta a soluzioni inaspettate: non ultimo il ritorno della candidatura di Romano Prodi.
Questa fase convulsa della storia del paese è agli sgoccioli. Di questa democrazia in preda a spasmi e a deliri di onnipotenza di poteri incontrollabili, rimarranno macerie su cui sarà difficile ricostruire.

© Il Tempo, 30 Settembre 2013
Immagine: Berenice Abbott, Tin man wagon,1936